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G3 – Tutte le formazioni del progetto con Satriani, Vai, Morse, Malmsteen, Petrucci e tanti altri

Quando il G3 fece la sua comparsa, ormai vent’anni fa, in pochi avrebbero scommesso non tanto sulla riuscita del progetto, quanto sulla sua durata. Invece, contrariamente forse a tante previsioni, siamo ancora qui a parlarne e possiamo riavvolgere il nastro e vedere quali e quante forme abbia acquisito questo progetto, nato per prima cosa come un live dalla mente dell’alieno Joe Satriani e diventato poi nel corso degli anni anche un qualcosa di più concreto e tangibile grazie ad alcuni album live. Per chi non li avesse mai visti dal vivo (ma l’occasione ci sarà di nuovo tra pochi giorni, all’inizio di luglio), la struttura di un concerto del G3 è molto semplice.

Dapprima i tre chitarristi che compongono il G3 quell’anno si esibiscono da soli, in un repertorio che di solito comprende grandi classici del proprio repertorio solista o delle band di cui hanno fatto parte. Durante questa esecuzione, ovviamente, sono accompagnati sempre da altri musicisti da paura (basti pensare allo strepitoso Dave Weiner che accompagna sempre Steve Vai alla seconda chitarra, o Stu Hamm che tante volte ha accompagnato al basso). Tempo una breve breve pausa, ed ecco che i tre chitarristi si ritrovano insieme sul palco per una mega jam finale che comprende sempre grandi classici del rock; Jimi Hendrix ha sempre uno spazio privilegiato in queste jam, dove i tre artisti si passano la palla con grande diplomazia.

Un trionfo dell’amicizia all’insegna delle sei corde e un’opportunità di trovarsi di fronte ad artisti spesso molto diversi come stile ma sempre di grande caratura. Joe Satriani, che ideò il progetto, è l’unico membro fisso. Il secondo che vanta il maggior numero di presenze è Steve Vai, e poi seguono tutto un insieme di chitarristi dal passato più diverso.

Il G3 tornerà in Italia tra pochi giorni, con una formazione che vede insieme ai soliti Satriani e Vai, anche i The Aristocrats, trio composto da Guthrie Govan, Bryan Beller e Marco Minnemann. Saranno quattro le tappe italiane:

Sabato 2 Luglio 2016 @ Postepay Rock in Roma – l’Ippodromo delle Capannelle, Roma
Domenica 3 Luglio @ Piazza Matteotti, Sogliano al Rubicone (FC)
Lunedì 4 Luglio @ Piazza del Popolo, Ascoli Piceno
Martedì 5 Luglio @ GruVillage, Grugliasco (TO)

Ripercorriamo la storia del G3 attraverso le sue incarnazioni principali passate in Europa attraverso le uscite audio e video:

Satriani / Johnson / Vai – 1996

Questa prima incarnazione del G3 ha attratto da subito l’attenzione del mercato discografico, tant’è vero che nel 1997 è stato pubblicato il primo dei CD live che hanno contrassegnato il percorso del progetto. Intitolato semplicemente “G3: Live In Concert” e  pubblicato da Epic Records, si tratta forse dell’album più significativo e più emozionante ancora oggi, forse perchè, trattandosi del primo uscito, è da sempre un sinonimo di quella che è stata la novità del G3. Il CD live immortala per primo Satriani, fotografato in due dei suoi brani più celebri, che non spariscono mai dal repertorio, ovvero “Flyin’ In A Blue Dream” e “Summer Song“. Eric Johnson, il nome meno noto dei tre, presenta invece un set più vario e delicato, che trova il suo apice nel brano centrale “Manhattan“, che intervalla momenti di pura tecnica ad altri più espressivi.

Steve Vai chiude a sua volta con tre brani notissimi, ovvero “Answers”, “For The Love Of God” e “The Attitude Song”. Ma è la jam finale il vero momento clou del CD, dove i tre chitarristi si mettono in mostra democraticamente al pubblico in momenti diversi e rendono omaggio a mostri sacri come Frank Zappa e Jimi Hendrix con grande umiltà. Un live insomma che si riascolta sempre volentieri per la sua capacità di avere sintetizzato in pochi pezzi la personalità di ciascun chitarrista e quello che sarà poi negli anni a venire lo spirito del G3 (Anna Minguzzi).


Satriani / Vai / Legg – 1997

Dopo il botto fatto con la prima formazione e il primo album live, il G3 non cade nel dimenticatoio ma, per qualche anno, sembra godere di un’attenzione leggermente inferiore a quella di partenza. Mantenuto inalterato lo zoccolo duro formato da Satriani e Vai, il terzo chitarrista cambia quando il progetto va in tour in Nord America e in Europa. Nel primo caso si alternano Kenny Wayne Sheppard, artista blues all’epoca ventenne, e Robert Fripp, che ritroveremo più avanti in un’altra formazione. In Europa invece il ruolo di terzo chitarrista è ricoperto da Adrian Legg, un vero e proprio mago delle sei corde, forse però sconosciuto alla maggior parte dei metallari.

Si possono accostare sullo stesso palco due personalità forti come quelle di Satriani e Vai, intese come forti anche per quanto riguarda la tenuta di palco decisamente fuori dal comune, e un omino con gli occhiali che suona quasi ripiegato su se stesso, per quanto in possesso di una padronanza micidiale dello strumento? Evidentemente sì, si può, e anche se non esistono per questo tour registrazioni ufficiali, è evidente che un accostamento in apparenza così stridente ha dato i suoi frutti. Le jam finali del tour invece sono molto simili a quelle del tour precedente. (Anna Minguzzi).

Adrian Legg


Satriani / Roth / Schenker – 1998

Prima formazione del G3 senza Steve Vai, sostituito da due pezzi da novanta come Michael Schenker e Uli Jon Roth. Stili diversi, passati che si intrecciano di nuovo grazie alla militanza di due chitarristi su tre negli Scorpions, caratteri a loro volta diversi, ancora una volta quindi un tour all’insegna delle molte sfumature che un chitarrista può assumere nella sua carriera. La magia di Satriani, il misticismo etereo di Roth e il rock sanguigno di Schenker mettono in scena un repertorio più ampio di quello dei G3 precedenti, con Roth che azzarda anche qualche passaggio legato alla musica classica, segno evidente che era già nell’aria quello che poi sarebbe diventato uno dei suoi capolavori, “Metamorphosis Of Vivaldi’s Four Seasons“.

La jam finale riprende “Going Down” dal primo tour e azzarda un’escursione nel grande blues con “The Thrill Is Gone” di BB King. Per alcune date il G3 diventa anche un G4, precisamente in Francia, con l’aggiunta di Patrick Rondat, unico shredder francese che è riuscito a imporsi sul mercato internazionale, anche se non ha  mai raggiunto il successo che meriterebbe (Anna Minguzzi).


Satriani / Malmsteen / Vai – 2003

A parere di scrive ma non solo, probabilmente la formazione del G3 che tutti avevamo desiderato a lungo ma a cui mai ci saremo aspettati di assistere. Yngwie Malmsteen si unisce al carrozzone insime ai “classici” Vai e Satriani, nonostante stili chitarristici ben differenti. E’ l’esperienza totale, che si ripeterà in parte solo in tempi recenti con il Generation Axe Tour (ma in questo caso senza Satriani). Le posizioni si invertono e Malmsteen diventa il piatto forte del pacchetto, con Satriani in apertura. Un tour di grande successo che però si limita al Nord America. Satriani non apporta grandi novità, cosa differente invece per Vai che propone in questa occasione un nuovo brano che poi resterà inedito se non sui live che testimoniano questo G3 Tour. Si tratta di “I Know You’re Here” che vede all’inizio il chitarrista alle prese con la tre manici e poi nella seconda parte di brano anche alla voce. Ulteriore particolarità è la presenza di una versione “edited” nel live album “G3: Rockin In The Free World” e una versione completa nel DVD “Live In Denver“.

I due album che ne escono presentano una scaletta in parte differente e, insieme, presentano per la prima volta una setlist quasi completa dello show. Il primo, solo audio viene registrato il 21 ottobre 2013 a Kansas City; Live In Denver la sera prima. Al di là del funanmbolico set di Malmsteen, il bello arriva nella jam finale con una “Little Wing” cantata da Vai da brividi (ascoltate le tre chitarre insieme al minuto 4), una “Voodoo Child” con alla voce lo svedese, dilatatissima e metallica e infine l’inno “Rockin In The Free World” di quasi 13 minuti. Trionfale. (Tommaso Dainese)


Satriani / Fripp / Vai – 2004

Che centra Robert Fripp nel G3? L’idea di fondo poteva essere interessante. Ma dopo lo scossone con Yngwie Malmsteen, cambiare radicalmente rotta con il mastermind dei King Crimson fu un’idea troppo azzardata. Il solo Fripp sul palco (visti a Villa Pisani, Strà), senza backing band, alle prese con sperimentazioni, suoni dilatati e atmosfere oniriche fu decisamente una scelta sbagliata, perchè in netto contrasto con l’energia senza limiti Satriani e Vai. Il punto forte del G3 è sempre stato quello di riuscire a rendere accessibile il mondo della chitarra solista a un pubblico più ampio, con una varietà e coinvolgimento da vero rock show, cosa che manca in questo tour.

Le performance di Vai e Satriani (in uscita nel 2004 con “Is There Love In Space” di cui vengono eseguiti 5 brani) risollevano l’asticella. Nella jam finale vengono omaggiati proprio i King Crimson con “Red“, insieme alle ritrovate “Rocking In The Free World” e “Going Down”. In una data del tour sarà presente anche Stef Burns, direttamente dalla corte di Vasco Rossi.


Satriani / Petrucci / Vai – 2005

Senza che ce ne voglia Petrucci, ma con la successiva formazione del G3 si torna a una dimensione “normale”, sicuramente più indirizzata ai fanatici dello strumento. La formazione con Petrucci viene già sperimentata tra il 2001 e il 2002 ma trova maggiore compimento nel 2005, con il chitarrista dei Dream Theater accompagnato ancora da Mike Portnoy e Dave LaRue. Il piatto è ricco perchè ci sono due nuovi album in uscita (Suspended Animation di Petrucci e Real Illusions: Reflections di Vai) quindi la setlist si rinnova e risulta più fresca.

Petrucci in apertura propone sei brani su otto dall’album solista ma sul live album registrato a Tokyo (disponibile sia in CD che DVD) ne sono presenti soltanto due (ma con quasi 20 minuti di musica); Vai inserisce in scaletta tre nuovi brani tra cui la magnifica “Lotus Feet“, uno dei rari tour in cui è stata eseguita. Satriani è il solito alieno che unisce pulizia, tecnica e melodia. Nella jam finale torna a far capolino l’immancabile “Foxy Lady” proprio con l’alieno alla voce, mentre “La Grange” verrà cantata dal mitico Billy Sheehan. Infine il pezzo Rock: “Smoke On The Water” con le voce di Matt Bissonette, bassista di Satriani, con 10 minuti esatti di goduria chitarristica. (Tommaso Dainese)


Satriani / Petrucci / Gilbert – 2007

Satriani, Petrucci e Gilbert: 3 mondi chitarristici apparentemente distanti, ma nell’edizione 2007 del G3 questi 3 grandi guitar heroes suonarono all’unisono. Mondi diversi e stili sulla carta inconciliabili: questi i dubbi quando vennero annunciati al grande pubblico. Più attento alla forma canzone Satriani, più tecnico e formale Petrucci e più “folle” e versatile Gilbert. Diversi, quindi. Ma le perplessità dei più critici vennero spazzate via quando le note presero il centro della scena: non sono rari infatti i video in rete che dimostrano a distanza di anni che le differenze diventarono punto di forza. E quella forza si trovò nelle jam session, che coagularono i 3 attorno ai grandi classici di Hendrix e Rolling Stones.

Lo shredder di Carbondale ed il leader maximo dei Dream Theater “piegarono” il loro stile e la loro voglia di stupire il pubblico in maniera tale da diventare “strumenti” all’interno del grande carrozzone del G3. Se di Satriani conosciamo vita-morte-miracoli all’interno della storia della manifestazione, Petrucci e Gilbert si trasformarono in una sorpresa incredibile: versatili, divertenti, coinvolgenti ed emozionati. Un trionfo, in barba alle critiche ed in barba a chi non riusciva ad immaginare un G3 senza Steve Vai (Saverio Spadavecchia)


Satriani – Vai – Morse – 2012

Nell’estate 2012, nella splendida cornice del Castello di Vigevano (PV) nel cartellone dei Dieci Giorni Suonati (manifestazione purtroppo messa in naftalina) fece capolino anche il carrozzone G3, nell’occasione composto da Joe Satriani, Steve Vai e Steve Morse; la curiosa nota a margine fu la consegna della cittadinanza italiana di un piccolo paesino in provincia di Pavia (Dorno) a Steve Vai, il giorno stesso del concerto in quanto la sua famiglia era originaria proprio del posto.

Parlando di musica i nostri inscenarono come prevedibile uno spettacolo grandioso: l’istinto primordiale di Steve Morse e del fedele amico bassista Dave LaRue col suo stile classico ma comunque sostenuto e viscerale, i tecnicismi da “alieno” di Steve Vai nonostante una backing band non paragonabile a quelle avute in passato (e successivamente) e la maestria dell’ideatore del G3, Joe Satriani che concluse la serata in un tripudio di gente pronta ad abbeverarsi visivamente ed acusticamente alle immortali linee melodiche della sua Ibanez lasciando il puro divertimento alla jam finale fatta di cover classiche eseguite da tutti i musicisti coinvolti (Alberto Capettini).


Vi ricordiamo i quattro appuntamenti in Italia con il G3 tra pochissimi giorni!

G3 Italia

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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