Gli ex di lusso degli Anthrax – Joey Vera, John Bush, Rob Caggiano, Dan Lilker

Alla luce dello splendido “For All Kigs” che ci riconsegna gli Anthrax in forma strepitosa (con buona pace dei fan più conservatori) abbiamo deciso di ricordare in questa sede alcuni (e sottolineiamo “alcuni”) ex membri transitati nella band della East Coast lasciando in essa un segno tangibile ma che hanno al contempo percorso (o stanno tutt’ora percorrendo) una carriera personale di tutto rispetto.

Lo spunto viene anche dal fatto che la lineup degli Anthrax, fatta eccezione per Dan Spitz, è tornata ad essere quella definitasi con “Spreading The Disease” del 1985 e i personaggi di cui vi parleremo si sono alternati in questo trentennio al fianco di Scott Ian e Charlie Benante come sorta di “seconde linee di lusso”.


Joey Vera

Joey VeraForse non tutti se lo ricordano, ma tra il 2004 e il 2005 anche Joey Vera suonò negli Anthrax. Personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, il bassista può vantare una carriera straordinaria, ovviamente grazie in particolar modo alla sua militanza negli Armored Saint e nei Fates Warning. Dei primi è membro fondatore e tra i principali compositori: dal debut di culto “March Of The Saint”, album simbolo del classic metal a stelle e strisce, al recente “Win Hands Down”, che la nostra redazione ha incoronato come uno dei migliori dischi usciti lo scorso anno, il suo inconfondibile marchio è sempre in primo piano. Nei secondi invece, della cui lineup fa parte da quasi 20 anni, è arrivato giusto in tempo per partecipare alle registrazioni del capolavoro “A Pleasant Shade Of Gray”, coltissimo concept considerato uno degli apici della discografia della band del Connecticut. Nonostante in questa realtà il compositore quasi assoluto sia il mastermind Jim Matheos, l’apporto del musicista di Los Angeles si fa comunque sentire. Al bassista californiano però non piace proprio starsene con le mani in mano e il suo lavoro va ben oltre i suoi due gruppi principali: dai progster Engine alla nuova super band hard rock Motor Sister passando per il progetto Arch/Matheos, nel corso degli anni il carnet di collaborazioni di Joey Vera si è arricchito in maniera costante.  Anche se per appena un paio d’anni e solo in sede live, la storia degli Anthrax è stata contraddistinta anche da questa incredibile figura. (Matteo Roversi)


John Bush

Oltre alla sua lunga militanza negli Anthrax tra il 1992 ed il 2005, dove prestò la voce ad album come “Sound Of White Noise”, “Stomp 442” o “We’ve Come For You All” che hanno diviso pubblico e critica tre chi li adora e che chi li ritiene una brutta parentesi, la carriera di John Bush è interamente legata agli Armored Saint, band di cui è fondatore nonché ancora vivacissimo leader (si senta in tal caso lo splendido recente “Win Hands Down”).
Possessore di una voce stentorea, roca e unica Bush è il prototipo del singer hard and heavy e indubbiamente uno dei più sottovalutati dell’intera scena; album come “Delirious Nomad”, “Symbol Of Salvation” e “La Raza” vengono proiettati tra i capolavori immortali anche grazie a parti vocali potenti e di gran gusto per un cantante che, non dimentichiamolo, ebbe l’opportunità di entrare nei Metallica prima di “Master Of Puppets” su diretta richiesta di James Hetfield che avrebbe voluto dedicarsi unicamente alla chitarra. Tale invito venne declinato per la totale dedizione verso gli Armored Saint e non sappiamo se il buon John ancora rimpianga quell’opportunità visto il successo planetario a cui andarono incontro i Four Horsemen.
Poche le comparsate di Bush su altri album ma vogliamo ricordare almeno le sue prestazioni su un pezzo tratto da “A Thousand Faces” (unico album solista dell’amico Joey Vera del 1994), la bella interpretazione in “Middleville” nell’album eponimo dei Long Distance Calling del 2011 e la cover dei The WhoLove Reign O’er Me” sull’imminente “The Art Of Loss” dei Redemption. (Alberto Capettini)


Rob Caggiano

Rob CaggianoPer chi scrive Rob Caggiano ha lasciato un marchio indelebile nella carriera degli Anthrax, dando loro la possibilità di riprendersi da alcuni anni di sbandamento diventando la spalla ideale di Scott Ian per due super album come “We’ve Come For You All” e “Worship Music”.
Accasatosi da circa tre anni nei groove/rockabilly/metallers Volbeat, coi quali ha registrato il discreto “Outlaw Gentlemen & Shady Ladies” va ricordato che il dotato chitarrista ha militato nel supergruppo The Damned Things proprio insieme a Scott Ian e a membri di Fall Out Boy e Every Time I Die (autori del solo “Ironiclast”) e della nu metal band della seconda metà degli anni ’90 Boiler Room, autori di due album, il secondo dei quali (“Can’t Breathe”) sarebbe dovuto uscire per Roadrunner ma che una serie di ritardi e disguidi fecero rimandare fino alla pubblicazione via Tommy Boy Records nel 2000.
Numerose le sue collaborazioni (anche in veste di produttore) con svariate band tra le quali ricordiamo Cradle Of Filth, The Agony Scene, Shining, Melechesch e Bleeding Through. Anche se il meglio Caggiano l’ha sciorinato proprio durante la sua permanenza negli Anthrax. (Alberto Capettini)


Dan Lilker

Dan LilkerSenza dubbio il più attivo tra i musicisti che hanno fatto parte della line-up degli Anthrax. Protagonista con la band di Scott Ian nel periodo 1982-1984 ha poi fatto parte di altre formazioni fondamentali per la scena metal, come i Nuclear Assault, i Brutal Thruth e i S.O.D. senza contare gli innumerevoli altri progetti a cui ha dato il suo apporto, band anche di un certo peso underground come Hemlock, Venemous Concept o Exit-13, ad esempio. Indimenticabili sono però album fondamentali come “Game Over” con i Nuclear Assault, seminale episodio di crossover hardcore/thrash che ancora oggi è tra i migliori esempi del sottogenere in questione, o “Speak English Or Die” con i S.O.D., altra bordata dal puro impatto thrashcore; un disco aggressivo e carico di pesante ironia, capace di segnare un’epoca e vendere pure una quantità impressionante di copie, se pensiamo al genere proposto. Senza dimenticare un lavoro come “Extreme Conditions Demand Extreme Responses” con i Brutal Truth, non tra i primi, ma comunque uno dei più apprezzati lavori di grindcore, miscelato con qualche elemento death metal. Una sequenza che aiuta a definire i confini di una carriera artistica che ha quasi dell’incredibile e che continua ancora oggi. (Riccardo Manazza)


Di seguito la nostra playlist Spotify con alcuni dei migliori brani dei sovra-citati artisti!

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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