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Metallica – “Master Of Puppets” 30th anniversary – Il nostro track by track

Trent’anni e non sentirli. Abbiamo iniziato con un luogo comune ma sono pochi i dischi che si concedono il lusso di conservare un posto d’onore nella memoria collettiva e “Master Of Puppets” è fra questi. Oltre sei milioni di copie vendute in tutto il mondo e primo album thrash metal ad ottenere il disco di platino, “Master Of Puppets” resta l’episodio più rappresentativo nonchè la migliore testimonianza dei Metallica per gli addetti ai lavori. Un disco dal peso molte forte che vive anche dell’impatto emotivo causato dalla prematura scomparsa di Cliff Burton (vittima dell’incidente che coinvolse il tour bus della band in quel maledetto Settembre), un talento che in tutta onestà non fu più eguagliato, ma non soltanto. “Master Of Puppets” è uno dei dischi metal per antonomasia, forse il solo insieme a “The Number Of The Beast” degli Iron Maiden.

Da un lato la band supera l’irruenza giovanile del thrash Bay Area prima maniera a favore di un sound più controllato e melodico (una produzione, affidata a Flemming Rasmussen, incredibile all’epoca per un album di settore), dall’altro offre dei testi maturi e interessanti. La copertina, disegnata da Peter Mensch, racchiude tutto il concept, ovvero la sottomissione dell’uomo a un potere più grande, sia esso politico, militare, religioso ed economico, appunto il “burattinaio”, tematica poi ripresa nell’intensa e indimenticabile titletrack. Ci piace pensare che “Master Of Puppets” preservi i Metallica come li avremmo sempre voluti. Opera grande e inevitabile scoglio sul quale si infranse gran parte di un percorso successivo che sempre più ammiccava al grande pubblico, il disco conserva ancora una sorprendente attualità ed è scoperto con piacere anche da chi si è avvicinato a questa scena musicale di recente. (Andrea Sacchi)

Metallus.it vi offre un track by track per riviverlo insieme.

Battery

“Master Of Puppets” si rivela un capolavoro fin dalle prime battute grazie alla sua opener “Battery”. Un’affascinante introduzione acustica di chitarra, che ha il sapore di un flamenco o comunque di una musica spagnoleggiante, si tramuta ben presto grazie al suo crescendo in una potente cavalcata thrash, sostenuta dalla ritmica martellante dell’accoppiata Burton/Ulrich. James Hetfield dimostra come il suo ruolo di frontman sia ormai affinato, cantando in maniera aggressiva e asciutta e collaborando a riempire la trama con la sua ascia, macinando riff taglientissimi; nel corso della canzone non possono poi mancare i proverbiali assoli ad alta velocità di Kirk Hammet. Il disco parte insomma già con tutte le carte in regola per qualificarsi come uno dei più rappresentativi del nostro genere preferito. (Matteo Roversi)

Master Of Puppets

Poteva la title-track di uno degli album più ispirati e rappresentativi del thrash non essere un trattato della materia da ascoltare all’infinito e da insegnare a menadito alle future generazioni? Naturalmente no! Un inizio fulminante, pieno di stop e con i quattro horsemen che compatti procedono in una cavalcata che durerà più di otto minuti e mezzo prima di portare a conclusione questo capolavoro: un testo che parla di dipendenze (“Fai a pezzi la tua colazione sopra uno specchio”), un brano che vive di momenti più melodici accompagnati da crescendo imperiosi (la parte centrale precedente il coro “Master, Master…”) e un assolo al fulmicotone, che rendono “Master Of Puppets”  un qualcosa di imprescindibile per ogni vero fan dell’heavy metal che si rispetti, un connubio perfetto fra parole e musica che vanno a prenotare un posto per i ‘Tallica nell’Olimpo dei più grandi. (Fabio Meschiari)

The Thing That Should Not Be

Ancora una volta i Metallica giocano con i “Grandi Antichi” e dopo “The Call Of Ktulu” (pubblicato su “Ride The Lightning”) prendono spunto dagli incubi di Howard Phillips Lovecraft per scrivere una delle canzoni più oscure di tutto il loro repertorio. Ispirata nel testo (oltre che nello spirito) da “The Shadow Over Innsmouth” la canzone è un viaggio negli abissi più neri dell’essere umano: abissi capaci di far stipulare patti con creature demoniache provenienti da mari lontani. E proprio nelle note dei Metallica rivive il protagonista del racconto del Genio di Providence, braccato da “Quelli-degli-abissi” e oppresso dall’atmosfera plumbea creata dai 4 Horsemen. Mid-tempo dal riff oscuro e dal cantato secco: evidente l’influenza dei Black Sabbath per quella che molti considerano come la canzone più pesante dell’album. (Saverio Spadavecchia)

Welcome Home (Sanitarium)

Inizio tranquillo con chitarre acustiche, armonici e atmosfera soffusa, un assolo ficcante e melodico per introdurre la storia di una persona internata in un manicomio, descrivere i suoi sentimenti e la sua voglia di uscire: man mano la tensione sale e porta ad un altro assolo completo di sfuriate col wah-wah e parti ritmiche che intessono la trama guidata da un successivo riff, melodico ed epicamente toccante, che prosegue nel suo tema fino alla parte finale della canzone, come un anelito di libertà, una tensione nel voler raggiungere il tanto agognato mondo di fuori. Parte della versione demo del pezzo è stata poi usata in “Orion”, presente in questo stesso album. Di sicuro “Welcome Home (Sanitarium)” è uno dei pezzi più rappresentativi di questo “Master Of Puppets” e per via delle sue part in equilibrio fra melodia, potenza, calma e rabbia non può che essere ancora una volta una delle composizioni migliori della premiata ditta Hetfield-Hammett-Burton-Ulrich. (Fabio Meschiari)

Disposable Heroes

Forse non una delle più famose, ma comunque una delle più intense e potenti canzoni dei Metallica. “Disposable Heroes” ci racconta la guerra dal punto di vista di un soldato che si sente derubato della propria umanità per diventare solo un oggetto nelle mani di chi tira le fila. Un canzone chiaramente schierata contro la guerra e le sue storture, ma anche, musicalmente, un brano capace di alternare parti velocissime a stacchi ritmici mozzafiato, come da miglior tradizione della band. L’assolo centrale è tagliente e ben incastonato nel break, ma l’apice è quando James urla “I was born for Dying!”. Ancora oggi ti si gela il cuore. (Riccardo Manazza)

Leper Messiah

Forse uno dei brani meno ricordati del lotto, “Leper Messiah” è comunque un ottimo pezzo basato in massima parte sui tempi medi e con un certo groove. Bravo Kirk Hammet nella parte centrale della canzone, seguito da un pesantissimo Lars Ulrich, mentre la voce di James Hetfield parla con rabbia della mediocrità dei predicatori religiosi. Il testo è infatti molto interessante e appunto spiega come la religione, ufficiale e non sia, con belle parole o grazie al carisma di alcuni leader, in grado di estorcere denaro ai fedeli in cambio della salvezza del…nulla. (Andrea Sacchi)

Orion

I Metallica devono averci preso gusto con i lunghi brani strumentali dopo gli apprezzamenti riscossi da “The Call Of Ktulu”, estratta dal precedente album “Ride The Lightning”: così anche nel nuovo disco propongono una instrumental che supera gli otto minuti di durata, la splendida “Orion”. L’ispirazione non abbandona la band nemmeno in questa occasione, dal momento che il pezzo non fa minimamente pesare il fatto di non essere cantato e di avere una durata tanto estesa. Un ritmo incalzante, un’atmosfera di fondo realmente in grado di rendere visibile il concept astronomico del brano, melodie di chitarra indimenticabili, cambi di tempo e di situazione danno vita a quella che senza di dubbio rappresenta una delle migliori strumentali del metal tutto. (Matteo Roversi)

Damage Inc.

Dopo un’introduzione di circa un minuto “Damage Inc.” parte sparata come un pallottola, veloce ed aggressiva, probabilmente la canzone più diretta dell’intera scaletta e quindi capace, soprattutto in sede live, di scatenare il peggior pogo possibile. Fa il paio insomma con “Fight Fire With Fire”, presente sul disco precedente. Il testo parla semplicemente di violenza e distruzione, manna per chi necessita di una valvola di sfogo senza un bersaglio preciso. Ed incarna talmente bene lo spirito di un disco manifesto del thrash che il tour di supporto all’uscita di “Master Of Puppets” si chiamerà appunto “Damage Inc. Tour”. (Riccardo Manazza)

Metallica-Master-Of-Puppets-cover

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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