Skid Row: “Skid Row” – 30th anniversary track by track

Dal punto di vista musicale, il 1989 si può considerare un anno ricchissimo di uscite. In particolare, per quanto riguarda il glam metal o l’hair metal, come diavolo lo volete chiamare, l’ultimo anno dei gloriosi Eighties si può definire come quello che ha visto l’uscita sul mercato di una ultima fascia di band importanti, un ultimo notevole colpo di coda prima del cambio di decennio e di un radicale cambio di prospettiva. Gli Skid Row, il cui album di debutto, omonimo, usciva proprio il 24 gennaio di trent’anni fa, fanno degnnamente parte di questa categoria di band e, anche a distanza di tempo, il loro disco d’esordio si mantiene come uno di quegli album imprescindibili per chi porta nel cuore questo genere. Con oltre cinque milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti, questo album ha il merito di mostrarci una band carica fino all’inverosimile di carica giovanile e di un misto fra punk, glam e metal difficile da dimenticare, oltre che di presentare al grande mondo della musica un Sebastian Bach al meglio delle sue capacità (Anna Minguzzi). 

BIG GUNS

Un album manifesto dell’hard rock più stradaiolo come l’omonimo debutto degli Skid Row non poteva che aprirsi con un pezzo scanzonato e irriverente quale “Big Guns”: tre minuti e mezzo di divertimento allo stato puro, che prendono la forma di un brano costruito magistralmente per le coordinate del suo genere e che ci introducono al disco nel miglior modo possibile. (Matteo Roversi)

SWEET LITTLE SISTER

Si continua a viaggiare su ritmi sostenuti e alti livelli d’immediatezza con l’ancor più breve e diretta “Sweet Little Sister”, una canzone scatenata e ancora una volta godibilissima per gli amanti del rock più spensierato e trascinante. Il pezzo costituisce insomma di nuovo una corsa folle e irresistibile, sulla quale non potrete fare a meno di scatenarvi. (Matteo Roversi)

CAN’T STAND THE HEARTACHE

Leggera e diretta, “Can’t Stand The Heartache” evidenzia come gli Skid Row abbiano preso diverse cosucce in prestito dai Mötley Crüe, ma Sebastian Bach ci mette del suo soprattutto nel chorus, dove ci tiene a mettere in mostra le sue grandi doti canore, quasi quasi un’inconsapevole anticipazione di quando, parecchi anni dopo, sarebbe salito sul palco di Broadway per “Jesus Christ Superstar“. (Giovanni Barbo)

PIECE OF ME

Dopo i primi brani caratterizzati da un’orecchiabilità di fondo piuttosto marcata è la volta di “Piece Of Me”, canzone composta dal bassista Rachel Bolan dove il suo strumento ha un ruolo predominante sopratutto nella parte iniziale del pezzo, sinuoso e sleazy al punto giusto che però sfocia ben presto in un ritmo incalzante e graffiante dai toni un po’ cupi, a cui si adegua anche la voce di Sebastian Bach, fino al ritornello estremamente catchy e ficcante, in cui il lungo crinito cantante da il meglio di sè. Il testo è incentrato sul divertimento sfrenato, le risse e la caccia di facili prede da rimorchiare il sabato sera, il tipico corollario dell’hair metal in voga in quegli anni, ma sempre estremamente efficace. (Eva Cociani)

18 AND LIFE

18 And Life” è il secondo singolo estratto dall’album omonimo di debutto degli Skid Row che è stato composto dall’accoppiata Bolan/Dave “The Snake” Sabo e che ha tratto ispirazione da un fatto di cronaca realmente accaduto dove un ragazzo ha accidentalmente sparato all’amico causandone la morte e per questo viene condannato all’ergastolo. Nel video viene riprodotta la storia di Ricky, giovane spericolato dal passato difficile fino a documentarne il tragico epilogo. Il brano è stato il singolo di maggior successo della band raggiungendo il quarto posto della Billboard Hot 100, merito di un sound struggente e che in un continuo crescendo riesce a raggiungere dei grandissimi livelli di intensità e che ha portato questa canzone ad essere indicata come la quinta più grande power ballad di tutti i tempi da Yahoo Music. (Eva Cociani).

RATTLESNAKE SHAKE

Mid tempo veloce ad alto contenuto sessuale. Dopo la struggente malinconia di “18 And Life”, “Rattlesnake Shake” contiene altri riferimenti alla vita di strada tratteggiando i ritratti di due ragazze disponibili, in un mondo dove il principe azzurro è solo un’utopia. In questo brano la voce di Sebastian Bach non compie evoluzioni particolari da un punto di vista tecnico, ma la sua ripetizione continua del ritornello, con intonazioni che oscillano fra l’accattivante, il pungente e l’ipnotico, contribuiscono non poco al valore del pezzo (Anna Minguzzi).

YOUTH GONE WILD

Youth Gone Wild” è un altro dei singoli di maggior successo di questo lavoro, un manifesto che parla della generazione selvaggia, ribelle, dei disadattati degli outsider, di chi vive fuori dagli schemi, una composizione anthemica e trascinante che riesce subito a far presa sull’ascoltatore merito di un ritornello incredibile, creato alla perfezione per essere urlato a squarciagola e caratterizzato da una prestazione stellare del bravo Bach. Una canzone simbolo di una generazione allo sbando, alla ricerca delle forti emozioni e sempre in fuga che trova sfogo e conforto solo nella legge della strada, un titolo, “Youth Gone Wild”, che Bach si tatua sul braccio e sfoggia con orgoglio all’inizio del video. La canzone viene successivamente ripubblicata nel 1992 nell’EP “B-Side Ourselves” con il singolo “Delivering The Goods”, cover dei celeberrimi Judas Priest, e grazie a questo il brano rientra nuovamente in classifica al ventiduesimo posto della Uk Singles Chart. (Eva Cociani)

HERE I AM

La coppia di compositore Bolan/Snake confeziona un altro pezzo assimilabile per ritmo e struttura al precedente “Youth Gone Wild”, arricchito però da un convincente assolo di chitarra e da un paio di evoluzioni vocali notevoli da parte di Bach, che duetta sinuoso a più riprese con i cori. “Here I Am” non fa altro che consolidare la forza dell’album nella sua interezza e porta verso lo sprint finale con l’acceleratore pigiato fino in fondo (Anna Minguzzi).

MAKIN’ A MESS

Ruvida e aggressiva come pochi altri pezzi del debutto, “Makin’ A Mess” è il lato più autenticamente hard rock della band: nell’interpretazione graffiante di Sebastian Bach e nel riffing senza sosta di Dave “The Snake” Sabo. Un lato molto diverso da quello romantico e decisamente più rifinito di “18 And Life” e “I’ll Remember You”, che troverà poi piena evidenza in “Slave To The Grind“. (Giovanni Barbo)

I REMEMBER YOU

I Remember You” sarà anche una ballatona un po’ zuccherosa e smaccatamente MTV oriented, ma resta una delle power hit di questo album, nonché uno dei brani più famosi e di successo in assoluto degli Skid RowSebastian Bach dà qui il meglio di sé, sfruttando al massimo la propria estensione vocale lanciandosi in acuti inarrivabili, rendendo così speciale il pezzo grazie alla sua sentita interpretazione. Consideratela pure ruffiana finché volete, ma questa canzone non può lasciare indifferenti e rappresenta un’icona per un certo modo di intendere il rock. (Matteo Roversi)

MIDNIGHT/TORNADO

Midnight/Tornado” si caratterizza, dal punto di vista compositivo, per essere l’unico pezzo nella cui scrittura è intervenuto anche Matt Fallon. E’ un pezzo relativamente complesso, che pur collocandosi alla fine dell’album lascia la sensazione di un discorso in sospeso, come a lasciare presagire tutto quello che gli Skid Row realizzeranno negli anni a venire. Notevole l’intreccio vocale tra un Bach solista sempre impeccabile e i cori, a dare un accento ancora una volta stradaiolo al brano; l’ambientazione notturna del pezzo cantato si conclude poi in un finale strumentale a sorpresa, rabbioso quanto basta. Degna conclusione di un album che ha fatto la storia (Anna Minguzzi).

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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