Speciale Anthrax: “Persistence Of Time”, 25th Anniversary – Track By Track

Il 1990 non è solo l’anno di “Cowboys From Hell” e “Rust In Peace“, ma anche di un’altra gemma del metal che, invece di aprire un’era, ne chiude un’altra. Parliamo di “Persistence Of Time“, ultimo lavoro degli Anthrax con Joey Belladonna alla voce, prima del suo ritorno nel 2005 e poi nel 2010.

“Persistence Of Time” non è universalmente riconosciuto come il migliore album degli Anthrax, difficile scegliere tra i classici come “State Of Euphoria“, “Among The Living“. “Persistence” però è sicuramente l’album della svolta più dark della band, che abbandona l’approccio più divertente e spensierato di “Among The Living”, per un sound e un approccio lirico sicuramente più oscuro e più serio. Croce e delizia per alcuni, l’album è comunque diventato un classico, anche grazie ai singoli “Got The Time“, cover di Joe Jackson e “In My World“.

L’album prende vita dopo il ritorno in studio degli Anthrax nell’autunno del 1989 con Mark Dodson in veste di produttore. “Persistence Of Time” vedrà la luce il 21 agosto 1990 con 58 minuti di heavy / thrash metal che a 25 anni di distanza non sembra invecchiato di un giorno.

Per celebrare questo anniversario, la redazione di Metallus.it ha preparato un track-by-track per ripercorrere gli 11 brani di “Persistence Of Time“, 25 anni dopo.

01. Time
Con i suoi quasi 7 minuti di durata, la parziale title track dell’album rappresenta una delle composizioni più originali, mature e insolite degli Anthrax. In bilico fra thrash e prog, “Time” contiene al suo interno cambi di tempo e virtuosi segmenti solisti strumentali; lo stile del gruppo è ben riconoscibile, ma in una maniera più particolare del solito. (Matteo Roversi)

02. Blood
Un lavoro percussivo e ritmico della coppia Benante/Ian introduce “Blood”, pezzo caratterizzato da accordi aperti e una certa epicità di fondo dove però non manca la classica andatura thrash; la voce solista di Belladonna è accompagnata come di consueto dalle tipiche gang backing vocals della band della East Coast. (Alberto Capettini)

03. Keep It In The Family
Si tratta di uno dei brani più lunghi in una scaletta in cui molte canzoni raggiungono i sei minuti, fatto sicuramente anomalo per un disco thrash. “Keep It The family” è anche la song che incarna forse al meglio i cambiamenti nel sound effettuato dalla band: molto pesante e groovy, appoggiata ad un riff mastodontico e caratterizzata da liriche più serie che riflettono sulla società americana e l’egoismo imperante in essa. I tempi di “Caught In A Mosh” sembrano molto distanti visti da questa prospettiva. (Riccardo Manazza)

04. In My World
“In My World” non è certamente un pezzo epocale ma si fa apprezzare se inserito nella track-list di un album che proiettò gli Anthrax nell’Olimpo del metal (almeno per le vendite); Dan Spitz piazza in chiusura un assolo niente male quasi accostabile alla maestria di colleghi come Alex Skolnick, Marty Friedman e compagnia “tecnica”. (Alberto Capettini)

05. Gridlock
Forse il pezzo più crudo e diretto in lista. Il ritmo ossessivo e il riff compresso si sposano bene con il cantato anthemico di Joe Belladonna che vanno a comporre un mosaico di grande compattezza, in cui la melodia viene quasi inserita a forza e con funzione dissonante. Si respira solo quando il brano finisce. (Riccardo Manazza)

06. Intro To Reality
Messa appena dopo l’asfittica “Gridlock” e come intro per il brano successivo, si tratta di un semplice stringa strumentale molto melodica che funziona da intervallo. Giusto il tempo di riprendere il fiato prima di tornare ad immergersi nell’ascolto. (Riccardo Manazza)

07. Belly Of The Beast
Probabilmente il secondo pezzo più popolare del disco, anch’esso presentato svariate volte in sede live. La traccia è una massiccia cavalcata metallica in cui possiamo riconoscere da subito il marchio del gruppo: siamo davanti a un brano pensato per tenere l’ascoltatore incollato alle transenne dall’inizio alla fine. (Matteo Roversi)

08. Got The Time
Il basso di Frank Bello attacca con furore, seguito dalle chitarre di Scott Ian e Dan Spitz, mentre la batteria di Charlie Benante non fa prigionieri. Entra la voce pungente di Joey Belladonna e il gioco è fatto. Gli Anthrax si divertono come bambini a trasformare un pezzo punk del musicista britannico Joe Jackson in un assalto thrash/groove all’ennesima potenza. Sfacciato, orecchiabile e divertente, la versione Anthrax di “Got The Time” è ancora oggi uno dei brani più caratteristici del gruppo. (Matteo Roversi)

Curioso come il pezzo più famoso e apprezzato di “Persistence Of Time” abbia finito per essere una cover, ma che cover! Gli Anthrax trasformano un brano del cantante new wave Joe Jackson in una scatenata danza thrash, inconfondibile nel suo velocissimo attacco di basso. La canzone rappresenta tuttora un immancabile cavallo di battaglia ai concerti della band. (Andrea Sacchi)

09. H8 Red
Si tratta forse della canzone più “normale” del disco, basata su un riff saltellante classicamente Anthrax e su una parte vocale lineare e incastrata sulla ritmica. Spunti di originalità proprio non se ne trovano. Non una brutta song comunque, ma siamo vicini a quello che di norma viene definito un riempitivo, di cui forse non si sentiva il bisogno in un disco già piuttosto lungo come questo. (Riccardo Manazza)

10. One Man Stands
Non una delle song meglio riuscite del lotto. Qui gli Anthrax cercano di spingere sempre sul terreno delle ritmiche, ma con una maggiore attenzione alla melodia. Il risultato non è del tutto convincente e lascia l’idea di una traccia dalla struttura troppo slegata e farraginosa. Peccato, perché il ritornello è piuttosto azzeccato e il testo ancora una volta capace di centrare le contraddizioni della società americana con grande lucidità. (Riccardo Manazza)

11. Discharge
Un riff che sa di Metallica e Slayer lontano un miglio ed un tempo di batteria di scuola Exodus e Overkill chiudono dignitosamente “Persistence Of Time” con bei break all’altezza del bridge e le solite voci “sgraziate” di Belladonna; “Discharge” è un treno in corsa di quattro minuti che esalta il mosh più estremo. (Alberto Capettini)

Anthrax - Persistence Of Time

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Simone

    Un album che ho amato tantissimo. Comprai la musicassetta in un negozietto quasi per caso e ascoltai per mesi tutte le canzoni, me ne innamorai. Giusto mix di potenza, velocità ed una voce superba. Fu il mio primo Anthrax, bei ricordi…

    Reply

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