Megadeth – 10 canzoni, 10 duelli di chitarra, 10 capolavori

Quando si pensa ad una band come i Megadeth l’immagine che ci riesce più facile da associare è quello di un Dave Mustaine sardonico, impegnato a dimostrare al mondo come lui sia il vero Maestro della chitarra thrash. Un ruolo di primo donna che sicuramente il mitico Dave si è meritato alla grande, ma che nella lunga carriera della band ha pur sempre condiviso con partner che tutto si possono definire tranne che dei comprimari. Gli scambi di assoli tra lui e, a seconda del periodo, personaggi come Chris Poland, Marty Friedman, Jeff Young, Al Pitrelli, Glen Drover e Chris Broderick, sono ormai diventati leggendari, fissati indelebilmente nella memoria di tutti i fan. Ovvio che ancora oggi ci sia fibrillazione nell’attesa di ascoltare cosa combineranno il Maestro vicino ad un altro di quelli che poco hanno da imparare come Kiko Loureiro, sia sull’imminente nuova uscita “Dystopia”, che nel tour che verrà subito dopo (ricordiamo che la band sarà in Italia per il Gods Of Metal). Per spezzare l’attesa abbiamo deciso di riascoltare la discografia della band, con l’intento di tirare fuori quelle tracce in cui questo duello ad asce spiegate ha anche prodotto canzoni di rara perfezione, capaci di colpire nella forma e nella sostanza come solo i migliori Megadeth sono in grado. Un gioco al massacro, ovviamente, visto che molte più di dieci sarebbero le song meritevoli di menzione, ma ammettiamolo… alla fine ci siamo divertiti a confrontarci, coltelli alla mano, per tirare fuori dieci canzoni dieci da un bacino così enorme. Questa la nostra lista finale. Quale sarebbe la vostra?

1,320”, da “Endgame”, 2009

Endgame” è senza dubbio l’album più thrash oriented prodotto dai Megadeth negli ultimi vent’anni e anche per questo tra quelli più considerati tra i vecchi fan. Non mancano quindi tanti riff belli secchi e una manciata di assoli quasi in ogni canzone. La coppia ultratecnica e megaprecisa formata da Mustaine e Chris Broderick si esprime con sapienza in parecchi frangenti, ma a questo giro abbiamo scelto “1,320”. Song Old school come poche altre sul disco e capace nel finale di una sequenza di assoli al fulmicotone da fare invidia a tutti i pischelli con in mano uno strumento in giro per il mondo. Back on top. (Riccardo Manazza)


ASHES IN YOUR MOUTH, da “Countdown To Extinction”, 1992

Pezzo di chiusura di “Countdown To Extinction”, “Ashes In Your Mouth” è una delle composizioni più tecniche mai partorite dai Megadeth all’apice del loro successo commerciale. Nick Menza in questa canzone pare indemoniato (non solo per il terremotante finale di canzone) ma tutta la line up dà il massimo non perdendo di vista una linea melodica marziale che ha fatto scuola. Ovviamente quando Marty Friedman parte in assolo è una goduria per le orecchie ma anche Mustaine si comporta a dovere unendosi in un lick in uscita davvero delizioso. (Alberto Capettini)


BLACKMAIL THE UNIVERSE, da “The System Has Failed”, 2004

Il brano del ritorno. “Blackmail The Universe” apre l’album del come back dei Megadeth dopo il breve scioglimento della band. Forse non uno dei brani più memorabili della band, ma ci riconsegna la band in una forma che ci rimanda al periodo “Peace Sells” / “So Far So Good“, anche grazie al ritorno di Chris Poland. La struttura del brano è di quelle che mancavano da un po’ di tempo nella discografia della band, con le strofe che vanno a inframezzarsi dalle prodezze soliste di Mustaine, con Poland a fare da contraltare. Una cavalcata che poi non troverà seguito nel resto dell’album, a parere di chi scrive validissimo ma nettamente più canonico e melodico rispetto all’opener. “Wake Up dead” è altra cosa, ma con “Blackmail” Mustaine urla al mondo il suo ritorno e lo fa nel migliore dei modi, con la sua chitarra. (Tommaso Dainese)


GOOD MOURNING / BLACK FRIDAY da “Peace Sells… But Who’s Buying”, 1986

Già l’inizio ad opera della premiata coppia Mustaine/Poland varrebbe disquisizioni, ma l’assolo del funambolico Chris merita di sicuro l’attenzione di ogni ascoltatore di metal, inglobando il mood oscuro della canzone e arricchendolo di una vena schizoide e ipercinetica guidata dalle indubbie doti del chitarrista in questione. Un concentrato di capacità tecnica, uno stile da shredder al servizio del thrash tecnico e arrabbiato dei Megadeth per creare un assolo in cui le note stipano ogni battuta della partitura rendendola sontuosa e affollata come solo i veri fuoriclasse della sei corde riescono a fare. (Fabio Meschiari)


HANGAR 18, da “Rust In Peace”, 1990

Traccia fra le più famose del capolavoro “Rust In Peace”, “Hangar 18” non è solamente una canzone straordinaria nel suo insieme, ma è anche un pezzo che ha fatto la storia grazie alla sua fenomenale struttura chitarristica. Il riff della lunga introduzione, vorticosa e trascinante, costituisce già da solo un simbolo dell’intero thrash metal; i precisi e scatenati assoli, che si alternano con grande varietà, riempiono praticamente tutta la durata della canzone e la concludono in maniera impeccabile, rendendola quasi un brano strumentale. Dave Mustaine e Marty Friedman ci regalano con questa loro performance una leggendaria lezione di chitarra. (Matteo Roversi)


HOLY WARS, da “Rust In Peace”, 1990

Il riff dei Megadeth. Punto. L’apertura di “Holy Wars” è divenuta negli anni probabilmente il passaggio strumentale più noto della band di Mustaine. Un brano indimenticabile, quasi perfetto. Una struttura complessa ma che scorre via in modo fluido, un continuo alternarsi di momenti solisti, inframezzato dalla voce nervosa di Mustaine. Ma è da metà del minuto 4 che inizia il capolavoro nel capolavoro. Il duello mortale tra Friedman e Mustaine, che esplode trenta secondi dopo nell’assolo micidiale; un crescendo intensissimo che culmina nell’ultima strofa del brano. Con la quantità di idee contenute in “Holy Wars”, un gruppo medio sarebbe stato in grado di costruire un album. I Megadeth le hanno condensate in uno dei pezzi immortali dell’heavy metal. (Tommaso Dainese)


SET THE WORLD ON FIRE, da “So Far, So Good… So What!”, 1988

L’esplosione di una bomba ci introduce al pezzo iniziale di “So Far, So Good… So What!” terzo lavoro dei Megadeth che gira intorno ad un riff serrato della coppia Mustaine/Young ; il remaster ha reso un po’ di giustizia ad un album dai suoni non settati adeguatamente nella sua versione originale. “Set The World Afire” è caratterizzata da vari cambi di ritmo e nella porzione centrale/finale trova spazio un duello tipico delle composizioni dei thrasher di Los Angeles diventato un trademark della produzione di Dave Mustaine fino ai giorni nostri. (Alberto Capettini)


TORNADO OF SOUL, da “Rust In Peace”, 1990

Un Marty Friedman inspiratissimo per uno degli assoli più ispirati nella storia dei Megadeth (tanto che viene ogni tanto riproposto anche nei live del lungocrinito boccoluto musicista): un esercizio di buon gusto su pentagramma, in cui i primi fraseggi scorrono fra di loro perfettamente, fra bending e linee semplici ma ficcanti, come un vento che preannuncia il tornado della parte finale torrenziale, breviario di tecnica e velocità. Note giuste al momento giusto, senza sbavature, efficace e dritto al bersaglio, essenziale ma al tempo stesso stupefacente per quanto si ricorda da subito e non si schioda più dalla testa. (Fabio Meschiari)

 


WAKE UP DEAD, da “Peace Sells… But Who’s Buying”, 1986

La opener della pietra miliare “Peace Sells… but Who’s Buying?” parte in quinta senza troppi preamboli e ha una durata appena superiore ai tre minuti e mezzo, ma non per questo Dave Mustaine e Chris Poland rinunciano a trasformare il brano nell’ennesima dimostrazione di virtù alla sei corde. La breve lunghezza della canzone è quasi interamente occupata da solos sparati alla velocità della luce, nella migliore tradizione thrash, e da ulteriori segmenti strumentali dominati dalle due asce. La coppia di chitarristi gioca a rincorrersi dall’inizio alla fine, tessendo una trama contrassegnata dall’inconfondibile marchio dei Megadeth. (Matteo Roversi)

 


WASHINGTON IS NEXT, da “United Abominations”, 2007

Una degli migliori song tratte degli ultimi dischi e sicuramente una delle top song in cui si può sentire i contributo di Glen Drover, probabilmente non tra i più amati fiancheggiatori del mastermind Dave Mustaine, ma pur sempre un guitar player di quelli che la sanno lunga (difficile altrimenti entrare a fare parte della banda di Zio Dave). Tra riffing speed, aperture melodiche e scambi di assoli sono, come spesso accade, soprattutto la parte centrale e quella finale a lasciare spazio all’estro chitarristico dei due. Da rimarcare anche il ritornello, uno dei migliori mai scritti da Mustaine. (Riccardo Manazza)


BONUSDIALECTIC CHAOS, da “Endgame”, 2009

Con “Endgame” i Megadeth decidono di giocare la carta del pezzo strumentale in apertura. “Dialectic Chaos” ci introduce a uno dei migliori album della discografia recente della band (se non il migliore), con un duello all’arma bianca tra Dave Mustaine e Chris Broderick che si innesta in una cavalcata metal da antologia a cui non serve il cantato per essere un brano completo al 100%. Una delle chicche che i Megadeth ci hanno lasciato negli ultimi anni. (Tommaso Dainese)

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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