Dal Death Metal al Prog Rock: 25 anni di Katatonia

In linguaggio psichiatrico la catatonia è una sindrome riconducibile alla schizofrenia che implica alterazioni motorie e comportamentali. La persona colpita manifesta rigidità nei movimenti se non immobilità, accompagnata da mutismo, alienazione e rifiuto di alimentarsi. Uno stato di torpore simile a una morte di fatto su cui il gruppo svedese ha costruito una carriera musicale lunga e in costante evoluzione, avvalendosi di un panorama lirico vicino a questa condizione di “non umanità”. Ciò che però più conta è come la band sia annoverabile tra i fondatori di un certo modo di intendere il death metal (con toni malinconici e ritimi più lenti rispetto ad altri) e da lì abbia intrapreso un percorso artistico caratterizzante, arricchendo di volta in volta il proprio sound fino ad arrivare ad un progressive rock (definito per ovvie ragioni “depressive”) suggestivo e dalle molteplici sfumature, fermo restando il denominatore di quel malessere esistenziale.

Band di non facile fruizione e per questo ancora più soddisfacente per i suoi ascoltatori, i Katatonia tornano oggi con “The Fall Of Hearts”, un album che insiste ancora di più sui toni progressivi e romantici dei suoi predecessori immediati. Quello dei Katatonia è stato però un percorso lungo e ardimentoso che li ha portati a mutare le sonorità estreme a favore di altre sempre più ricercate che hanno fatto proprio un universo musicale, tra elementi black e death metal, goth rock, doom e prog. “The Fall Of Hearts”, ci piace pensare, non è il punto di arrivo, ma una nuova partenza di questo emozionante viaggio nei meandri più oscuri e nascosti dell’animo umano. Di cui i Katatonia, possiedono una chiave. (Andrea Sacchi)


Katatonia-Dance-Of-December-SoulsDANCE OF DECEMBER SOULS

No Fashion Records (1993)

I Katatonia di “Dance Of December Souls” non sono certo paragonabili a quelli odierni, ma il disco di debutto ebbe comunque un valore storico. Benché acerbo, l’album del 1993 (ricordiamo che il gruppo fu comunque arrivo anche tra il 1987 e il 1991 con il nome Melancholium) getta le basi per un’interpretazione nuova del death metal in chiave intima e pregna di cupo romanticismo, percorso comune a numerose band di quel periodo (My Dying Bride, Anathema, Paradise Lost e Novembre dalle nostre parti).

Nyström e Renkse, protetti allora dai war names Blakkheim e Lord Seth, iniziano il percorso dei Katatonia con un death metal ancora aggressivo e non troppo vario da un punto di vista ritmico, valorizzato però da soluzioni trasversali che ne accentuano il lato melodico. Buono, seppur ancora imperfetto, il contrasto si crea grazie a un death plumbeo e cadenzato (in chiave doom) e diversioni piene di torpore, tra profonde tastiere e voci femminili. Restano in mente la drammatica “Without God”, la più sperimentale “Dancing December”e il suo retrogusto darkwave, ancora “Tomb Of Insomnia”, una suite che nella struttura ricorsiva accoglie passaggi lisergici. Un lavoro ancora accostabile al metal estremo tradizionale ma con tante idee in via di sviluppo. (Andrea Sacchi)


Katatonia-Brave-Murder-DayBRAVE MURDER DAY

Avantgarde Music (1996)

Con il successivo “Brave Murder Day” non si può parlare propriamente di svolta, ma il sound dei Katatonia va incontro a un ulteriore sviluppo delle idee maturate nel debut. Il bello del disco non sta tanto nella scelta di una particolare struttura, ancora molto legata al doom/death, quanto nel riscontro emotivo creato da canzoni semplici ma di grande effetto, garantito dal giusto equilibrio tra potenza e melodia.

Lo notiamo subito nell’opener “Brave”, lunga e intensa suite dove funziona molto bene il contrasto tra la voce pulita di Renkse e il growl, decisamente più sobrio di Mikael Akerfeldt, special guest del disco. Il mood plumbeo del pezzo anticipa le sensazioni sparse nell’album, dove i ritmi iniziano a farsi un poco più ariosi e la band sviluppa con maturità il suo concetto di metal estremo. Citiamo inoltre la bella diversione “Day”, una romantica ballad e la ricorsiva, ipnotica “Endtime” tra i momenti migliori di un disco da riscoprire per comprendere l’evoluzione del gruppo e di questo tipo di sound. (Andrea Sacchi)


Katatonia-Discouraged-OnesDISCOURAGED ONES

Avantgarde Music (1998)

“Discouraged Ones” è un album diverso, in questo periodo storico dei Katatonia: abbandono totale del growl in favore di vocals pulite da parte di Jonas Renkse e un influsso darkwave che si palesa pesantemente da questa prova discografica. Una raccolta di canzoni tutto sommato semplici, senza particolari prove di forza strumentali ma che fin dall’iniziale “I Break” riescono a entrare sotto pelle: i cori di “Stalemate” (presente anche Mikael Akerfeldt degli Opeth) e l’alternanza fra acustico ed elettrico in “Deadhouse”, la stupenda “Cold Ways” e la lenta “Gone”, intima e raccolta su sé stessa. Essenziale nella batteria l’altro pezzo da novanta del CD, quella “Saw You Drown” che è probabilmente uno dei brani migliori composti in assoluto dai Katatonia e che fa di questo “Discouraged Ones” un’ottima prova, garanzia della qualità sempre raggiunta dal combo. (Fabio Meschiari)


Katatonia-Tonights-DecisionTONIGHT’S DECISION

Peaceville Records (1999)

Un ulteriore passo in avanti verso la trasfigurazione del gruppo, “Tonight’s Decision” riesce a rendere simbiontiche caratteristiche come l’immediatezza e la capacità di inserire passaggi dark e new wave, andando a farle diventare parte preponderante e rendendo la malinconia un vero e proprio velo etereo ma palpabile che ricopre tutto: c’è chi dice “ruffianeria”, ma oggettivamente si tratta di capacità innate di scrivere pezzi catchy ma oscuri come “Right Into The Bliss” e “Had To Leave”, suggestioni sintetiche (“This Punishment” e “A Darkness Coming”) ed essenzialità. Un album fondamentalmente emozionale, decadente ma che resta in una penombra in cui i contorni sono visibili nell’ombra della luce: soltanto un assolo fra le tracce di questo “Tonight’s Decision”, la comparsa di Dan Swanö alla batteria e la cover di “Nightmares By The Sea” di Jeff Buckley, per gli amanti delle questioni più da quindicinale riguardante il CD in questione. (Fabio Meschiari)


Katatonia-Last-Fair-Deal-Gone-DownLAST FAIR DEAL GONE DOWN

Peaceville Records (2001)

Malinconia a profusione, equilibrio fra diverse parti e volontà di essere riconoscibili ed orecchiabili: nonostante la robusta “Dispossession”, brano di apertura di questo “Last Fair Deal Gone Down”, che spiazza in nome di una pesantezza in parte sopita per i Katatonia, l’espressività lirica e sonora del gruppo diventa ancora di più riconoscibile sotto il vessillo del dark.

Canzoni quali “Tonight’s Music” e la minimale “We Must Bury You” centrano il bersaglio rendendo “Last Fair Deal Gone Down” uno delle prove più fulgide nella carriera della band: suono quadrato e dritto al sodo (merito di un batterista a tempo pieno come Daniel Liljekvist?), fra tentazioni malinconiche e acquerelli rabbiosi che si dipanano lungo tuta la durata dell’opera. (Fabio Meschiari)


katatonia-viva-emptinessVIVA EMPTINESS

Peaceville Records (2003)

“Viva Emptiness” fu il “click” che fece scattare qualcosa nel mondo artistico dei Katatonia e li porterà ad una seconda parte di carriera che abbandonerà l’asprezza dei primi lavori a favore della raffinatezza ormai eterea degli ultimi lavori. Un percorso non dissimile a quello degli amici fraterni Opeth (“One Year From Now” ne è chiaro esempio) per quanto riguarda l’utilizzo della voce pulita ma, ci permettiamo di dire, più organico e naturale.

La malinconia, ancora decisamente metallica, di pezzi epocali come “Ghost Of The Sun” o “Criminals” è monumento ad uno stile definito ma che cambiò pelle; nella magica “Will I Arrive” Jonas Renkse dimostra di aver trovato la sua dimensione come singer ma tutta la band sembra muoversi all’unisono. Le chitarre proiettano “Wealth” tra le migliori canzoni dell’intero repertorio Katatonia in virtù ad un susseguirsi di riff, arpeggi e linee melodiche ficcanti. Il logo che campeggiava su sfondo grigio era ancora quello vecchio ma qui si trattava ormai di tutt’altra musica. (Alberto Capettini)


Katatonia-The-Great-Cold-DistanceTHE GREAT COLD DISTANCE

Peaceville, (2006)

“The Great Cold Distance” oltre ad una naturale evoluzione del sound presenta una produzione immensa e da molti è ancora considerato uno degli apici dei Katatonia 2.0. Il drumming di Daniel Liljekvist è irreprensibile (sentitevi l’highlight dell’album “Consternation”, un pezzo cangiante dove l’assalto ritmico sposa melodie eteree) ed era ancora in azione la formazione “classica” coi fratelli Norrman.

Ad essere obiettivi forse non tutte le tracce si mantengono su standard altissimi (“Soil’s Song”) ma i Katatonia erano probabilmente ancora in una fase di transizione che li porterà a quello che sono oggi, ovvero una dark progressive rock band ormai abbastanza distaccata dalla componente metal. Non mancano ovviamente tracce super come “Leaders”, “July” e “In The White”, che fanno della band svedese un unicum nel mondo rock fatto d’oscurità e tristezza. (Alberto Capettini)


katatonia-night-is-the-new-dayNIGHT IS THE NEW DAY

Peaceville (2009)

Perfetto seguito dello splendido “The Great Cold Distance”, “Night Is The New Day” sviluppa ulteriormente il percorso di distanziamento dal metal a tutto tondo intrapreso dai Katatonia accogliendo sonorità wave e progressive in un tipico contesto plumbeo e malinconico. Album significativo anche perchè l’ultimo con in formazione i fratelli Norrman, “Night Is The New Day” è il disco della seconda fase dove i brani presentano forse una maggiore forma canzone e pur molto vari, come la band ci ha abituati, altrettanto snelli e diretti, dotati di linee melodiche che arrivano subito al dunque. Non mancano episodi ancora interessati dal metal propriamente inteso, come le ottime “Liberation” e “Nephilim”, dove lo stesso è però mitigato da chiaroscuri acustici e synth, che invece trionfano in buona parte dei brani. “Idle Blood” e la struggente “Departer”, che Renkse interpreta in modo davvero sentito, sono da considerare tra gli highlight dell’album. (Andrea Sacchi)


Katatonia-Dead-End-KingsDEAD END KINGS

Peaceville (2012)

E a sorpresa tornò il metal. Tre anni più tardi i Katatonia propongono un album che riprende anche le sonorità dei primi tempi ma le inserisce in un contesto contemporaneo, senza rinunciare a nulla di quanto costruito durante il percorso della seconda fase della carriera. “Dead End Kings” è un album rigoroso e garbato, è ricco di suggestioni progressive e melodie post rock già paventate in passato ma per alcuni aspetti inedite.

E’ anche l’album (a noi piace definirlo così) “pinkfloydiano” dei Katatonia, dove il gruppo rilegge un rock di altri tempi con il proprio stile ormai acquisito. Un concetto ben espresso da “Buildings” e “Ambitions”, ma non mancano tracce estemporanee e sperimentali come “Leech”, sorta di sogno ad occhi aperti. Il climax è però toccato da “The One You Are Looking For Is Not Here”, brano dall’impatto emotivo fortissimo duettato da Jonas Renkse e Silje Wergeland (The Gathering). (Andrea Sacchi)


E per quanto riguarda THE FALL OF HEARTS? Trovate online la nostra recensione e l’intervista a Daniel Moilanen, batterista della band.

Online come sempre la nostra playlist di Spotify dedicata allo speciale!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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