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Death Metal – I 12 Migliori Album Usciti nel 1991

Death metal. 1991. Per chi ama l’estremo sono parole più che sufficienti a capire che stiamo per parlarvi di un periodo che definire clamoroso è quasi riduttivo. Se infatti il death metal aveva timidamente mosso i primi passi fuori dall’underground negli anni precedenti, in questa annata il valore del genere esplode con tutta la sua primordiale brutalità in un guazzabuglio ricco di grande qualità e altrettanta diversità che ci porteranno a vivere un paio di annate così zeppe di capolavori riconosciuti (ma anche di decine di fantastiche uscite rimaste solo per cultori) che ancora oggi sono l’apice indiscusso e la fonte primaria d’ispirazione di un movimento che comunque rimane tra i più attivi e vitali della scena mondiale. A dimostrazione di tanta grazia è stato davvero difficile scegliere i dischi di cui parlare, trovandosi costretti a scartare lavori che in altre annate sarebbero probabilmente stati tra i top 5, ma quello che ci propone la nostra sporca dozzina è una selezione di album immortali che nessun fan del metal che si definisca tale può far mancare dalla propria collezione. (Riccardo Manazza)


Atheist - Unquestionable PresenceATHEIST – Unquestionable Presence

(Active Records)

Dopo la pubblicazione di “Piece Of Time”, disco di esordio degli Atheist che li introdusse nell’universo della musica estrema con un canonico Death Metal, la band ha dovuto incassare un duro colpo basso dal destino: il talentuoso bassista Roger Patterson resta coinvolta in un incidente durante il tour mondiale e perde la vita. Ciò nonostante il gruppo decide di mettersi all’opera arruolando l’ex-bassista dei Cynic Tony Choy e dà alle stampe questo “Unquestionable Presence”, un vero e proprio fulmine a ciel sereno per la scena Death mondiale. Le composizioni degli Atheist diventano più articolate e complesse con ritmiche dispari, un rifframa denso e variegato, la sezione ritmica dinamica e stratificata, il tutto fortemente influenzato dal fusion jazz. Ascoltate l’opener “Mother Man”, “An Incarnation’s Dream” o la title-track per avere un’idea di ciò che vi attende lungo i solchi di questa pietra miliare che darà origine al movimento Technical Death Metal. L’attitudine estrema e l’approccio metallico non verranno accantonati, semplicemente tutta la rabbia e l’urgenza di questi otto brani verrà declinata attraverso un approccio meno diretto ma ricco di sfaccettatura, tante piccole perle da cogliere ascolto dopo ascolto. Una presenza indiscutibile nella discografia di ogni metallaro vero! (Pasquale Gennarelli)


Autopsy - Mental FuneralAUTOPSY – Mental Funeral

(Peaceville Records)

Se da un lato durante questo 1991 assistiamo alla pubblicazione di gemme che porteranno alla nascita del Technical Death Metal, allo stesso tempo vengono pubblicati dischi che portano oltre ogni limite il livello di brutalità, cattiveria e violenza presenti in un disco Death Metal. È il caso dei Autopsy, la band fondata dall’ex batterista dei Death, Chris Reifert. Dopo un disco di esordio fortemente influenzato dalle coordinate tracciate dalla band di Chuck Schuldiner, “Severed Survival”, questo “Mental Funeral” porta avanti in maniera grezza e diretta il percorso intrapreso arricchendo la propria proposta con degli inserti Doom Metal che consentono alla band di adottare maggiori soluzioni compositive. I brani che compongono questo disco hanno una struttura semplice, di chiara matrice Death, che spesso si dilata e vira verso atmosfere cadenzate, crepuscolari, claustrofobiche. Ma si tratta di brevi attimi prima che le ritmiche e gli assoli ripartano a velocità assurde, sostenuta. L’attitudine estrema, quasi sfacciata in certi frangenti, porta alla realizzazione di brani come “In the Grip of Winter”, “Torn from the Womb”, “Slaughterday” e la title-track sono immortali dimostrazione di un modo marcio e sanguinario di intendere e suonare Death Metal. (Pasquale Gennarelli)


Bolt Thrower - War MasterBOLT THROWER – War Master

(Earache Records)

Il contributo dei Bolt Thrower alla crescita della scena death metal è indiscutibile. Già conosciuti da tutto l’underground per le loro precedenti uscite i nostri arrivano com “War Master” a fare il botto, trasportando definitivamente il loro sound in una dimensione epica e dai rimandi doom, per creare quella miscela di ritmi rallentati e groovy, immaginario guerresco e riffing pesantissimo che è il loro marchio di fabbrica. Una migliore focalizzazione degli elementi che porta a canzoni mediament più lunghe e strutturate rispetto alle prime uscite e che ci regala perle immortali come “Unleashed (Upon Mankind)”, la mitica “Cenotaph” e la cavalcata inarrestabile di “War Master”.  Nel complesso c’è quel poco di melodia in più che permette alle canzoni di aumentare il livello di accessibilità e guadagnare immediatezza, ma nulla di ciò che la band aveva saputo creare in termini di brutalità e potenza viene tralasciato. Qualche accenno grind rimane nei passagi più veloci, così come l’attitudine crust degli esordi si fa sentire nelle scelte dei suoni, ma ormai i Bolt Thrower hanno creato un loro linguaggio e un modo unico di interpretare il death metal Disco superbo. (Riccardo Manazza)


Carcass – Necroticism - Descating The InsalubriusCARCASS – Necroticism – Descating The Insalubrius

(Earache Records)

Da gruppo zimbello per molti, accusati di non saper suonare e di fare solo rumore, i Carcass piazzano il primo colpo grosso con questo album, in grado di mettere d’accordo gli appassionati del metal estremo con i detrattori che fino alla prova precedente li hanno denigrati. La doppietta iniziale con “Inpropagation” e la celebre “Corporal Jigsore Quandary” vale da sola la produzione di parecchi gruppi messi insieme e le trame chitarristiche di Michael Amott e Bill Steer percorrono le ritmiche di Ken Owen alla batteria e di Jeff Walker (al basso e al marciume vocale).Il suono è cupo, con intro vocali e riff devastanti che accompagnano i testi sempre incentrati sui cadaveri e l’anatomia patologica. “Pedigree Butchery”, “Lavaging Ecpectorate of Lysergide Composition” e “Symposium Of Sickness” sono veri e propri capisaldi di un genere che in futuro verrà preso a riferimento da molti, fra melodie malate e irruenza death/grind. Disco e gruppo imprescindibile, capolavoro assoluto ed attuale di un genere che anche grazie a queste canzoni è riuscito a ricavarsi una nicchia altrimenti impensabile, prima.  (Fabio Meschiari)


Death – HumanDEATH – Human

(Relativity)

Il percorso intrapreso anni addietro tra i solchi del seminale “Scream Bloody Gore” e cristallizzato nei successivi due album (“Leprosy” e “Spiritual Healing”) trova la sua massima espressione in questo “Human”, forte di una formazione stellare che accanto al mastermind dei Death, Chuck Schuldiner, vede il bassista Steve Di Giorgio, il batterista Sean Reinert e il chitarrista Paul Masvidal, questi ultimi due fondatori poi dei Cynic. Questo disco rappresenta l’inizio di una nuova fase per la band, una fase decisamente più matura in cui la maturazione del leader porterà alla codificazione di un modo diverso di concepire il Death Metal. Un processo di composizione che porterà alla realizzazione di riff affilati e strutturati, ritmiche dispari e una sezione ritmica martellante e mai monotona. L’alto livello tecnico dei membri permette di mantenere un approccio aggressivo e violento anche in fase esecutiva lascando sbalorditi per l’incredibile velocità con la quale vengono suonate partiture in cui fanno la comparsa elementi ora Progressive, ora Jazz lasciando, però, che il trademark del gruppo resti sempre ben presente.

Ma la vera svolta Schuldiner la compie in fase di scrittura, con testi che abbandonate tematiche gore e splatter si lanciano in un’analisi lucida e corrosiva della società contemporanea lasciando che tematiche sociali facessero capolinea nelle lyrics della band. Scegliere un brano esemplificativo di questo processo di crescita è difficile e sarebbe penalizzante, ma sarà facile restare colpiti dalle bordate di “Flattening Of Emotions” e “Lack Of Comprehension”, dalle atmosfere sognanti di “Cosmic Sea” o dalla corrosiva “Suicide Machine”. Da questo momento la band si lancerà in una ricerca stilistica che affinerà tanto i testi, sempre più introspettivi e attenti al quotidiano, quanto la musica, sempre più complessa e articolata. Un disco figlio di un percorso lungo e travagliato, un disco pietra miliare per il Death Metal. (Pasquale Gennarelli)


Dismember - Like An Ever Flowing StreamDISMEMBER – Like An Ever Flowing Stream

(Nuclear Blast)

Il debutto dei Dismember, insieme a quello degli Entombed e degli Unleashed (band che trovate citate in questo stesso speciale), costituisce uno dei pilastri fondamentali dello Swedish Death Metal. Evocativo fin dal suo splendido titolo, “Like An Ever Flowing Stream” è un concentrato di aggressività e al contempo di atmosfere malinconiche, come la migliore tradizione del genere vuole. La cattiveria esecutiva e un profondo senso di sofferenza creano infatti in questo platter un connubio perfetto. Dalle compatte e furiose schegge “Soon To Be Dead” e “Skin Her Alive” alla potente e solenne “Override Of The Overture”, dal ritmo indiavolato di “Bleed For Me” alla straziante malvagità di “Dismembered”, dalla crescente frenesia di “And So Is Life” al tetro macigno “In Death’s Sleep” posto in chiusura, il death metal scandinavo prende forma traccia dopo traccia proprio tra i solchi di questo disco. Il primo album del combo di Stoccolma è un capolavoro cupo e maestoso, una pietra miliare dell’irripetibile scena svedese dei primi anni ’90: il suo titolo è quanto mai azzeccato, perché questo flusso sonoro è davvero destinato a scorrere per sempre.  (Matteo Roversi)


Entombed – ClandestineENTOMBED – Clandestine

(Earache Records)

Appena un anno prima gli Entombed avevano scritto un capitolo seminale del death metal svedese con il formidabile debutto “Left Hand Path”, ma non paghi si ripetono su altissimi livelli anche nel 1991 con il suo successore “Clandestine”. Questa volta manca un tratto distintivo della band, ovvero lo sporco cantato del rude L-G Petrov, che abbandona temporaneamente il gruppo causa dissidi interni; le linee vocali vengono perciò prese in carico dal batterista/fondatore Nicke Andersson, ma nonostante questo sensibile cambio il disco esce comunque un masterpiece. “Living Dead”, “Sinners Bleed”, “Evilyn”, “Stranger Aeons” e “Crawl” sono solo alcune delle perle che compongono questo affresco teso, forte e maligno della musica estrema scandinava. Una notevole e devastante tecnica chitarristica, che influenzerà tanto metal negli anni a venire, fa il resto nel consegnare questo lavoro alla storia. Ultima nota per chi volesse procurarsi quest’album fondamentale: consigliamo vivamente la reissue del 2008 della collezione “Earache Classic Series”, con una sontuosa confezione in cartone e un bellissimo DVD bonus comprendente un live completo e svariati video clip. (Matteo Roversi)


Malevolent Creation - The Ten CommandmentsMALEVOLENT CREATION – The Ten Commandments

(R/C Records)

Esordio col botto per gli americani di Phil Fasciana. Il primo vagito dei Malevolent Creation fu (ed è tutt’ora) uno di quei dischi death metal da mandare a memoria: crudele, inesorabile ed irripetibile. Irripetibile perché “quel” 1991 per il death metal fu un anno memorabile, fatto di dischi spettacoli e di una scena che canzone dopo canzone si andava rafforzando conquistando il favore del pubblico. E propri in questi “dieci comandamenti” del death metal la scena trovò ulteriore lustro: canzoni come pugnalate, dai forti tratti thrash (Slayer su tutte le altre influenze) e dalla concretezza unica. “Premature Burial”, Decadende Within” e la title track sono solo alcuni esempi di un album che si può tranquillamente considerare come una delle pietra d’angolo del genere. Si ripeteranno con il successivo “Retribution” e con il sottovalutato dal grande pubblico (e per certi versi anche dalla stampa di settore) “Envenomed”, ma non raggiungeranno più i livelli di “The Ten Commandments”.  (Saverio Spadavecchia)


Morbid Angel - Blessed Are The SickMORBID ANGEL – Blessed Are The Sick

(Earache Records)

Un secondo album difficile, a causa del mix che i Morbid Angel arrivano a proporre dopo lo stratosferico “Altars Of Madness”: un magma ribollente di ferocia, paludi sonore melmose e dense come l’odio espresso dalla voce di David Vincent (anche al basso), le chitarre impazzite di Trey Azagthoth e Richard Brunelle supportate dal drumming devastante di Pete Sandoval. Una produzione pulita e precisa, vituperata da molti puristi del death metal che storcono il naso anche di fronte agli inserti di tastiere e a certi passaggi fino ad allora non ortodossi. “Fall From Grace” è un’apertura tetra e opprimente, in grado di mettere subito sui binari giusti un album che tecnicamente è ineccepibile, riuscendo a raggiungere vette tecniche e di velocità ottime come nelle successive “Brainstorm” e “Rebel Lands”: i nuovi influssi si materializzano nelle keyboards di “Doomsday Celebration”, nella title track e nella conclusiva traccia strumentale, controbilanciate dalle furiose e distruttive “Thy Kingdom Come”, “Abominations” e “The Ancient Ones”. Un calderone ribollente in cui la blasfemia, la melodia, la potenza e la rabbia vengono mescolate in parti uguali per dare origine a un’opera venefica capace di stupire ancor oggi, ad anni di distanza, per la lucidità col quale questa nuova –ai tempi- materia pulsante viene maneggiata. (Fabio Meschiari)


Pestilence - Testimony Of The AncientsPESTILENCE – Testimony Of The Ancients

(R/C Records)

I Pestilence sono uno di quei gruppi la cui evoluzione ha sorpreso e diviso un’intera generazione di amanti dell’estremo. Partita come band death/thrash con un paio di demo davvero ben accolti, ma di fatto non troppo originali, la truppa guidata dal geniale Patric Mameli arriva in pochi anni a confezionare un disco ancora oggi definibile memorabile come “Testimony Of The Ancients”.  Spezzate con convinzione le catene formali di genere i Pestilence si lanciano in una sperimentazione tutta loro in cui tecnica strumentale, inventiva e coraggio si fondono in modo perfetto, portando alla creazione di quella che appare come una vera e propria sinfonia suddivisa in canzoni singole, collegate da piccoli inframmezzi strumentali o ambientali che funzionano da collante.

“The Secrecies Of Horror”, “Twisted Truth”, ma anche “Prophetic Revelations” o “Land Of Tears” sono dei superclassici che si ammantano di passaggi armonici personalissimi, incastri ritmici di pregio, assoli e variazioni sorprendenti… e tutto senza mai davvero prendere le distanze dai dettami basilari del death/thrash da cui la band era partita. Tutte scelte che li hanno posti tra i migliori avanguardisti di uno stile che forse solo anni dopo ha saputo riconoscere la grandezza inarrivabile di certe opere. (Riccardo Manazza)


Suffocation - Effigy Of The ForgottenSUFFOCATION Effigy Of The Forgotten

(R/C Records)

Death metal brutale, tecnico e disperato. L’esordio degli americani Suffocation divenne uno dei punti di svolta del genere, sviluppando (e portando all’estremo) la tecnica applicata alla violenza sonora. Frank Mullen, l’icona Terrence Hobbs e la batteria indemoniata di Mike Smith i punti di forza di una band che “spaccò” il metal con la sua rivoluzione sonora. Impossibile “scegliere” i gioielli della corona di un album ancora oggi adorato da legioni di fan, canzoni come schegge impazzite che a distanza di 5 lustri non sentono il peso dell’età. Ancora oggi un brivido sale quando risuonano le note di “Jesus Wept” e “Seeds Of Suffering”. Da segnalare anche la presenza ai cori (!) del buon George “Corpsegrinder” Fisher, ancora “piccolo” e sconosciuto cantante death metal (i Monstrosity, sua prima band vedranno la luce con “Imperial Doom” nel 1992) prima del botto con i Cannibal Corpse. Andranno perfino oltre questo esordio con l’incredibile “Breeding The Spawn” e con il come back (dopo quasi 10 anni di pausa) “Souls To Deny”. (Saverio Spadavecchia)


Unleashed - Where No Life DwellsUNLEASHED Where No Life Dwells

(Century Media Records)

Gli Unleashed non sono purtroppo una delle band che viene nominata più spesso quando si parla di Swedish Death Metal, ancora di più se il discorso si estende al death in generale, ma la loro importanza e la loro qualità sono davvero notevoli. Fondati nel 1989 dal cantante e bassista Johnny Hedlund, già noto per aver militato nei leggendari Nihilist, i nostri centrano il capolavoro già alla prima release, appunto il presente “Where No Life Dwells”. L’affascinante e malinconica introduzione acustica rappresentata dalla title track ci porta alla prima mazzata “Dead Forever”, quindi all’incontenibile galoppata “Before The Creation Of Time”, il pezzo più famoso della band, immancabile ai suoi concerti. Il disco si rivela poi in toto un fulgido esempio di metallo svedese, da cui vi consigliamo anche la massiccia “If They Had Eyes” e la grezzissima “… And The Laughter Has Died” fra le sue tante ottime tracce. Il debutto degli Unleashed è un piccolo classico, ancora troppo confinato alla sola cerchia dei cultori del metal estremo scandinavo, e merita di essere rivalutato o scoperto da molti più metalhead.  (Matteo Roversi)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. CommendmentsReborn

    Grazie ragazzi, tenete viva la memoria di Chuck!
    Ai metalkids di oggi dico “scoprite i Death” con Human e Symbolic e capirete cosa vuol dire fuoriclasse totale. Quanto ci manchi… R.I.P

    Reply

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