Speciale Annihilator: Damn That Singer – I cantanti della band

Ogni rosa ha la sua spina, ogni mobile ha il suo tarlo… gli Annihilator hanno il problema del cantante. La band di Jeff Waters ha scritto la storia del thrash e dell’heavy metal, ha venduto un sacco di dischi e fatto appassionare migliaia di amanti della musica, ma non è mai riuscita a dare continuità al ruolo di frontman (ammesso che non si voglia considerare tale, sempre e comunque lo stesso Waters). Probabilmente nessuna formazione di successo ha cambiato così tante personalità dietro al microfono, soprattutto se andiamo a considerare anche le notevoli differenze stilistiche dei cantanti che si sono avvicendati. In occasione della nuova uscita della band “For The Demented” e del recente tour in compagnia di Testament e Death Angel abbiamo deciso di ripercorrere questa via crucis…

JOHN BATES

Per molti un illustre sconosciuto. Eppure il signor John Bates ha contribuito con le (non proprio aggraziate) vocals e con il songwriting al primo, decisivo, demo degli Annihilator. Se pensate che stiamo parlando di una registrazione che conteneva la prima versione di canzoni come “Welcome To Your Death” e “I Am In Command”, allora il discorso si fa diverso. Non solo, il signor Bates non è mai del tutto sparito dallo sfondo, tant’è che ha collaborato ancora con Jeff Waters come songwriter, in “King Of The Kill” e “Criteria For The Black Widow”, ad esempio, e ha fatto anche da ospite in un paio di occasioni nei dischi della band (di cui uno è però “Remains”, di cui tutti tendiamo a dimenticare l’esistenza). Fuori dagli Annihilator invece la carriera musicale del nostro ha preso tutta un’altra via, assolutamente lontana dal metal. Non di meno se vi capiterà di imbattervi in uno dei sui progetti a cavallo tra dark, rock ‘n’ roll e post rock, come Big John Bates o Noiroechestra, non potrete che rimanere colpiti dal talento di un musicista che sa il fatto suo. (Riccardo Manazza)

Top Songs: Welcome To Your Death, Burns Like A Buzzsaw Blade

RANDY RAMPAGE

Randall Archibald Rampage, per tutti Randy, fu il primo cantante (ad eccezione della meteora John Bates) a interpretare le già allora ricercate demo di Jeff Waters che, com’è noto, ha sempre ritenuto gli Annihilator un suo progetto personale da studio mentre i vari musicisti con cui ha successivamente collaborato erano coinvolti principalmente per aiutarlo a riprodurre le canzoni in sede live. Rampage rimase inizialmente dietro al microfono dei techno thrasher canadesi grosso modo dal 1988 a 1990 e pur non essendo dotato di tecnica sopraffina marchiò a ferro e fuoco il mitico debut “Alice In Hell” con la sua voce al vetriolo che rese immortali pezzi come “Alison Hell”, “W.T.Y.D.”, “Burns Like A Buzzsaw Blade” e “Human Insecticide”. Lo ritroveremo proprio ad interpretare quelli che erano giocoforza diventati i “suoi” pezzi nel live del 1996 “In Command” a fianco del suo successore Coburn Pharr mentre rientrerà temporaneamente in formazione nel 1999 per l’album “Criteria For A Black Widow” col quale Waters voleva (senza riuscirci in toto dal punto di vista qualitativo) recuperare il mood dei primi lavori (lo si intuisce anche dalla ritorno alla line-up originaria con l’esclusione del bassista Wayne Darley). (Alberto Capettini)

Top Songs: Alison Hell, Human Insecticide

COBURN PHARR

Non ce ne vogliano gli estimatori di Coburn Pharr, ma pochi cantanti hanno saputo far cilecca come lui in contesti così diversi. L’opportunità con gli Annihilator arriva dopo che il nostro aveva infatti già fatto alcuni disastri (sia ben chiaro, solo a nostro gusto) sia nell’album dei Prisoner (“Rip It Up”), che nel pessimo, e di certo non solo per colpa sua, “Escape To Nowhere” degli Omen. Bisogna ammettere che la sua prestazione con la band di Waters non è così male, almeno in studio, perché già nel live “In Command” appare in alcuni momenti in difficoltà. “Never, Neverland” è comunque un disco stupendo, ma di certo in alcune canzoni le vocals potevano essere più incisive e probabilmente una band della fama e della prospettiva degli Annihilator poteva trovare di meglio sulla piazza. Non di meno essere al posto giusto al momento giusto è anche quello un valore e se Coburn Pharr rimarrà in qualche modo ricordato nella storia della musica, non c’è dubbio che il merito sarà tutto di queste canzoni (come dimostra il fatto che per ritrovarlo al centro dell’attenzione ci è voluta la sua partecipazione nel 2015 a “70000 Tons Of Metal”, come ospite della band). (Riccardo Manazza)

Top songs: Stonewall, The Fun Palace, I Am In Command

AARON RANDALL

Una delle band con la formazione più instabile della storia del metal si presentò al varco del fatidico terzo album nel 1993 con il terzo cantante differente. Aaron Randall, il biondo ed efebico ragazzo che si posizionò dietro l’asta, è stato sicuramente uno dei più talentuosi musicisti ad aver affiancato Mr. Jeff Waters anche se purtroppo ne abbiamo testimonianza solo su “Set The World On Fire”, album che divise in maniera netta i fan della band tra quelli che ancora ne riconoscevano i tratti distintivi e i più intransigenti che non accettarono una svolta così improntata alla melodia. La voce roca ma decisamente più impostata di Randall (almeno rispetto a Randy Rampage e Coburn Pharr) fu sicuramente un tratto distintivo di quel lavoro, soprattutto nei pezzi più soft. In seguito ritroveremo Randall solo alle prese con il progetto Speeed (autori del solo “Powertrip Pigs”) insieme all’altro ex Annihilator Ray Hartmann e al chitarrista Jack Frost ma purtroppo nulla di più tangibile per un cantante che avrebbe meritato un proscenio più luminoso. (Alberto Capettini)

Top songs: “Sounds Good To Me”, “Phoenix Rising”

JOE COMEAU

E’ il 2001 quando dietro al microfono degli Annihilator giunge un nuovo cantante, quel Joe Comeau già nei Liege Lord a fine anni ’80 e presente negli Overkill in veste principale di chitarrista durante il secondo quinquennio degli anni ’90: un’ugola di spessore, la sua, che fornisce la prima prova nel notevole “Carnival Diablos”, uscito nel 2001 e che dimostra la versatilità del singer di Rochester, New York, fra thrash nel classico stile Annihilator e in brani più vari come un tributo agli ACDC quale “Shallow Grave” e stili più classic metal (“Epic Of War” profuma di Iron Maiden). Lo step successivo è “Waking The Fury” che a un anno di distanza dalla precedente prova in studio conferma Joe Comeau quale interprete di spessore anche quando il sound diventa più tosto, in grado di mettere la firma di paternità di fianco a quella di Jeff Waters in cinque canzoni e riproponendo a volte interpretazioni che vanno al di là del classico stile del gruppo (di nuovo la “australiana” “Nothing To Me”), riuscendo a distaccarsi da certi richiami presenti in “Carnival Diablos”. L’ultima collaborazione col gruppo canadese risale al live “Double Live Annihilation”, doppio CD del 2003 che vede il buon Joe Comeau cimentarsi con canzoni del suo periodo di permanenza nella band ma anche con brani precedenti alla propria carriera nel gruppo con ottimi risultati. (Fabio Meschiari)

Top Performance: “Double Live Annihilation”

DAVE PADDEN

Dave Padden, oltre ad essere stato il cantante ad aver trascorso più tempo alla corte del mainman Jeff Waters (dal 2003 al 2015) è stato anche l’unico secondo chitarrista ad avere registrato in studio le proprie parti (normalmente monopolio dell’autore e “proprietario” del marchio Annihilator). Attitudine e buona presenza scenica (recuperate in questo senso il live DVD “Live At Masters Of Rock”), unite ad una voce non eccelsa ma piacevole hanno fatto di Padden uno dei membri passati più amati degli Annihilator. Difficile infatti scegliere su quale album dei canadesi sia contenuta la sua miglior prestazione perché trattandosi di una voce fondamentalmente “normale” ognuno può dare un giudizio differente in base all’apprezzamento o meno di questa o quella track list; personalmente ho apprezzato molto il lavoro di Padden su “Schizo Deluxe” e sull’ultimo, con lui come lead vocalist, “Feast”, mentre dopo la sua fuoriuscita dalla band si può sentire il suo apporto sul secondo album degli interessanti e poco canonici Third Ion di Mike Young (ex Devin Townsend Band), “Biolith”. (Alberto Capettini)

Top songs: “The One”, “Clown Parade”, “No Way Out”

JEFF WATERS

Il bon ton imporrebbe di dire che dopo averci provato per così tanti anni il leader maximo Jeff Waters ha deciso a malincuore di tenere per sé l’incombenza di essere anche il cantante della band, ma in realtà sappiamo tutti che il nostro guitar hero non vedeva l’ora di occupare anche quel ruolo. Chissà quante volte, quando il manager di turno gli spiegava che serviva trovare il giusto frontman, il nostro Jeff avrà pensato “Ma se canta quell’afono di Dave Mustaine e vende milioni di dischi, perché non posso farlo pure io?!”. Appunto, vendi milioni di dischi e nessuno si permetterà di contraddirti. Battute a parte, il nostro si è impegnato come singer, e non poco, a partire dal demo “Phantasmagoria” (azzardando un growl a dir poco terribile), fino a dischi quasi fatti in casa come il putrido “Remains” e i più validi “King Of The Kill” e “Refresh The Demon”. I risultati però non sono mai stati così straordinari e soprattutto dal vivo l’accentramento dei ruoli rendeva meno efficace la performance. Con l’arrivo di Dave Padden pareva che finalmente l’annosa questione fosse arrivata ad un lieto fine. Ed invece ancora una volta il destino è stato baro e Mr. Waters si è ritrovato a dover affrontare di nuovo il problema di sempre… quindi che funzioni bene o meno, che piaccia ai promoter e ai fan o meno, questa volta la scelta appare irrinunciabile: Jeff torna in sella, si prende lui l’impegno di cantare e come viene viene. Non senza sorpresa sull’ultimo “Suicide Society” i miglioramenti rispetto ai tentativi passati sembrano però evidenti. A questo punto che sia finalmente fatta la volontà del Divino Waters! (Riccardo Manazza)

Top songs: King Of The Kill, Suicide Society, Snap

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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