Motörhead: “No Sleep ‘Til The World is Ours” – Tutti i Live Album commentati

We are Motörhead, and we play rock’n’roll!”: con questa frase ormai leggendaria si sono aperti innumerevoli concerti dell’indimenticabile band inglese. La dimensione live è infatti sempre stato il contesto ideale per il compianto Lemmy e i suoi compagni d’avventura: probabilmente nessuno come il mitico frontman, nel mondo dell’hard rock, ha incarnato con tanta forza e genuinità  lo spirito della vita on the road. Poche settimane or sono, guarda caso, la prima release celebrativa arrivata dopo la scomparsa del cantante/bassista è stato proprio l’album dal vivo Clean Your Clock. Le performance infiammate sono comunque sempre state all’ordine del giorno nella lunga e gloriosa carriera dei Motörhead, tanto che la loro corposa discografia è infarcita di dischi live. Con questo speciale ripercorriamo allora 30 anni esatti di album ufficiali dal vivo del gruppo inglese, da “No Sleep ‘Til Hammersmith” del 1981 a “The World Is Ours” uscito tra il 2011 e il 2012, per rendere ancora una volta omaggio al formidabile combo britannico (Matteo Roversi).


NO SLEEP ‘TIL HAMMERSMITH (Bronze Records, 1981)

motorhead no sleep till hammersmithProbabilmente uno dei live più conosciuti in ambito rock ‘n’ roll, a opera di uno dei gruppi icona del genere: d’altronde quando si parte con “Ace Of Spades”, sparata subito a mille, non può essere altrimenti. E’ il 1981, Lemmy, Fast Eddie e Phil infuocano il palco dell’Hammersmith: ricordarsi di nuovo che è il 1981 e il metal, suonato con rabbia punk, lo fanno così solo i Motörhead, a questo livello. “Stay Clean”, “Overkill” (devastante), “Iron Horse”, “Bomber”: come  rimanere indifferenti e non farsi affascinare dalle versioni live di questi pezzi immortali che, a differenza di tanti altri gruppi, riescono a dare una marcia in più ai pezzi dal vivo. Parliamo sempre di un periodo storico in cui la perfezione sul palco non era necessaria, ma il cuore, cavolo, quello c’era eccome… Un CD che non dovrebbe mancare in nessuna collezione di chi si dice appassionato di musica, un live che ha contribuito a cambiare la storia e non può essere ignorato di proposito. Se ci sentiamo un po’ orfani, da qualche mese a questa parte, è anche a causa di un gioiello del genere che ahimè ci ricorda la grandezza dei Motorhead e purtroppo abbiamo la certezza che non sentiremo più “Hi, we are Motörhead and we play rock ‘n’ roll”  (Fabio Meschiari).


NO SLEEP AT ALL (Enigma Records, 1988)

Motörhead-No-Sleep-At-AllSecondo disco live ufficiale per la band, registrato nel “Giants of Rock” Festival di Hämeenlinna, Finlandia, il 2 luglio 1988. Un bellissimo disco anche se inferiore al precedente reperto dal vivo in parte omonimo: gli anni passano e la voce tende ad essere più roca, qualche versione è più lenta che su LP (“Dogs”). I pezzi classici e immortali non mancano di certo e vengono accompagnati da chicche di potenza esplosiva come “Killed By Death” o l’opener “Doctor Rock”: sinceramente può fare un attimo pensare la decisione di registrare un live a un festival come questo, ma la resa sul palco della band è fantastica (Phil Campbell e Wurzel alle chitarre) ed è una corsa senza freni a 200 chilometri orari, senza limiti. Di principio già dei Motörhead non si butterebbe via quasi niente, a maggior ragione dei live: si sa cosa ci si può aspettare e si può andare sul sicuro (Fabio Meschiari).


EVERYTHING LOUDER THAN EVERYONE ELSE (Steamhammer, 1999)

Everything_Louder_Than_Everyone_Else_Live“We are Motörhead, we are gonna kick your ass!” E via, la band attacca con una “Iron Fist” che si scaglia letteralmente come un pugno in faccia. “Everything Louder Than Everyone Else” fotografa un intenso show che il gruppo tenne presso il locale “The Docks” di Amburgo nel 1998 e ad oggi è una delle testimonianze più sincere dell’energia trasmessa dagli inglesi su di un palco. Lemmy, Mikky Dee e Phil Campbell: sono soltanto in tre, ma sembrano una corazzata impenetrabile. Suoni puliti, graffianti, eppure crudi e adrenalici a dimostrazione di come un album dal vivo debba essere: potentissimo.

Non manca l’interazione con il pubblico ma a parlare è sopratutto la musica contenuta nei due dischi. Possiamo dire che “Everything Louder Than Everyone Else” è un vero best of dal vivo, con una selezione di brani che pesca tra le migliori canzoni del gruppo sparse durante la carriera. Una menzione vogliamo però lasciarla all’intensissimo finale, una vera festa dove in un crescendo di emozioni il gruppo infila “Killed By Death”, “Bomber”, “Ace Of Spades” e “Overkill”. Una prova maiuscola di immortale rock’n’roll (Andrea Sacchi).


LIVE AT BRIXTON ACADEMY (Steamhammer, 2003)

motorhead live at brixton academyQuesto live ha un sapore particolare per due motivi; prima di tutto celebra i 25 d’attività dei Motörhead (è stato registrato infatti il 22 ottobre del 2000 alla Brixton Academy di Londra) ed in secondo luogo si tratta di un lungo concerto che viene proposto interamente in un’edizione doppia (disponibile anche in DVD) di grande spessore emotivo e storico. La registrazione fa spesso assaporare l’apporto caloroso del pubblico che accompagna Lemmy, Phil e Mikkey in una vera e propria celebrazione del rock’n’roll più sporco di sempre. Rispetto allo storico “No Sleep Till Hammersmith” questo doppio live si propone come più ricco, profondo e forse meno selvaggio ma decisamente più affascinante, complice un’infinità di release in più alla spalle dei nostri. Colpiscono in particolare l’opener “No Class” e “Civil War” per l’energia che trasmettono, ma anche la divertente heavy rock “Overnight Sensation” che ci dona un Phil Campbell alla chitarra in forma eccelsa.

Rutilante e sempre trascinante si rivela la cover di “God Save The Queen” introdotta da Lemmy che cerca fra l’audience i punk presenti. La batteria di Dee introduce una versione trascinante di “Born To Raise Hell” che ci dona il bello dell’esibizione live, complice i cori in cui troviamo come ospiti Doro Pesch (anche in “Killed By Death”) e Whitfield Crane (ex-Ugly Kid Joe). Il concerto in realtà propone sul palco una lunga carrellata di amici del gruppo che arricchiscono l’opera; abbiamo Brian May (Queen) su “Overkill”, “Fast” Eddie (storico ex) su “The Chase Is Better Than The Catch” e “Overkill” ed ancora Todd Campbell (Psycho Squad, figlo di Phil) su “Killed By Death”, Paul Inder (figlio di Lemmy) su “Killed By Death” ed infine Ace (ex-Skunk Anansie) sempre in “Overkill”. Imperdibile (Leonardo Cammi).


BBC LIVE & IN-SESSION (Sanctuary Records, 2005)

motorhead bbc live & in sessionsI Motörhead sono una di quelle band di cui non mancano certo testimonianze live. Tra pubblicazioni ufficiali e semi-ufficiali ne esistono a bizzeffe, e non tutte di qualità eccelsa. Soprattutto se pensiamo che in fondo la band da un certo punto in poi della propria carriera ha proposto più o meno le stesse canzoni, con solo qualche variazione ogni volta. In questo senso il documento antologico qui preso ad esame. Pubblicato sfruttando le apparizioni della band alle varie trasmissioni della BBC, ha dalla sua almeno la possibilità di presentare nella prima parte registrazioni ancora degli anni settanta, periodo del quale si trova relativamente meno materiale di qualità audio equiparabile.

Di certo il valore storico di una session registrata con il mitico John Peel, o quello di una partecipazione al Friday Rock Show (qui si parla del 1986, con alcuni brani messi a fine scaletta del secondo cd), è impareggiabile, ma in sostanza i brani sono sempre bene o male quelli sentiti mille volte altrove. Da considerarsi una chicca per i veri fan, mentre i curiosi possono tranquillamente accostarsi ad uscite più importanti di questa (Riccardo Manazza).


BETTER MOTORHEAD THAN DEAD (SPV, 2007)

La quintessenza di una band come i Motörhead è la performance dal vivo, e la band capitanata da Lemmymotorhead better motorhead than dead Kilmister ha sempre dato il massimo in sede live. Per celebrare degnamente i 30 anni di attività il gruppo inglese ha deciso di pubblicare questo doppio CD registrato all’Hammersmith Apollo di Londra, che già in passato era stato palcoscenico dello storico CD live No Sleep ‘Til Hammersmith del 1981. La voglia di omaggiare la loro vasta discografia è l’elemento trainante di questo doppio disco che va a riscoprire piccole gemme rimaste per troppo tempo relegate alla solo versione da studio. A Dr. Rock“, estratta da “Rock ‘N’ Roll”  il compito di aprire le danze seguita subito da uno degli immancabili classici, “Stay Clean“.

La scaletta, quindi, procede con pezzi immortali (“No Class“, “Over The Top“, “Killed By Death“) e altri recenti (ricordiamo che i Motörhead hanno da poco dato alle stampe il riuscitissimo “Inferno“) come “Killers“, “In The Name Of Tragedy”  o la bluesy “Whorehouse Blues“. Parlavamo di brani poco suonati dal vivo e ci dispiace non aver apprezzato prima, ci riferiamo a “I Got Mine” e “Dancing On Your Grave” tratti da “Another Perfect Day“. Lemmy è fiancheggiato da Mikkey Dee e Phil Campbell in uno stato di forma ottimo e autori di un concerto assolutamente convincente. La chiusura di quest’ ennesimo pezzo di storia non poteva essere chiusa se non dal trittico leggendario formato da “Bomber“, “Ace Of Spades” e “Overkill“. Tripudio, non ci sono altre parole (Pasquale Gennarelli).


THE WORLD IS OURS (EMI/UDR, 2011)

motorhead the world is oursL’ultimo album live dei Motörhead in ordine di tempo è un’opera che si può definire solo come colossale. Consta infatti di un doppio CD, con annesso DVD, per un totale di diverse ore di musica da ascoltare a volume consistente, aiutati anche dalla moderna tecnologia che aveva realizzato l’audio in qualità 5.1 e 5.2. Questo doppio live ha un respiro più mondiale e internazionale di altri, dato che è stato registrato in più location sparse per il globo, e se alcune sono più che conosciute, come ad esempio il Wacken Open Air, dove Lemmy era di casa (al punto tale che quest’anno gli organizzatori hanno fatto sapere che sarà presente un angolo chiamato Rainbow Bar proprio in suo onore), mentre altre, come ad esempio il concerto di Santiago del Cile, che occupa buona parte del primo CD, sono più insolite.

Spaziando tra continente americano, nord e sud, ed Europa, i Motörhead colgono l’occasione in questo caso di ospitare alcuni amici, come Doro Pesch e Michael Monroe, e non mancano, naturalmente, gli spazi dedicati ai soli per Mikkey Dee e Phil Campbell. La cosa che colpisce di più di questo live, oltre naturalmente all’ottima caratura sonora e all’imponenza della pubblicazione, è la grande forza comunicativa di Lemmy e il forte impatto sonoro di tutte la band; non importa quindi, come era più evidente negli ultimissimi concerti, che Lemmy fosse invecchiato e stanco, rallentato nei movimenti e nella voce, perchè fino a questo punto, quindi fino a pochissimi anni fa, la band era ancora una forza della natura, un tornado sonoro capace di sollevare grandi numeri di pubblico con un solo slogan o con il titolo di un solo brano. Ed è sicuramente consolante sapere che i Motörhead hanno mantenuto questa forza, senza mai svendersi o perdere la propria identità a dispetto di tutti i problemi di salute, fino alla fine del loro lungo e glorioso percorso artistico (Anna Minguzzi). 

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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