Death SS: “Heavy Demons” – 25th Anniversary Track By Track

Terzo sigillo del percorso discografico dei leggendari Death SS, “Heavy Demons” è l’album più marcatamente classic metal e di forte impatto composto dall’ensemble di Steve Sylvester. Era il 1991, dagli Stati Uniti arrivavano con prepotenza delle nuove tendenze e il metal sembrava dato per spacciato. Ecco però che una band italiana sforna non solo uno dei capitoli più significativi della propria discografia, ma un grandioso album di hard’n’heavy da far rientrare negli annali del genere.

Retto da tematiche horror e con il gruppo “trasformato” dalle tipiche maschere dei mostri cinematografici, “Heavy Demons” è un magnifico compromesso tra la forza del metal e le capacità di intrattenimento della musica. Senza mai ricorrere a ritornelli radiofonici o trovate da mezza classifica, il disco infila dodici brani di una potenza straordinaria, resi ancora più unici da quell’alone, in parte realmente magico e in parte teatrale che gravita intorno a Steve, da sempre frontman e mente del progetto.

Venticinque anni più tardi, “Heavy Demons” rimane un disco straordinariamente attuale (vogliamo dirlo che al giorno d’oggi una band di power metal firmerebbe carte false per fare un album così? E diciamolo!), misterioso nelle sue atmosfere e ficcante dalla prima all’ultima nota (Andrea Sacchi)

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01. Walurpisnacht

La notte delle streghe è arrivata. L’intro sinistra, in un senso puramente cinematografica, figlia delle colonne sonore dei classici horror (Hammer ma non solo) apre la strada a quello che è uno dei migliori album dei Death SS. Santa Walpurga viene evocata in una sorta rito di poco più di due minuti, che idealmente (con tematiche differenti) riprende esattamente dove Steve Sylvester ci aveva salutati con Black Mass. Pronti per i Demoni? La voce narrante è di Oliver Reed. (Tommaso Dainese)


02. Where Have You Gone

Dopo l’inquietante introduzione il disco entra subito nel vivo con il brano che la band ha scelto anche come singolo ad anticipare l’uscita del disco. “Where Have You Gone?” è un classico dell’heavy metal nostrano, trascinato da un riff estremamente corposo e sostenuto da un sound forse non perfetto che però per l’epoca era estremamente moderno e potente (lo definiremmo proto-power) e dal peso internazionale (qualità non certo scontata nella scena italica dei tempi). Le liriche sono però più riflessive e pongono l’accento sull’indifferenza divina alle sofferenze del mondo. Qualche passaggio in doppia cassa e il finale in accelerazione raggiungono quasi la violenza del thrash e fanno davvero una gran effetto. Una delle tracce top del disco. (Riccardo Manazza)


03. Heavy Demons

La canzone che dà il tiolo all’album è un vero e proprio inno di metal classico, forse uno dei pezzi più trascinanti e anthemici mai composti dalla band. Non è un caso che il gruppo pesarese lo inserisca spesso nelle battute finale dei propri concerti suscitando l’entusiasmo di fans vecchi e nuovi, tutti pronti a cantare l’irresistibile ritornello insieme a Steve. E il termine “irresistibile” è proprio quello che più si addice a questo pezzo, efficace in tutta la sua durata e di grande impatto, nella melodia portante, nell’assolo dannatamente catchy e in quel ritornello che letteralmente farebbe cantare anche un morto! (Andrea Sacchi)


04. Family Vault

Come da copione i Death SS non rinunciano al loro lato più horror e una canzone oscura e dark come “Family Vault” rispetta in pieno questa tradizione. Si tratta della canzone più lunga ed articolata della tracklist e dopo un’apertura lasciata ad una delicata chitarra acustica (suona da Andy Fois dei Sabotage, già membro stabile della band nelle uscite appena precedenti), accompagnata dalla voce narrante di Steve Sylvester, la canzone si sposta di registro, ripartendo con un riff vagamente a la Ozzy Osbourne e un ritmo cadenzato che progressivamente prende slancio per poi arrivare al coro. Una struttura classica per l’hard & heavy, ma davvero giostrata con equilibrio e il giusto gusto, con anche alcuni inserti di tastiera ben pensati e una parte solista davvero bella. (Riccardo Manazza)


05. Lilith

Brano sulfureo e misterioso, “lilith” è uno dei pezzi più in linea con la spirito luciferino che anima i Death SS, ma seguendo il forte impatto classic metal di “Heavy Demons”, risulta comunque parecchio coinvolgente. Aperto da un giro di basso di Andy Barrington, il brano ha un incipit doomish vagamente sabbathiano, con Steve che sceglie una tonalità più profonda. Ecco che la canzone esplode nel solenne giro di tastiere e in un refrain epico, per poi riprendere e concludersi in un ottimo assolo che a sua volta sfuma nelle potenti tastiere. (Andrea Sacchi)


06. Peace of Mind

Cavallo di battaglia della band, posto spesso in apertura dei suoi concerti, “Peace Of Mind” costituisce una galoppata trascinante e irresistibile. Il suo inizio di tensione è degno delle migliori colonne sonore di film horror, ma lascia presto spazio a un rocciosissimo brano heavy metal: l’ideale per presentare il gruppo in occasione dei live e far calare il pubblico nei suoi esoterici show. La canzone non è dunque solo una delle più rappresentative del disco, bensì un vero e proprio classico nella produzione dei Death SS. (Matteo Roversi)


07. Way to Power

Dopo la tirata metallica di Peace Of Mind, arrivano i toni ben più onirici di “Way To Power”, canzone che mostra più evidentemente l’interesse di Steve Sylvester verso l’occultismo, verso la fonte della conoscenza e indirettamente verso le domande fondamentali che l’uomo si pone ogni giorno. Musicalmente siamo su territori ben più rilassati e distesi, magici appunto, un tema musicale che sarà poi sempre presente nei successivi sigilli dei Death SS, sublimato però sei anni dopo in “Do What Thou Wilt” (Tommaso Dainese)


08. Baphomet

Tra i temi trattati da un gruppo come quello capitanato da Steve Sylvester non poteva mancare una composizione dedicata alla figura più conosciuta dell’intero panorama occulto, ovvero il Bafometto, del cui culto misterioso furono accusati cavalieri Templari. Musicalmente il brano è un metal dal taglio estremamente classico, anticipato da una riuscita introduzione corale che sfocia in un riff tipicamente maideniano e caratterizzato una struttura agile e melodica. Ancora una volta è però sono il sound estremamente azzeccato e la perfetta linea vocale a rendere il pezzo trascinante e orecchiabile il giusto. L’ennesimo brano che colpisce il centro pieno. (Riccardo Manazza)


09. Inquisitor

Brano apparso originariamente nell’EP “Evil Metal” del 1983 e per l’occasione ri-registrato con la nuova formazione che vede Steve Sylvester alla voce. “Inquisitor” è un mid-tempo anthemico ed evocativo, in cui emerge ancora più evidente l’influenza Classic Heavy Metal. Le liriche richiamo le vicende dell’Inquisizione e del ruolo determinante che ha avuto per centinaia di anni, quando con la violenza, le torture e la morte sul rogo ha imposto il dogma cattolico. Il sadismo di certe pratiche, l’oscurantismo in cui per secoli l’uomo è stato costretto a vivere diventano musica grazie alla prova di Sylvester e gli intrecci chitarristi di Jason Minelli e Al Priest. (Pasquale Gennarelli)


10. Templar’s Revenge

Continuano i brani a sfondo religioso dedicato, questa volta, all’ordine dei Templari. Dopo aver per anni rappresentato il braccio armato della Chiesa, l’ordine venne soppresso da FIlippo il Bello, con il supporto del papa Clemente V, che mandò al rogo migliaia di templari. Eppure, la vendetta del Templare si materializzerà e l’ingiustizia subita da questi difensori della fede prenderà corpo. Questo passaggio drammatico viene richiamato nelle lyrics di questo brano Heavy Metal dalle tinte aggressive e rabbiose, che sovente richiama il Thrash degli anni ’80 per il mood generale. “Templar’s Revenge” è sostenuto da una sezione ritmica martellante e potente oltre all’ennesima prova maiuscola di Sylvester dietro il microfono, sempre espressivo ed evocativo con le sue vocals. (Pasquale Gennarelli)


11. All Soul’s Day

“All Soul’s Day” è un pezzo più rilassato e rarefatto rispetto alla media generale del disco, che si orienta quasi sempre verso ritmi più veloci o lidi più anthemici. La canzone beneficia di un bel coro nel proprio refrain, molto ad effetto, e di pregevoli arpeggi di chitarra e partiture di tastiera a farle da accompagnamento, nonché di un ottimo assolo centrale. Non saremo davanti al brano più famoso di “Heavy Demons”, ma anche la presente traccia merita e contribuisce a consolidare l’eccellente fama del platter. (Matteo Roversi)


12. Sorcerous Valley

Le tastiere e le orchestrazioni estremamente solenni e magniloquenti della conclusiva “Sorcerous Valley (Back To The Real)” costituiscono il perfetto sigillo di chiusura per “Heavy Demons”. Il pezzo, completamente strumentale, è dotato di grande fascino e atmosfera e mantiene elevato il livello di tensione che pervade tutto l’album. Il luciferino marchio di fabbrica dei Death SS, impresso ovviamente sul presente platter, trova insomma maniera di manifestarsi anche in questa particolare traccia instrumental. (Matteo Roversi)

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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  1. daniele

    che band ragazzi qsto cd lo praticamente consumato nell ascolto

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