Speciale Annihilator: “Alice In Hell” – 30 anniversary track by track

Più che un semplice album… una dichiarazione d’intenti!

Sì perché con “Alice In Hell” l’ideatore di tutte le musiche, di quasi tutti i testi, l’esecutore di tutte le parti di chitarra, basso, cori, produttore e responsabile del mixing… insomma il deus ex machina dietro al nome Annihilator alias Jeff Waters mise in campo una vera e propria rivoluzione in campo thrash e speed metal andando ad apporre un tassello fondamentale per quel techno-thrash che sarà tanto in voga proprio a cavallo tra anni ’80 e ’90 e che è tornato in auge a livello underground anche oggi. Grazie ad una sovvenzione particolare del governo canadese per le band ancora senza contratto i lavori su “Alice in Hell” poterono protrarsi per un anno (cosa davvero inusuale per l’epoca, soprattutto per un gruppo all’esordio) con l’aggiunta finale delle parti vocali da parte dell’allora recentemente arruolato Randy Rampage, compianto cantante dotato di scarsa tecnica ma grande attitudine. All’interno della scena di questo Paese già molto attiva, dove formazioni mitiche come Voivod, Anvil e Exciter avevano già sparato bordate non indifferenti, gli Annihilator con questi 37 min. di orgasmo thrash diedero uno scossone notevole al carrozzone metal; l’album, che conteneva molti pezzi realizzati negli anni precedenti come demo (in particolare quello a titolo “Phantasmagoria” aveva creato un bel buzz intorno al nome degli Annihilator) diventerà uno degli esordi più vincenti della Roadrunner e di tutto il movimento thrash. I brani sono molto tirati, come vedremo nel dettaglio, ma tutti eseguiti con gran tecnica nonostante un’ispirazione che proviene dal metal classico più aspro e diretto e lo status (da lui spesso rifiutato) di “guitar hero” di Waters era il quid in più per queste tracce tra ritmiche velocissime ma chirurgiche e assolo pieni d’inventiva; come non citare inoltre l’iconico art work ed il logo opera di Len Rooney che dimostrava come anche nel thrash fosse possibile affiancare una componente visiva non necessariamente di serie Z.

“Alice In Hell”, opera emblematica di un musicista integro e fedele al proprio pubblico sarà l’inizio di una luminosa carriera che eleverà il “quoziente intellettivo” del thrash ma sarà famosa anche per una serie innumerevole di cambi di line-up che comunque non le ha precluso di sopravvivere fino ad oggi grazie alla caparbietà del proprio leader. (Alberto Capettini)

CRYSTAL ANN

Giovani, capelloni, giacca di jeans con un quantitativo di toppe da far vergognare anche il peggior robivecchi e venditore di abiti (rattoppati, appunto) di terza o quarta mano. Innocenti anche, con quel piglio irruento di chi è abituato ad addentare la musica come fosse un disco da taglio lamellare da 115. Una musica che nel 1989 sapeva essere violenta, aggressiva, urlata e questo nonostante gli ultimi lustrini di un glam metal pronto a finire in rehab insieme a tanti dei suoi eroi/eroine. Vi trovate nel vostro piccolo negozio/sottoscala di fiducia e vedete la copertina di un disco di una band mai sentita: “Aniihi” no, un momento. “Annilator”, no neanche. Oh sì, insomma voi l’inglese lo masticate poco ma intravedete del potenziale. E poi anche il vostro “spacciatore di musica di fiducia” vi racconta che sono “Thrash all’ennesima potenza” e che nel giro erano già noti e pronti per trasformarsi in “Next Big Thing”. Non sapendo cosa cazzo volesse dire, e con la speranza che tutte le “acca” di thrash fossero piazzate al posto giusto, atto di fede e tutti a casa. Disco sul piatto, puntina che ronza ed ecco che parte “Crystal Ann”. Chitarra acustica, tecnica da vendere: una sensazione mai provata e quasi di “disturbo” perché non era quanto sperato. Ma la sensazione sparisce, perché le note di Jeff Waters (nel frattempo “esplorato” il vinile alla scoperta del nome del chitarrista) che ha suonato e composto questa manciata di minuti sono colpo di fulmine prima di esplodere nel riff altrettanto leggendario di… (Saverio Spadavecchia)

ALISON HELL

La storia di Alicce, scritta da Jeff Waters e basata su fatti realmente accaduti, rappresenta uno dei brani più riconoscibili della storia dell’Heavy Metal. Un’introduzione composta da un famoso riff di basso, seguita da  semplicissimi riff di chitarra con molti interludi melodici, che assomigliano ad una colonna sonora di film horror ed un’interpretazione spettacolare dal compianto Randy Rampage, sono gli ingredienti del successo di questa canzone. La musica descrive in modo suggestivo la storia raccontata nel testo e mentre nel thrash metal il riff è lievemente separato dalla parte cantata, essendo più tecnico da suonare, qui il riff è in piena sintonia con la voce del cantante. Le alterazioni del ritmo con una melodia suonata senza distorsione poco prima del riff principale e dell’inizio della parte cantata contribuiscono all’originalità di questo brano. Gli elementi ripetuti nei testi come “Alison Hell, your mind begins to fold, Alison Hell, aren’t you growing cold…” con i colori aggiunti dalla voce di Rampage aumentano la drammaticità e l’ansia e l’atmosfera diventa sempre più misteriosa. Alice era una bambina chw ha avuto degli incubi riguardanti mostri e uomini neri, ma a cui i suoi genitori non hanno dato molto peso. La bambina è diventata matta ed è stata messa in un manicomio. Alice, chiusa nella stessa abitazione da anni, è costretta a scendere le scale tutte le notti per controllare che non ci sia qualcuno o qualcosa di oscuro, ma purtroppo cade alla tentazione e, aprendo una porta, libera il demonio. La paura, l’insicurezza e la rassegnazione della ragazza al proprio incubo odierno si trasformano in paranoia, un prodotto della sua vulnerabilità e della negligenza dei suoi genitori. Questo leggendario brano ha sorpreso Dave Mustaine, che ha aggiunto Jeff Waters tra i candidati per il posto di chitarrista nei Megadeth, offerta che Waters rifiutò a suo tempo. Trent’anni dopo la sua pubblicazione, “Alison Hell” rimane la canzone – simbolo della storia degli Annihilator (Katerina Paisoglou).

W.T.Y.D.

Brano fra i cui autori viene accreditato anche la meteora John Bates, vocalist sul primo fondamentale demo degli AnnihilatorW.T.Y.D. (acronimo di Welcome To Your Death) è diventato nel tempo uno dei pezzi più importanti e significativi nella discografia della band, immancabile anche nelle più corte tra le sue setlist. La canzone è introdotta da un magistrale riff di Jeff Waters, subito sostenuto da una ritmica incalzante e indiavolata, una chiamata all’headbanging nel miglior stile thrash. Il brano non è comunque una semplice galoppata per scavezzacollo, ma rivela al contrario un animo raffinato e una struttura tutt’altro che scontata grazie al cesellato lavoro di chitarra del solito Waters, che a metà composizione si lancia prima in un arpeggio, quindi in un assolo da brividi. L’inconfondibile cantato del compianto Randy Rampage fa infine il resto nel consegnare alla storia questo capolavoro. (Matteo Roversi)

WICKED MYSTIC

Un riff iniziale compatto e catchy innesca Wicked Mystic, up-tempo che si muove a metà strada tra heavy e speed/thrash, soprattutto Bay Area (emergono rimandi a Exodus e vecchi Metallica, fra gli altri). L’ossatura della traccia sembra apparentemente lineare, è arricchita dall’abilità di Mr. Waters e dei suoi collaboratori che, tra stacchi improvvisi e ripartenze, conferiscono al pezzo una discreta variabilità. Non velocissimo (velocità media), Wicked Mystic è un brano che coniuga bene il gusto per la melodia (uno degli elementi peculiari del sound degli Annihilator), passaggi più tecnici (come il funambolico assolo), un ottimo songwriting e un groove che non può lasciare indifferenti. (Carmelo Sturniolo)

BURNS LIKE A BUZZSAW BLADE

Strano ed ironico pezzo che parla di quanto sia assurdo il fascino che gli umani provano per il sesso quando ci pensi davvero; a dirla tutta ricordo che la prima volta che lo lessi pensai che il testo di “Burns Like A Buzzsaw Blade” fosse abbastanza stupido. Randy Rampage però riesce con la sua interpretazione a eliminare l’ilarità della situazione riuscendo a farlo sembrare un tipico testo metal. Musicalmente parlando Ray Hartmann mantiene una ritmica tipicamente thrash dove Jeff Waters fa il bello e cattivo tempo ritmicamente (alcuni riff sono eseguiti a velocità assurda); il breve rallentamento centrale ricorda i Pantera coi quali gli Annihilator andranno in tour qualche anno dopo mentre gli assolo sono posti quasi in sottofondo. Probabilmente il pezzo meno memorabile contenuto in un album comunque immortale! (Alberto Capettini)

WORD SALAD

Nonostante gli attuali Annihilator suonino ripetitivi e fiacchi fino allo sfinimento, c’era un tempo in cui erano un gruppo ispirato, e “World Salad” ne è l’evidente conferma. Il brano più lungo del disco, consiste in una piccola suite progressive in miniatura (neanche 6 minuti) abbastanza varia da suggerire influenze esterne. Dopo quattro battute di arpeggi diminuiti con chitarra in clean, la traccia saltella con ritmiche spedite e thrash simili, ma leggermente più lente di quelle di “Burns Like a Buzzsaw Blade”, riff in scala pentatonica intervallati con fluenti cromatismi in palm-muting e pause improvvise. Gli arpeggi ritornano intorno a 2:29 con il ritmo sensibilmente rallentato, riprendendo le dinamiche in fretta per un veloce assolo in Mi bemolle maggiore e concludendo con un altro giro di strofe e assolo in fade out. I testi un’ironica storiella su un’overdose di eroina e il relativo coma. Oltre alla title track, questa è senz’altro una delle highlights del disco. (Simone Appolloni)

SCHIZOS (ARE NEVER ALONE)

Schizos Are Never Alone, Pts 1 & 2” è uno dei manifesti programmatici contenuti in questo capolavoro che risponde al nome di “Alice In Hell”. Estremizzando soluzioni care all’Heavy Metal di matrice classica e traportando il Thrash Metal verso lidi ultra-tecnici, gli Annihilator hanno saputo ritagliarsi il proprio spazio grazie a quest’idea molto forte e alla loro indubbia capacità tecnica, da sempre marchio di fabbrica del combo canadese. Il brano in questione dura poco più di quattro minuti e mezzo, caratterizzati da continui cambi di tempo e una successione di riff a dir poco impressionante; una perfetta simbiosi tra testo e musica in cui la tematica della follia viene ripresa dagli strumenti e dalle vocals di Randy Rampage, qui autore di una prova più cupa rispetto alle altre tracce. Tra allucinazioni sonore, deliri mentali e l’incredibile lavoro alla chitarra di Jeff Waters, il brano è pura e semplice schizofrenia trasformata in musica, ricordandoci – in maniera cristallina – la grandezza di questo disco. (Pasquale Gennarelli)

LIGEIA

Cresce, sale di tensione e si accende di tensione. Tutto questo è solo il riff iniziale di “Ligeia”. Ancora una volta è quel satanasso di Jeff Waters a tracciare la strada di una canzone che prende spunto dall’omonima novella di Edgard Allan Poe. Una strada che segue la “Ligeia” letteraria attraverso la voce spiritata di Randy Rampage, un vero e proprio crescendo di dolore ed ossessione. Una canzone che spiazza per i cambi d’umore e per le ritmiche che spezzano la canzone, come se qualcuno dei protagonisti respirasse realmente tra un riff e l’altro. Altra pietra d’angolo nella costruzione di un album che sembra non invecchiare mai. Da applausi la “fase” strumentale dove Waters e Ray Hartmann (batteria) impressionano (Saverio spadavecchia).

HUMAN INSECTICIDE

Human Insecticide, che annovera fra gli autori il primo vocalist John Bates (presente nel demo degli Annihilator), è un autentico assalto all’arma bianca: implacabile, aggressivo, feroce, con un riffing micidiale (mix tra Slayer e primissimi Metallica) e una ritmica forsennata, come nella migliore tradizione del thrash (Ray Hartmann pesta come un dannato). Escluso un piccolo break a metà canzone, in cui l’incedere diventa più cadenzato e Jeff Waters mette in mostra il suo estro artistico con un assolo (brevissimo) un po’ schizzato, siamo di fronte a un brano violento e intransigente, che gronda cattiveria, sangue e vendetta. Come al solito ottime le vocals maligne di Randy Rampage. Non poteva esistere un modo migliore per chiudere magistralmente questo album iconico. (Carmelo Sturniolo)

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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