Megadeth: “Peace Sells… But Who’s Buying?” 30th Anniversary – Il nostro speciale

Pochi dischi hanno significato un salto in avanti per un intero stile musicale come “Peace Sells… But Whos’ Buying?” per il thrash. Se infatti i Megadeth fino a quel momento avevano saputo conquistarsi l’attenzione dei media e dei fan più per la diatriba aperta con i Metallica da Dave Mustaine che per la qualità di un album come “Killing Is My Business… And Business Is Good!” (certo validissimo, ma non un capolavoro), con l’arrivo sul mercato di questo nuovo gioiello tutto cambia. Non a caso se esiste il termine techno-thrash lo si deve in gran parte proprio al sasso gettato nello stagno dallo stesso Mustaine, e dai suoi compagni di avventura, in questo preciso momento.

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Voglioso di dimostrare la propria superiorità musicale il nostro si lancia infatti all’arrembaggio e mette in campo composizioni dalla struttura meno lineare rispetto a ciò che il genere ci aveva abituato in precedenza, condendo il tutto con scelte di produzione più pulite che permettessero alla cascata di note prodotta dalle chitarre di risaltare a dovere. Non c’è discussione che dal punto di vista tecnico e soprattutto chitarristico “Peace Sells…” sia una vera e propria rivoluzione, qualcosa che trasformò per sempre l’immaginario del thrash, allontanandolo definitivamente da quella facciata di genere per pestoni ignoranti e casinari incapaci di appezzare l’armonia e la musicalità.

Qui dentro ci sono infatti tutti gli elementi grezzi mutuati dal punk hardcore e la vibrante velocità ritmica che hanno portato il genere a godere di ampio consenso tra i ragazzi dell’epoca, ma c’è anche una struttura compositiva ed esecutiva di prim’ordine, un linguaggio che trascende i generi per diventare quello universale delle grandi opere di ogni epoca. Non un minuto di questo disco è di troppo, non un assolo risulta fuori luogo, non una canzone pare invecchiata in trent’anni. “Peace Sells… But Who’s Buying” ha la freschezza del disco che potrebbe uscire oggi e rimanere comunque un capolavoro. Più classico di così… (Riccardo Manazza)

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Ripercorriamo a trent’anni esatti dall’uscita dell’album le otto devastanti tracce dell’album, insieme ai video ufficiali e ad alcune delle migliori live performance trovate in rete, d’annata e non. A fine articolo, la nostra playlist con tutte le versioni dei brani pubblicate finora: le tracce originali, i remix e le numerose versioni live.


WAKE UP DEAD

Peace Sells… but Who’s Buying?” si apre come meglio non poteva con la tanto breve quanto intensa “Wake Up Dead”. La canzone entra subito nel vivo con un attacco arrembante, è particolarmente vivace nei suoi cambi di tempo e soprattutto mette in luce tutte la tecnica e l’abilità chitarristica di Dave Mustaine e Chris Poland: il brano si rivela infatti una fuga solista in cui i due guitar heroes si rincorrono di continuo, plasmando un pezzo che finisce per essere quasi una strumentale. Assoli velocissimi, accelerazioni terremotanti e il cantato aspro ed efficace di Megadave ci danno insomma un impeccabile benvenuto a questo album capolavoro del thrash. (Matteo Roversi)


THE CONJURING

E’ con questo brano che l’ascoltatore entra nel mondo magico ed inquietante dei riti satanici e delle apparizioni demoniache, che così spesso ricorrono all’interno dell’album. Ad accoglierlo, un arpeggio di chitarra ripetuto, su cui si innesta una batteria adeguatamente pestata e un basso che, pur nella semplicità della parte, si fa sentire come in poche altre band della scena metal.

Il ritmo costante e cattivo di “The Conjuring” si sposa benissimo con l’oscuro contenuto del testo che, per ammissione dello stesso Mustaine, è stato influenzato dalla sua fascinazione per la magia nera in età adolescenziale. L’unico incantesimo che si subisce ascoltando il brano, comunque, è quello della cassa precisa e puntuale come un metronomo. O come Satana che va a caccia di anime dannate. (Ilaria Marra)


PEACE SELLS

Di sicuro uno dei pezzi più rappresentativi del gruppo di MegaDave: il giro di basso iniziale fa esplodere ogni volta ancor oggi i fan dal vivo, che celebrano una canzone eterna nell’ambito heavy metal. Un pezzo di protesta che sfata i falsi miti di ciò che la gente “normale” pensa riguardo a chi ascolta metal, corroborato da una linea semplice e ficcante, che nella seconda parte si arricchisce di riff e diventa ancora più catchy e dove le sei corde, supportate da Mr. Ellefson e da Gar Samuelson, la fanno da padrone mentre il deus ex-machina Mustaine ripete il titolo del disco, quasi come uno slogan di protesta. Immortale. (Fabio Meschiari)


DEVIL’S ISLAND

Accordi aperti spezzati da un giro di basso di Ellefson, aprono un “classico” che si evolve in una tipica ritmica thrash alla Megadeth con un Mustaine che recita con rabbia le proprie liriche anticipando lo stile di “So Far, So Good… So What?”. Il ritornello con gang vocals è anch’esso tipico della genesi del thrash metal senza essere l’apice di un disco entrato comunque nella storia della musica rock con un buon lavoro di Randy Burns alla produzione… lavoro che risalta ancor più nella versione Remixed & Remastered del 2004. (Alberto Capettini)


GOOD MOURNING / BLACK FRIDAY

Ci sono persone a cui il disco non piacerà perché sono quelle che vogliono ascoltare “Black Friday” per il resto delle loro vite”: questa piccata dichiarazione di Dave Mustaine ai tempi della promozione del recente “Super Collider” ci fa capire quanto il brano citato sia emblematico per la storia dei Megadeth e apprezzato dai loro fan. Preceduta dalla splendida introduzione acustica “Good Mourning”, “Black Friday” è una canzone sofferta, malinconica ed evocativa, che non rinuncia però alle tipiche sfuriate thrash e agli immancabili e ripetuti cambi di tempo. Dopo un’apertura votata alla melodia, è quindi presto tempo per l’ennesimo brano che scatena le proverbiali furia e velocità della band californiana. (Matteo Roversi)


BAD OMEN

Un giro arpeggiato di chitarra acustica ed elettrica per un’apertura che prosegue in un carosello di strumenti da applausi, con una ritmica che spezza nella maniera giusta e ravviva un brano che parla di rituali satanici ed è una fuga attraverso incubi e presagi. Il testo è decisamente oscuro, così come la musica che è tirata ma elaborata e in poco più di quattro minuti riesce a condensare ciò che sono i Megadeth del periodo thrash d’oro. Da un album imprescindibile, un pezzo che è amato da tutti coloro che apprezzano la tecnica unita all’orecchiabilità, da sempre marchio di fabbrica del gruppo di Dave il rosso. (Fabio Meschiari)


I AIN’T SUPERSTITIOUS

E dopo “Bad Omen”, Dave Mustaine mette in chiaro le cose con “I Ain’t Superstitious”, precisando che, a dispetto di qualunque cattivo presagio, lui non è affatto superstizioso e i gatti neri di tutto il mondo possono stare tranquilli nell’attraversargli la strada.

Il brano è stato originariamente scritto e registrato nel 1961 dal cantante blues Willie Dixon, e la intro dei Megadeth rivisita questa vena musicale, colorandola con un bellissimo riff di chitarra iniziale. Parte del swing originale resta, anche se riletto in puro stile thrash, tanto nel sound quanto nel cantato roco del buon Dave. Negli ultimi 40 secondi, il pezzo accelera e la batteria diventa deliziosamente martellante, in una chiusura degna del miglior Megadeth style. (Ilaria Marra)


MY LAST WORDS

Il pezzo che chiude “Peace Sells… But Who’s Buying?“, spesso non adeguatamente tributato, si apre con un veloce arpeggio effettato, preludio ad un riff quasi punk spinto a gran velocità da Gar Samuelson e che ricorda in parte l’athletic rock dei Raven con velocità raddoppiata. Gli ultimi due minuti del pezzo col cambio di tempo che lancia lo splendido assolo di Mustaine ed il finale declamatorio non potrebbero concludere meglio uno dei caposaldi del genere. (Alberto Capettini)


Ed ecco la nostra playlist finale con tutte le versioni presenti su Spotify dei brani di Peace Sells, tratte dal remaster del 2004, del 2011 e dai vari live album usciti negli anni a nome Megadeth. Buon ascolto!


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Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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  1. downthecross

    eh si….
    CAN YOU
    PUT A PRICE
    ON PEACE?

    Reply

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