Speciale Celtic Frost – “To Mega Therion”, 30th anniversary

Celtic Frost - To Mega TherionTrent’anni sono passati da quando i Celtic Frost gettarono le basi di quello che sarebbe diventato il futuro movimento black metal. To Mega Therion è un compendio di codici di musica oscura dai quali le generazioni a venire poterono estrarre ispirazione a piene mani, facendo proprio chi l’alone malefico di violenza sonora e ritmiche serrate, chi invece i lamentosi e romantici panorami doomish e orchestrali che fecero dei Celtic Frost una creatura diabolica ma unica e all’avanguardia (come d’altronde insegnò il successivo “Into The Pandemonium”). Nulla è affidato al caso in questo album, siamo soltanto nel 1985 ma la sua omogeneità è sorprendente e spesso il sound estremo è levigato da passaggi ragionati e dal forte respiro epico. Un risultato di importanza nevralgica se consideriamo che ci troviamo in un periodo in cui parlare di “black metal” significava riferirsi allo sguaiato hard’n’heavy dei Venom e il nordeuropa era ancora alle prese con sperimentazioni che confluivano in un illogico marasma sonoro.

In occasione del 30esimo anniversario, lo staff di Metallus.it vuole ricordare questo grande album attraverso un track by track. Buona lettura!

01. Innocence And Wrath

Introduzione misteriosa ed oscura, l’inconfondibile stile black/doom della band sposa il suono potente e misterioso dei corni, mentre la “Grande Bestia” si appresta ad inghiottirci. (Andrea Sacchi)

02. The Usurper

Condito in abbondanza, fin dalle prime battute, dagli immancabili e inconfondibili “uh!” di Tom Warrior, “The Usurper” è un brano arrembante e trascinante, meno cupo e oscuro di altri pezzi della band e del presente disco, ma caratterizzato da un feeling più tipicamente heavy metal. Breve ma intensa e potente, la canzone ha finito per essere una delle più rappresentative del disco, una malefica e diabolica botta di adrenalina. (Matteo Roversi)

03. Jewel Throne

Profondamente rock’n’roll, “Jewel Throne” è un brano abbastanza lineare nel suo marciume. Il riff che domina la prima parte del brano è nettamente figlio dei primi Venom (come l’intero brano), con quell’approccio black’n’roll, quanto parente dei Black Sabbath nel suo essere circolare e distorto. L’accelerata centrale da una bella sterzata al brano, come una scheggia impazzita dominata dall’assolo di Fischer. (Tommaso Dainese)

04. Dawn Of Megiddo

Un profondo senso di disagio e di malessere serpeggia nella tetra “Dawn Of Megiddo”, traccia cadenzata ed epica che si fa ben presto maestosa, pomposa e solenne. Gli inserti orchestrali rendono infatti davvero misteriosa e inquietante la composizione. Il cantato di Tom Warrior, particolarmente malato e sofferente in questo frangente, è la ciliegina sulla torta nel delineare uno scenario decadente e che lascia ben poche speranze. (Matteo Roversi)

 05. Eternal Summer

Altro pezzo circolare, “Eternal Summer” parte con subdoli riffoni sabbathiani e poi accelera di brutto, infilzandoci con un adrenalinico black’n’roll che ancora deve molto ai Venom. Sugli scudi la chitarra di Tom G.Warrior (che si cimenta in una assolo strappacarne) e la tellurica batteria di Reed St. Mark. Il pezzo torna su ritmi sostenibili attorno ai due terzi, per poi lanciarsi ad una velocità che all’epoca poteva temere ben pochi rivali. (Andrea Sacchi)

06. Circle Of The Tyrants

In “Circle Of The Tyrants”, altra canzone fra le portabandiera di “To Mega Therion” e aperta ben presto dall’ennesimo “uh!”, domina un approccio decisamente thrash ed estremo che viene a raffigurare un’atmosfera malvagia e malsana. La canzone è caratterizzata da grande varietà di tempi, fra improvvise accelerazioni e bruschi rallentamenti, ma è tesa e scatenata dall’inizio alla fine. L’inconfondibile marchio dei Celtic Frost è insomma impresso a ferro e fuoco fra questi solchi. (Matteo Roversi)

07. (Beyond The) North Winds

Brano estremamente lineare e d’impatto, “(Beyond The) North Winds” perpetua pochi e taglienti riff altrettanto efficaci, quasi fosse una estremizzazione del sound dei Motorhead, che fanno capolino all’inizio del pezzo. A dimostrazione che l’universo nero come la pece dei Celtic Frost non escluda nemmeno una certa orecchiabilità. Sono pur sempre figli del rock! (Andrea Sacchi)

08. Fainted Eyes

Pezzo estremamente regolare e veloce nella prima parte, dove la chitarra graffiante e gli “uh!” del buon Tom rubano la scena a tutto, “Fainted Eyes” introduce in seguito dei momenti più ragionati ma altrettanto potenti. E’ qui che si mette in luce il valore della sezione ritmica, tra i passaggi di un basso tonante e i blast beats della batteria. (Andrea Sacchi)

09. Tears In A Prophet’s Dream

Secondo strumentale del lotto, “Tears In A Prophet’s Dreams” è un brano sperimentale di musica noise/ambient ed elettronica nervosa e disturbante. In sintesi una parte delle sonorità del successivo “Into The Pandemonium” proposte nella loro versione embrionale. (Andrea Sacchi)

10. Necromantical Screams

Gothic, doom, black metal. Il meglio degli anni ’90 arriva anche da questo brano, uno dei pezzi da novanta del disco, se non il più rappresentativo. Canzone dall’incedere funereo e con ritmi decisamente meno istintivi, “Necromantical Screams” accoglie rallentamenti doom dal sentore sabbathiano, intense vocals femminili letteralmente “stregate” e orchestrazioni che rafforzano il senso di antichità e mistero suggerito. A giudizio di chi scrive, uno dei pezzi migliori dei Celtic Frost. (Andrea Sacchi)

 Celtic-Frost-band-1985

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login