Christian Metal – I 10 Album più rappresentativi della scena italiana

Dopo l’intensa carrellata di presentazione delle band presente nella prima parte del nostro speciale dedicato alla scena christian metal italiana, siamo andati a selezionare i 10 album più rappresentativi di questa nicchia metal. Queste, a nostro parere, le 10 uscite da non perdere.


01 Metatrone_-_ParadigmaMetatrone – “Paradigma” (2010)

Il secondo CD della band power metal siciliana risulta ottimo quanto il debutto ed in questo lavoro viene ancor più migliorata la produzione, semplicemente perfetta, che rende giustizia alla voce superlativa di Jo Lombardo ed ai riff melodici di Stefano Calvagno. I testi in italiano sono legati ad una fortissima evangelizzazione, dettati dall’abile tastierista, don Davide Bruno. I brani sono tutti catchy e riusciti ma dovendo scegliere non si può non rimaner stregati fin dal primo ascolto dalla cavalcata melodica di “Uomo”, dal cadenzato “Eterno amore” (ottime parti di tastiera), dalla drammatica “Cuore di donna” o dalla veloce e potente “In Spe Resurrectionis” in cui ascoltiamo anche alcuni passaggi growl realizzati da Davide Bruno (per questo brano è stato realizzato anche un video).


02 Boarders The World Hates MeBoarders – “The World Hates Me” (2007)

Debutto della band milanese che propone tutte le fonti d’ispirazione dei nostri, dall’hard rock al metal classico per finire con lo speed dei Megadeth (a loro è dedicata la cover “In My Darkest Hour”). CD molto divertente e coinvolgente da ascoltare: si passa dall’ottimo lento “Never Alone” alle sfuriate thrash di “Baptized With Fire” e dello strumentale “W.P.D.” raggiungendo gli ottimi anthem classici di “Jump For Joy” e “True Rebellion”. Non ci sono brani riempitivi e il CD si può ascoltare all’infinito senza mai stancarsi. Da sottolineare l’ottima voce di Egidio Casati (anche chitarrista) che richiama molto quella di Dave Mustaine e la registrazione nitida che permette di ascoltare il contributo di tutti i musicisti.


03 enzo-and-the-glory-ensemble-in-the-name-of-the-fatherEnzo & The Glory Ensemble – “In The Name Of The Father” (2015)

Inutile cercare giri di parole, “In The Name Of The Father” è semplicemente la più ambiziosa opera christian metal mai realizzata in Italia. E che questo progetto sia nato da un autore italianissimo non può che riempirci di orgoglio. Enzo Donnarumma, già con i Members Of God, ha coinvolto in questa sua creatura guest stellari internazionali, del calibro di Ralf Scheepers, gli Shadow Gallery, Marty Friedman, Mark Zonder, Kobi Farhi e Nicolas Leptos. Il genere proposto è un symphonic metal dalle sfumature progressive ed etniche, arricchito da passaggi orchestrali arrangiati finemente. Difficile trovare una vera e propria hit all’interno di “In The Name Of The Father”, ma con “Psalm 63” e la sua doppiacassa power al 100% nonchè Scheepers sugli scudi e la sinuosa “Anima Christi” (vicina al sound di Myrath ed Orphaned Land) siamo veramente ad altissimi livelli. Enzo & The Glory Ensemble è in rampa di lancio e siamo sicuri che farà parlare di sé per tanto, tanto tempo. (Alessandro Battini)


04 Magnifiqat Il più antico dei giorniMagnifiqat – “Il più antico dei giorni” (2004)

La band è formata da musicisti del calibro di Emanuele Rastelli (chitarrista e cantante… fondatore dei Crown of Autumn), dal batterista/percussionista Mattia Stanciou (Labyrinth), dal bassista Massimiliano Biganzoli; citiamo poi l’ospite principale, ossia la soprano Francesca Cavallari che partecipa in ben quattro song. Le nove tracce del CD (arricchite anche da parti di violoncello, violino e flauto) rappresentano un viaggio in un mondo mistico in cui melodie soffuse e ipnotiche conquistano fin dal primo ascolto. Il sound gothic/folk (anche se ogni definizione va stretta a questo capolavoro) raggiunge le sue vette in canzoni come la drammatica “Diadema” (dominata da percussioni dal sapore etnico), “Anastasis” e “All’imbrunire”. Brano a parte è “Dune” in cui Emanuele duetta alla voce con Barbara Schera Vanoli; la canzone è una vera e propria esperienza sensoriale, vetta di malinconia e passione.


05 Inside Mankind OikoumeneInside Mankind – “Oikoumene” (2015)

Il debutto degli Inside Mankind è una sorpresa decisamente gradita; ascoltare “Oikoumene” significa salire su montagne russe impazzite che vi condurranno in un caleidoscopio di generi: dal prog al death ed al power… con la predominante voce della cantante lirica Claire Briant che si alterna ad alcuni interventi growl del chitarrista Francesco Monaci. Colpiscono nel segno le linee vocali che si sovrappongo all’infinito di “Phariseum”, il ritmo incalzante di “City (The Streets Of Our)” (in cui svolge un ruolo importante il basso di Christian Luconi) o ancora la conclusiva “Human Divine” che in tredici minuti espone tutte le qualità compositive ed esecutive del gruppo toscano.


06 Hypersonic Fallen MelodiesHypersonic – “Fallen Melodies” (2011)

Quando nel 2011 uscì “Fallen Melodies” gli Hypersonic stupirono un po’ tutti. In pieno boom sympho-gothic, con band con female vocal che spuntavano come funghi in giro per il globo, la band siciliana si presentò con un platter più vicino all’hard power davvero ben fatto. La frontgirl Alessia Rapisarda conquistò con il suo cantato caldo e morbido, finalmente lontano dal tanto abusato approccio lirico, in song come “My Spirit Free” e “Heaven” a metà strada tra Royal Hunt e Ten. “Fallen Melodies” contiene brani orecchiabili che strizzano l’occhio agli anni ’80, ma interpretati con un mood assolutamente attuale. Gli Edguy hanno indicato la strada giusta mescolando negli ultimi album power metal e pomp rock; gli Hypersonic l’hanno semplicemente imboccata. (Alessandro Battini)


07 Timesword Chains Of SinsTimesword – “Chains Of Sin” (2010)

Il CD è puro progressive metal ispirato pesantemente dai migliori Dream Theater; detto questo va aggiungo che i musicisti impegnati nella band colpiscono tutti per l’esecuzione eccellente dei brani qui presenti a partire dall’eclettico chitarrista e compositore Dan Logoluso per passare al bravissimo bassista Luca Prederi (il suo strumento è sempre in buona evidenza) ed al tastierista Alberto Sonzogni (in bella evidenza in molti brani). Evoluzioni, fulminei cambi di tempi e complesse costruzioni ritmiche si dipanano in tutto l’album a partire dalla maestosa “A Thousand Year Kingdom”, in cui svetta l’ottima voce di Mark Pastorino, per finire con la lunga suite “Real Mystery – The Son of the Man – The World Speaks – Incoming Time (Instrumental) – Three Days of Darkness – The New World”, ossia venti minuti di puro progressive metal in cui i membri della band possono proporre la loro miglior performance. Unica nota negativa… la copertina bruttarella.


08 Sacredfice SacredficeSacredfice – “Sacredfice” (2013)

Registrato senza mezzi stellari il debutto della one mand band di Francesco Romeggini presenta otto tracce di thrash metal debitrice soprattutto nei confronti dello speed di Megadeth ed Annihilator. La caratteristica che colpisce positivamente è la tecnica con il chitarrista interpreta al meglio l’assalto thrash dell’opener “Screen Of Anguish” oppure la semi-power ballad “Dark Queen”. Più che discreti anche pezzi più complessi come “Crucified” (in cui si passa da parti veloci e toste a passaggi melodici in arpeggio) o quelli diretti come “You Could Never Pay” in cui compare come ospite Egidio Casati dei Boarders.


09 Doomenicus SacredDoomenicus – “Sacred” (2009)

Il debutto dei Doomenicus arriva dopo anni di gavetta in cui i nostri realizzano i DemoCD “Suffering Of Souls” (2001) e “Promo 2007” (2007), lavori decisamente più cupi e quasi funeral doom. “Sacred” al contrario è più vicino ad un’interpretazione classica del genere e può piacere ai fan di entrambi gli schieramenti. Il leader, cantante e compositore Domenico Caruso interpreta con passione e trasporto (usando sia voce pulita che linee aggressive quasi growl) le sei tracce del lavoro in cui emergono sia la catacombale “Cold Embrace” che la sofferta “Remember November”; la conclusiva “Mercy And Forgiveness”, dominata dal basso di Domenico, ricorda meglio i primi passi della band.


10 Getsemani Under The LightGetsemani – “Under The Light” (1999)

Quattro pezzi superlativi per il secondo EP autoprodotto della band di Roby Sora. “Under The Light” migliora ulteriormente la caratteristiche del debutto dei nostri. Al growl Roby si aggiunge come di consueto una voce femminile d’impostazione lirica davvero profonda. Eccezionale “Breath Of God” nella cui matrice cadenzata emergono flauto e violoncello. La titletrack propone parti di chitarra più intensa che donano potenza e supportano a dovere l’enfasi sinfonica. Le conclusione è dettata da “Shaken By The Wind” in cui la matrice sinfonica esplode nuovamente in bilico fra un’interpretazione più gothic-sinfonica ed una più estrema. Unico vero neo della release è la produzione approssimativa che non permette ai pezzi di colpire come dovrebbero.


Collage Christian.001

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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