Dream Theater: tutti i loro concept analizzati, da “A Change Of Season” a “Illumination Theory”

Freschi autori del mastodontico The Astonishing i cult prog metallers Dream Theater sono tornati a dedicarsi alla formula del concept album, soluzione che non affrontavano dai fasti di “Metropolis Pt. 2: Scenes From A Memory”.

In realtà buona parte delle loro suite più significative spesso contengono un’unica tematica nonostante in più occasioni il principale autore di testi della band, John Petrucci, abbia dichiarato di lasciare alla libera interpretazione dell’ascoltatore i propri testi; un chiaro esempio può essere “Illumination Theory” (tratta da “Dream Theater” del 2013) che affronta un tema generico non sviluppato in profondità al contrario dell’arzigogolata parte musicale.

Vi presentiamo qui di seguito i momenti più eloquenti, da un punto di vista lirico, della carriera della band americana nonché un doveroso cenno al Metodo dei 12 Passi creato dai gruppi di Alcolisti Anonimi che l’ex batterista Mike Portnoy affrontò per uscire dalla dipendenza da alcol e che raccontò in svariate canzoni del songbook dei Theater (da “The Glass Prison” fino a “The Shattered Fortress”) e racchiuse in quella che viene definita “Twelve Step Suite“. (Alberto Capettini)


A CHANGE OF SEASONS – (“A Change Of Seasons“, 1995)

dream theater - a change of seasonContrariamente ad altri concept creati dai Dream Theater, in cui l’interpretazione viene spesso lasciata all’ascoltatore, il tema portante di “A Change Of Seasons” è abbastanza chiaro. “Seize the day”, traduzione in inglese del celebre “Carpe diem” di Orazio, può considerarsi uno dei versi chiave della lunga suite che dà il titolo al disco uscito nel 1995. Non a caso, all’interno del brano sono contenuti passaggi dal film “L’attimo fuggente” ed estratti dal poema “To the virgins, to make much of the time” di Robert Herrick. Si parla quindi dello scorrere delle stagioni come metafora dello scorrere del tempo nella nostra vita, con un occhio che è in parte nostalgico, ma soprattutto disincantato. Il brano “Carpe Diem”, ad esempio, ci dice che sì, potremmo guardare al nostro passato con fare nostalgico in una sorta di “si stava meglio quando si stava peggio”, ma che il passato non ritorna mai, non c’è santo che tenga. Al tempo stesso, potremmo sperare in un futuro migliore (e chi di noi non lo fa?), ma che potrebbe non esserci un futuro e che le utopie sono un qualcosa di etereo, collocate in alto nel cielo, a distanza da noi.

Il concept termina con l’io narrante che, vecchio e giunto ormai al tramonto della sua vita, tira le somme con il figlio a fianco e si rivolge con sguardo sereno verso la fine. il messaggio conclusivo comunque è positivo, ribadendo che anche quando avremo lasciato questa terra, continueremo a vivere (un messaggio che è tornato poi in altri brani dei Dream Theater). “A Change Of Seasons” va quindi riascoltato non solo per la pura bellezza trasparente delle sue parti strumentali (l’arpeggio iniziale è uno di quelli che hanno sempre fatto urlare di gioia i fan che lo hanno sentito dal vivo), ma anche per i suoi contenuti: una riflessione sullo scorrere del tempo e sull’importanza di non sprecare quello che ci viene concesso, non importa quanto lungo esso sia (Anna Minguzzi)


SCENES FROM A MEMORY (“Metropolis Pt.2“, 1999)

Dream_Theater_-_Metropolis_Pt._2-_Scenes_from_a_MemoryA parte la grave lacuna di non avere “Metropolis Pt.2: Scenes From A Memory” inserito nell’archivio di Metallus (lacuna che verrà colmata il prima possibile nella sezione Time Warp) è d’obbligo citare questo album, nella sua interezza, come primo vero concept realizzato dai Dream Theater che in precedenza avevano semplicemente “raccontato storie” all’interno delle loro suite.

Partorita come singola canzone di circa 20 minuti, in continuazione di “Metropolis Pt. 1 – The Miracle And The Sleeper” capolavoro contenuto nell’imprescindibile “Images And Words” del 1992 (e del cui contenuto non è stata mai fatta chiarezza… la teoria più diffusa è che il testo riguardi la vicenda di Romolo e Remo e la conseguente fondazione di Roma), durante le session di “Falling Into Infinity” questa seconda parte si tramutò in un album completo due anni più tardi in concomitanza con l’ingresso ufficiale in formazione del tastierista Jordan Rudess.

Il protagonista della storia si chiama Nicholas e, dalla seduta di regressione iniziale presso un ipnoterapista (curiosamente condotta dalla voce del produttore Terry Brown) va alla scoperta della sua vita passata, funestata da relazioni amorose, infedeltà, cattive abitudini e addirittura omicidi prendendo libero spunto dal film di Kenneth Branagh “L’Altro Delitto” del 1991; i testi giocano sulla dicotomia realtà/finzione e anche a livello temporale sono presenti innumerevoli flashback.

Dream Theater - Scenes BookletIn realtà il protagonista scopre di essere stato una donna nella sua vita passata, una certa Victoria che era stata brutalmente uccisa e ora questa figura lo sta perseguitando per potergli rivelare i dettagli della sua uccisione. Victoria aveva lasciato il suo compagno Julian a causa dei suoi eccessi con alcol e gioco d’azzardo per finire tra le braccia di Edward (il fratello di lui); quindi Julian sarebbe il primo sospettato di omicidio.

La figura a doppio taglio è però quella di Edward che ormai voleva tenere Victoria tutta per sé (dopo che Julian aveva promesso di ripulirsi e tornare con la donna), e dopo aver eliminato entrambi fa credere che l’assassino sia stato il fratello.

La chiusura del cerchio si ha quando nel presente Nicholas ritorna a casa e viene assassinato dall’ipnoterapista che l’ha seguito ma soprattutto che è la reincarnazione di Edward… andando a chiudere il cerchio, in un movimento circolare che non tarderà a tornare nei testi dei Dream Theater. (Alberto Capettini)


SIX DEGREES OF INNER TURBULENCE (“Six Degrees Of Inner Turbulance“, 2002)

Dream_Theater_-_Six_Degrees_of_Inner_TurbulenceSesto brano del sesto album dei Dream Theater per un titolo in cui ci si riferisce al numero sei (e alla teoria dei sei gradi di separazione, anche se poi il contenuto del concept è del tutto diverso); ancora una volta la band torna a giocare con i numeri. “Six Degrees” è un’opera talmente mastodontica da avere avuto bisogno di un CD a parte tutto per sé, e a conti fatti resta ancora oggi il brano più lungo scritto da Petrucci e soci. Interessante comunque il tema trattato nelle sue parti, che si possono considerare anche come brani a sé stanti (dopo l’ormai scontata apertura strumentale), che è quello delle diverse sfumature della pazzia, descritta a volte dall’esterno, a volte in una sorta di monologo interiore. “The Test That Stupmed Them All” ha un testo crudo e diretto, dove si parla di fiumi di adrenalina e di un mondo immaginario costruito per allontanarsi dalle delusioni: un giudizio spesso troppo affrettato che nel caso di questo personaggio non basta per curare una cura, per cui si accenna anche all’elettroshock.

War Inside My Head” anticipa anche musicalmente quello che succederà dopo e descrive le sensazioni di un altro io narrante che “sente le voci”. Al contrario, “Goodnight Kiss” contrasta in modo quasi feroce con i brani precedenti e ci mostra una sfumatura nascosta della pazzia, il dolore di una donna che ha perso il proprio figlio, non riesce a darsi pace per questa perdita e si abbandona al suo dolore con rassegnato silenzio. La suite prosegue su questa pista, con variazioni di stile che cercano di riprendere le diverse sfaccettature dei misteri delle alterazioni della mente umana; si tratta di un’impresa ancora quasi titanica, che aggiunge un tassello a uno dei temi preferiti dei Dream Theater, l’esplorazione dei sentimenti universali, con un occhio di riguardo soprattutto verso le debolezze (Anna Minguzzi).


OCTAVARIUM (“Octavarium“, 2005)

cover_1457161122008Full Circle. Questa la tematica di “Octavarium“, una tematica che in parte i Dream Theater avevano accennato in Scenes From A Memory ma che ora, anche e soprattutto in funzione del traguardo dell’ottavo album, affrontano in modo compiuto e completo. Se vogliamo l’intero album è legato al concetto del “ritorno al punto di partenza” ma è ovviamente nella titletrack e suite di “Octavarium” che Petrucci e soci sviscerano il tema. La particolarità della suite, che va ben oltre i 20 minuti, è la suddivisione in diversi momenti che affrontano apparentemente tematiche totalmente diverse, con i testi scritti a sei mani da Petrucci, LaBrie, Portnoy, ognuno però in modo isolato.

Si va dall’uomo comune che, nel volere evitare la normalità e la quotidianità, finisce poi per diventarne inevitabilmente parte (Someone Like Him), alla malattia di cui la catalessi è inizio e fine in una sorta di dolce sollievo (Medicate – Awakening), cambiando poi totalmente in “Full Circle” con Portnoy che utilizza la tecnica del Cento in una sorta di tributo spassionato al progressive rock, anche questo visto come inizio e fine, probabilmente della stessa musica della band. Andando verso la conclusione, il concept sembra a questo punto abbracciare l’intero album in “Intervals“, con le otto strofe della sezione contenenti ognuna un riferimento ai precedenti brani, sempre quindi in un movimento circolare fino a culminare nell’urlo disperato di LaBrie: “Trapped Inside This Octavarium“, uno dei momenti più intensi della discografia dei Dream Theater. “The Story Ends Whrer It Begins“, il full circle continua.

Octavarium“, oltre ad essere uno dei pezzi più belli scritti dalla band, rappresenta in un certo senso anche la celebrazione della band stessa che, attorno ad un album apparentemente più leggero, costruisce un involucro complesso e affascinante, caratterizzato da una doppia chiave di lettura: ontologica e musicale. (Tommaso Dainese)


IN THE PRESENCE OF ENEMIES (“Systematic Chaos” 2007)

Dream_Theater_-_Systematic_Chaos“In The Presence Of Enemies” (con sottotitolo “The Heretic And The Dark Master”) è la lunga suite divisa in due parti (scelta operata per non ripetere il modus operandi della pubblicazione di suite presentate nella loro interezza come “Six Degrees Of Inner Turbulence” e “Octavarium”) posta in apertura e in chiusura del bellissimo “Systematic Chaos” del 2007 tipicamente Dream Theater per contenuti musicali complessi, cambiamenti d’umore e melodie.

La storia creata da John Petrucci nel pezzo è ispirata da un “manhwa” (fumetto) coreano intitolato “Priest” dal mood estremamente dark; sintetizzando il testo parla di qualcuno che perde sé stesso sprofondano nell’oscurità e cercando di lottare contro di essa. Questa oscurità è rappresentata dal Dark Master che arriva a circondare tutto quanto sta intorno al protagonista che deve affrontare i propri demoni.

Sicuramente niente di epocale a livello lirico ma comunque uno dei pezzi più strutturati dei Theater, presente nelle scalette live per molti anni. (Alberto Capettini)


ILLUMINATION THEORY (“Dream Theater” 2013)

Dream theater illumination theoryCon l’esclusione del nuovo “The Astonishing” che fa storia a sé, “Illumination Theory” è l’ultima lunga suite partorita dai Dream Theater in ordine di tempo nonché traccia conclusiva dell’album eponimo; è stato anche realizzato un picture disc 12” in edizione limitata in occasione del Record Store Day del 2014.

In realtà essa non ha un contenuto lirico particolarmente stimolante (anche perché due delle cinque parti in cui è suddivisa sono strumentali) ma tratta in generale delle cose per cui un uomo vive, muore o addirittura arriva ad uccidere. (Alberto Capettini)


TWELVE-STEP SUITE – (Vari Album)

Schermata 2016-01-26 alle 00.05.52Probabilmente la suite più anomala all’interno della discografia dei Dream Theater. Frutto della creatività di Mike Portnoy, la Twelve-Step Suite è composta da cinque brani, distribuiti in cinque album, da “Six Degrees” fino a “Black Clouds” e percorre il metodo dei 12 passi compiuti dagli alcolisti nel percorso di riabilitazione.  Per una volta vengono abbandonati temi astratti o di fantasia, entrando nella storia personale proprio di Portnoy che, alla conclusione del tour di “Scenes From A Memories”, decide di iniziare a risolvere i suoi problemi con droga e alcol che a quel punto stavano per prendere il sopravvento sulla sua persona e sulla sua performance. In realtà già in “The Mirror” da “Awake”, Portnoy parla del suo problema con l’alcol e l’abuso, brano che poi viene citato a più riprese nella suite.

La particolarità è proprio quella di dividere la suite lungo 5 album, con l’intenzione poi di suonarla interamente dopo la pubblicazione di “Black Clouds”, idea poi però mai concretizzatasi. Ogni brano raccoglie più passi, iniziando da “The Glass Prison” (Six Degrees). A questo punto sono già passati due anni dall’ultimo drink di Portnoy ma la terapia è ancora lunga e la guarigione complessa. Si inizia con la presa di coscienza del proprio problema, con Portnoy che si rinchiude nella Prigione di Vetro in cerca però di una luce a cui segue la richiesta di aiuto nel secondo movimento: “Help Me – I Can’t Break Out This Prison Alone”. Alla fine della thrasosa traccia, si apre la speranza: “The Door Was Wide Open”. Il secondo capitolo è “This Dying Soul” del super heavy “Train Of Thoughts” in cui viene ripreso il tema dello specchio, tratto appunto dal brano “The Mirror”, citato ad inizio testo. Portnoy affronta il tema dell’adolescenza, scavando in se stesso per capire il motivo della sua dipendenza: “Turning All That Pain Into Blame and Hate”. Si inizia a percorrere la via della guarigione attraverso un dolore necessario, affrontando i propri demoni.

Twelve-stepIl terzo episodio è “The Root Of All Evil” che riprende esattamente da dove “This Dying Soul” si conclude. In realtà il brano riprende musicalmente e liricamente molti dei passaggi del suo antecedente, rendendolo forse meno originale e interessante anche nella narrazione. Ben più rilevante è “Repentance”, da “Systematic Chaos”, un brano molto floydiano e distante dall’aggressività  che caratterizzava i brani precedenti. Torna il tema di “The Mirror” e in questa sezione Portnoy fa ammenda dei suoi errori, realizzando i danni che ha provocato a causa della sua dipendenza, a se stesso ma soprattutto agli altri: “All The Damage Now So Clear And Evident”. Nella parte conclusiva del brano, Portnoy raccoglie la testimonianza di tanti colleghi musicisti che tramite la loro voce chiedono scusa per il male che hanno provocato con il loro atteggiamento e con i loro abusi. Tra i tanti Steve Vai, David Ellefson, Mikael Akerfeldt, Corey Taylor.

Si arriva quindi all’ultima cazone, “The Shattered Fortress”, tra gli ultimi brani incisi da Portnoy con i Dream Theater. Il brano racconta di un Portnoy finalmente pronto a vivere in modo diverso, affrontando i propri demoni con la gioia. La fortezza è stata abbattuta, la luce ha vinto. “Look In The Mirror, what’s that you see? / The shattered fortress, fly now be free”. Ora è lo stesso Portnoy a dover aiutare chi si troverà nello stesso suo stato.

Curiosamente proprio questo ultimo brano non verrà suonato durante il tour ma sarà poi riproposto dai Dream Theater senza Portnoy durante il tour a supporto di “Dream Theater”, una scelta quanto meno bizzarra. Sberleffo o omaggio? (Tommaso Dainese)

E per concludere, la nostra playlist su Spotify con tutti i brani dello speciale.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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  1. Petrus - Italian Dreamers

    Prima di tutto sarebbe buono se i redattori di questo articolo sapessero distinguere i due concetti di Concept e Suite che già tra loro sono molto ma molto diversi e complessi. Inoltre, scrivere certe baggianate solo perchè qualcuno ha visto “ben” 20 concerti dei DT nella sua vita è assolutamente in-commentabile. Ci sono fonti molto più veritiere che hanno pubblicato articoli approfonditi su album, concept e suite dei Dream Theater negli anni… documentatevi almeno !

    Alcuni esempi qui sotto

    Six Degrees : https://view.publitas.com/italiandreamersofficial/metropolzine-14/
    Scenes from a memory https://view.publitas.com/italiandreamersofficial/metropolzine-06/
    Images and Words https://view.publitas.com/italiandreamersofficial/metropolzine-15/

    Reply
    • Tommaso Dainese

      Ciao Petrus, ipotizzando che questo sia il tuo nome. Qui Tommaso Dainese, caporedattore di Metallus.it. Siamo consapevoli della presenza online di testi e approfondimenti sui Dream Theater e sulle loro creazioni. Siamo anche ben consapevoli che tali pubblicazioni, come ad esempio quelle che ci hai citato tu, sono dedicate a un pubblico di super appassionati, sicuramente non a un pubblico più ampio che magari potrebbe non aver voglia o sentire la necessità di leggere 64 pagine di Webzine per album.

      Il nostro obiettivo è di rendere fruibile e interessante qualcosa che le persone potrebbero non conoscere e che magari approfondiranno.

      Se poi abbiamo scritto delle “baggianate”, termine che non utilizzeremo mai e poi mai nei tuoi confronti e verso le pubblicazioni che ci hai citato, ti chiediamo gentilmente di segnalarle, fermo restando che riteniamo che la verità assoluta su queste cose non esista e che spesso, la libera interpretazione di testi e significati, sia ciò che rende questi brani così interessanti.

      Abbiamo il pregio (che per alcuni può essere un difetto), di scrivere sempre con il cuore, più che con la testa, senza lasciarci andare al tecnicismo. Lo lasciamo ad altri.

      Un saluto e ci vediamo a marzo, noi ci saremo… e voi? 🙂
      Tommaso

      Reply (in reply to Petrus - Italian Dreamers)
  2. Marco Petrus Petrini

    Ciao Tommaso, il mio nome è Marco Petrini e ho curato (insieme ad altre persone) l’Italian Dreamers, ovvero il fan club dei Dream Theater per l’Italia dal 1993 al 2007. Se vuoi informazioni sull’Italian Dreamers puoi tranquillamente cercare la nostra pagina facebook (il sito è in rifacimento) o una delle pagine facebook chiamate YtseItalia. Visto che ipotizzi che Petrus sia il mio nome vuol dire che purtroppo non conosci la storia del fan club e visto che ho lasciato il mio indirizzo nei commenti ti invito a contattarmi alla mail che ho lasciato per poter approfondire il discorso e criticare il tuo articolo su ogni punto errato che avete riportato. La verità assoluta in un testo di una canzone esiste sempre se il tuo punto di riferimento e confronto è la persona stessa che ha scritto il testo della canzone, ovvero uno qualsiasi dei membri dei Dream Theater con i quali sono tutt’ora strettamente in contatto. La nostra non è mai stata una webzine, quelle che ti ho segnalato sono semplicemente delle pubblicazioni in PDF di Fanzine cartacee che l’Italian Dreamers ha distribuito negli anni insieme ad una marea di altre cose ai soci dei fan club. Mi pare strano che un capo redattore di un website di caratura come il vostro (per il quale in passato ho pure scritto articoli se non sbaglio) non conosca un Fan Club importante come l’Italian Dreamers. Dall’altra parte capisco bene la vostra buonissima volontà e il vostro cuore, ma quando un articolo è oggettivamente sbagliato e ho fonti e prove certe per criticarlo costruittivamente (la parola baggianate dalle mie parte è una parola simpatica e non offensiva) mi viene di istinto farlo visto che ho passato buona parte della mia vita a trasmettere il verbo dei Dream Theater ai fans italiani. A marzo io ci sarò come ad ogni altro concerto dei DT su terra italiana dal 1993 ad oggi oltre a tutti quelli visti all’estero 😉

    Reply
    • Tommaso Dainese

      Ciao Marco. Rimango dell’idea che la verità assoluta non esista e che in ogni caso la libera interpretazione di un’opera sia non solo un diritto di chi la ascolta, ma soprattutto una necessità che valorizza l’opera stessa.

      Certo, conosciamo bene il fan club, di cui uno degli autori ne è stato anche parte. Ci fa piacere che tu sia in contatto con la band, ma noi rimaniamo dell’idea che l’interpretazione dei brani che abbiamo narrato sia libera e soggettiva. Il parere degli artisti stesso è sicuramente cruciale, ma questo non ci impone di seguirlo alla lettera. Per lo stesso motivo esistono diverse recensioni, diverse webzine e diversi fanclub.

      In ogni caso, non è un mio articolo ma bensì un articolo collettivo. Ci fa sempre piacere discutere di musica e di quello che ne ruota attorno, ma ci sentiamo di declinare l’invito al confronto su ogni presunto punto errato. Non perché pensiamo di avere in mano la verità assoluta, ma perché ribadiamo questa è la nostra interpretazione di un’opera. In ogni caso penso che questo, anche per coinvolgere altri appassionati della band, sia il luogo adatto per confrontarsi, in modo da rendere partecipi i lettori. Un confronto diretto sarebbe sterile e improduttivo, se non nei limiti delle nostre persone.

      Ciaoooz
      Tom

      Reply (in reply to Marco Petrus Petrini)

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