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Europe: “The Final Countdown” 30th Anniversary – Il nostro track by track

Anche se tanti vecchi metallari dal cuore d’acciaio, quelli che hanno vissuto i primi anni della NWOBHM e ne vanno fieri, li disprezzavano e li consideravano troppo commerciali, al pari del “rivale” Bon Jovi, gli EUROPE hanno avuto il merito, a metà degli anni ’80, di avere fatto conoscere il rock a un’intera generazione. Anche se per tanti non è il loro disco migliore (in molti attribuiscono molti più meriti al precedente “Wings Of Tomorrow“), “The Final Countdown” è come quei vecchi amici che non si frequentano da tempo ma con cui, quando li incontriamo, ricominciamo a parlare come se ci fossimo salutati l’altro ieri.

Questo lavoro, con dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo, dodici milioni di copie per il singolo, un successo planetario e un numero infinito di cover di tutti i tipi (ce n’è una dei Children Of Bodom, tanto per dire), rimane un album simbolo di una generazione e di un decennio che, nonostante le contraddizioni, ha saputo realizzare dischi che resistono nonostante il tempo. Gli stessi Europe hanno sfruttato a dismisura il suo successo, pubblicando la versione “Millennium” nel 2000 e, poche settimane fa, una nuova versione remixata. Oggi “The Final Countdown” compie trent’anni e noi vogliamo festeggiarlo a modo nostro (Anna Minguzzi).

THE FINAL COUNTDOWN

La title track dell’album è sicuramente una delle tracce più usate e abusate nell’intera storia della musica. Quante volte vi sarà capitato di sentirla anche ai cenoni di Capodanno, quando si avvicina la mezzanotte e parte, per l’appunto, il Final Countdown? In tempi più recenti, inoltre, il cavallo di battaglia degli Europe viene puntualmente utilizzato dai power metaller Sabaton come musica d’ingresso sul palco.

Non tutti, però, sanno che il testo della canzone è ispirato alla famosa traccia di David Bowie, “Space Oddity”. Il brano del 1969 ebbe un forte impatto sull’immaginazione di Joey Tempest e fu alla base delle parole del testo, che racconta della partenza di un razzo spaziale che lascia la terra dietro di sé, diretto verso il pianeta Venere.

Il nucleo originario della canzone è rappresentato dal noto riff di tastiera, marchio di fabbrica del brano, che è stato scritto da Tempest addirittura cinque anni prima della registrazione della traccia, poi destinata a diventare un must del panorama rock/metal di tutti i tempi. (Ilaria Marra)


ROCK THE NIGHT

Uno dei punti di forza di “The Final Countdown” e sicuramente uno dei pezzi più famosi degli Europe è la rocciosa “Rock The Night”, un brano che insieme alla titletrack e al tormentone “Carrie” abbiamo cantato centinaia di volte da perderne il conto. La canzone, composta subito dopo l’uscita di “Wings Of Tomorrow”, riesce a miscelare a dovere sia la tecnica sopraffina che la propulsione elettrica della band, il tutto scandito dalla magnifica voce di Tempest. Molto divertente anche il video in cui gli svedesi affamati di cheeseburger si recano all’Hard Rock Cafe e vengono catturati dall’energia  trasmessa dai filmati dei loro live tanto da improvvisare uno show per la loro felicità e quella dei presenti. (Eva Cociani)


CARRIE

Ed eccola qua, la ballad che abbiamo messo tutti nelle compilation romantiche da regalare alle amiche del cuore in crisi o alle varie fidanzatine/fidanzatini, uno di quei brani che si identificano grazie a pochissime delle note iniziali di tastiera e che fanno scaturire, ogni santissima volta che viene suonata dal vivo in qualunque contesto, una ridda di coretti femminili al limite dell’isterico. Riproposta inizialmente, quando gli Europe tornarono sulla scene nei primi anni duemila, in una versione più scarne, per voce e chitarra acustica con le parti vocali leggermente modificate, “Carrie” in realtà non è un brano d’amore in senso stretto.

Il testo infatti parla più che altro di un rapporto di amicizia e di quanto si desideri che questo sentimento vinca sulle difficoltà; si parla di come ci voglia spesso tempo per far cambiare le cose che non vanno, e di come ci si possa comunque ritrovare, da qualche parte, prima o poi. Anche per questo brano venne pubblicato un video ufficiale, molto più standard degli altri e focalizzato quasi esclusivamente sul bel faccino di Joey Tempest. Un testo quindi che riprende valori condivisi da tutti, anche se sviscerati in modo abbastanza generico, in modo che tutti ci si possano identificare, su cui domina un altro assolo di chitarra di grande pregio, forgiato dall’intramontabile John Norum (Anna Minguzzi).


DANGER ON THE TRACK

Tra “Carrie” e “Ninja” trova spazio la trascinante “Danger On The Track”, caratterizzata da un ritornello che non può non rimanere subito in mente: ‘Danger on the track/ Something told me there were/ Strangers on my back’.

Ancora una volta, il protagonista della canzone è un uomo che lascia una terra pericolosa, ma lo fa per ricongiungersi con il suo amore lontano, a cui ha fatto una promessa di matrimonio. Qualcosa, o qualcuno, lo segue da vicino e il nostro eroe finisce per affrontare il pericolo alle sue spalle. In un ritmo scandito, tra un assolo di chitarra e uno di tastiera, il brano lascia intuire che alla fine l’uomo riesca ad avere la meglio sui suoi assalitori.

Tutto è bene quel che finisce bene, anche se il pericolo è sempre in agguato tra le tenebre della notte. (Ilaria Marra)


NINJA

Tipico pezzo di sostenuto hard rock scandinavo, “Ninja” vede dei controcanti tipicamente ottantiani accompagnare la voce cristallina di Joey Tempest per un anthem che rallenta appena prima dello show di John Norum all’altezza dell’assolo; la produzione, come in tutto “The Final Countdown” è forse eccessivamente patinata, ma questo pezzo sembrava concepito per una riproposizione più “ruvida” in sede live (Alberto Capettini).


CHEROKEE

Con “Cherokee” la band affronta il tema dello sterminio dei nativi americani in un brano che già dal testo vuole sensibilizzare su questa tematica. Significativa la prima strofa che da ancora più enfasi alla musica: “They lived in peace not so long ago, a mighty indian tribe, but the winds of change, made them realize, that the promises were lies/Vivevano in pace non molto tempo fa, una potente tribù indiana, ma i venti del cambiamento gli hanno fatto capire che le promesse erano bugie”. Sicuramente questa è una delle composizioni più intense di questo platter, a partire dall’iniziale intro tribale di batteria che è sostenuto da un pregevole tappeto di tastiere che ha il merito di amplificare le maestose melodie. Praticamente un pezzo perfetto e un must della formazione svedese. (Eva Cociani)


TIME HAS COME

E’ tempo di tornare a casa. Un po’ di nostalgia, la vita on the road lontani da casa. O forse è il ricordo dei primi tempi della band, quelli più spensierati e lontani dal clamore mediatico che li travolgerà dopo l’uscita di “The Final Countdown”. “Time Has Come” è una ballad rinforzata, che musicalmente forse non spicca tra i migliori episodi dell’album. Classificarla come filler sarebbe ingiusto ma il l’ipnotico riff portante di John Norum è forse un po’ troppo poco. Come sempre, ineccepibile la prova di Tempest al microfono (Tommaso Dainese).


HEART OF STONE

Classico mid tempo atto a stemperare gli antipodi di velocità e melodie zuccherose “Heart Of Stone” non è forse l’apoteosi dello Europe sound ma certamente trova il suo posto in una scaletta che è ormai un classico della musica rock melodica dal grande appeal commerciale; Norum ci grazia ancor una volta con una super parte solista rendendo un pezzo mediocre, un nerboruto esempio di hard rock (Alberto Capettini).


ON THE LOOSE

Arrembante hard rock stradaiolo quello di “On The Loose“. Il brano viene però pubblicato un anno prima rispetto a The Final Countdown, più precisamente sull’EP che porta lo stesso titolo nel 1985. Viene infatti scritto e proposto nel film “On The Loose“, breve movie svedese di mezz’ora dove gli Europe erano protagonisti di una teenager story senza grandi pretese. Nello stesso EP è presente anche “Rock The Night“. Entrambi i brani però saranno rimaneggiati per “The Final Countdown”, con un sound differente rispetto alle versioni presenti nel film e nell’EP (Tommaso Dainese).


LOVE CHASER

Il terzo album degli Europe si chiude con un brano in dissolvenza, come se il discorso non fosse ancora chiuso e andasse avanti all’infinito, seguendo l’ipotetica scia del protagonista di “The Final Countdown” che si allontana dalla Terra. “Love Chaser” è un brano un po’ visionario, in bilico tra sogno e realtà, tra giorno e notte, che sembra parlare di quelle simpatiche canaglie dietro a cui siamo corse dietro tutte, prima o poi, almeno una volta nella vita, fatte apposta per farci perdere completamente la ragione, salvo poi fuggire dal nostro abbraccio con le prime luci dell’alba. Il ritmo del brano, piuttosto allegro, e l’immancabile assolo di chitarra di grande pregio, fanno comunque pensare a una situazione più divertente che triste, ma del resto siamo nel pieno degli anni ’80, come non potrebbe essere così? (Anna Minguzzi)


Abbiamo inoltre creato una playlist su Spotify dove abbiamo raccolto tutte le versioni disponibili dei brani di The Final Countdown. Oltre a quelle standard dell’album, troviamo le numerose versioni live dei mitici brani, insieme a qualche alternative version. Buon ascolto!

Europe - The Final Countdown

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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