Black Metal – Gli outfit più imbarazzanti di sempre Pt.2 – LA VENDETTA!

Ops, we did it again! Sono così tanti i momenti di assoluta ilarità offerti da alcuni esponenti del black metal (rigorosamente in modo inconsapevole) che fermarci a soli dieci outfit ci sembrava poco. Dopo aver frugato nel deep web, evocato spiriti ancestrali appoggiando le dita sul bicchierino di vodka Putinoff e spulciato qualche rivista cartacea d’epoca (quei bei tempi in cui chi suonava black metal era davvero convinto di fare della roba seria!), i vostri Nokturahl Tommaso Daineseil e Tormentror Andrea Sacchium hanno riesumato altri loschi figuri adepti della nera fiamma così ingrugniti da fare un baffo alla squadra de “I Balordi” delle Olimpiadi della Risata.

E ora mandate veramente a letto i bambini, perchè questa volta abbiamo selezionato della gente più cattiva di Dick Dastardly


ANCIENT

Qualcuno dica ad Aphazel che non è la reincarnazione di Carlo Magno. Una band che qualitativamente non aveva niente da invidare a nomi più blasonati, è sempre stata succube di un look terribilmente kitsch e decisamente ridicolo. Ma dov’è il bel face painting necro e cattivo di una volta? Dove sono le teste di capra mozzate? Dov’è il metal????? Gli Iron Maiden sono diventati commerciali con l’entrata di Steve Harris in formazione!!!

Fatto sta che il look degli Ancient è abominevole. In particolare il padre padrone Aphazel si è ostinato ad indossare una mefitica corona (in realtà un vecchio collare per molossi, con pulci incluso) pensando di essere un antico re medievale. Da non sottovalutare inoltre un pizzetto hipster ante litteram (stiamo usando parole in latino a caso, come fanno i Dark Funeral), che emerge da dal face painting in modo imbarazzante. Date uno specchio a quest’uomo.

Ancient Aphazel


BURZUM

Poteva il buon Varg Vikernes mancare in una compilation di brutture? Naturalmente no. Dopo il grande successo del Big Jim, udite udite, la Mattel ha deciso di lanciare una linea di giocattoli puntando su di un personaggio che difenderà il sonno dei giusti dal canone nella bolletta della luce e da nuove accise sui carburanti: il Big Varg. Nella prima versione, il modellino “Varg va a riprendere i Marò”, il Conte indossa una raffinata mise militare mimetica che lo rende pressochè irriconoscibile rispetto al panorama circostante, impugnando la fida balestra anti-indiani caricata a pallettoni.

E’ tuttavia la seconda versione, il modellino chiamato “Varg spada sguainata contro i gender malvagi” dove più si risalta il profilo macho e incorrotto del Maestro dell’Ambient Brutto. E la famiglia tradizionale è salva.

burzum

varg


CRADLE OF FILTH

Quando sei giovane e credi veramente nel black metal e nel satanasso, ne puoi combinare di tutti i colori. Persino vestirti di nero e tenere i capelli lunghi, poi andare in giro parlando in screaming. E i giovani Cradle Of Filth, qui ritratti ancora ai tempi del liceo, ma già esperti di poseraggine e cattivo gusto, non si limitarono a questo. Nella necessità di scattare delle photo-session in occasione dei primi demo, eccoli ritrarsi in un selfie d’epoca (chiamato allora “appoggio la macchina fotografica su una panchina e poi corro a mettermi in posa”), di fronte alla stalla della cascina del nonno di Dani.

Notiamo come tutto potesse essere black metal in quegli anni un po’ naif, persino trafugare i pantaloni da bovaro, i cappelli da passeggiata domenicale in campagna e la vanga abbandonata nell’orto. Tutto molto bucolic-folcloristic-frostbitten.

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DARKTHRONE

Una foto di Fenriz che ha fatto il giro del mondo. Nemmeno uno stendi-gnocche come Alberto Angela è riuscito ancora a decodificare il messaggio subliminale nascosto nella posa più grim e trve della storia. Noi di Metallus, come al solito avanti, abbiamo la soluzione: “Uno…due…tre…nove…” “Nove, sono nove.” “No aspetta…nove…dieci…” “Dieci!!” “No aspetta, nove””No, no dieci!” “O nove?” “Nove o dieci?”… “Dieci!” “Sono dieci!!!” “Eccolo qui, ce lo avevo piegato!” Eh già, il generoso musicista stava aiutando il fratellino, neo iscritto alla seconda elementare, a risolvere un difficile problema di aritmetica e contandosi le dita si è perso poi nei misteriosi meandri della numerologia.

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GORGOROTH

Un po’ sottovalutati, rispetto all’esilerante bruttezza di tanti altri colleghi, i Gorgoroth prima maniera ce la misero comunque tutta per non essere secondi agli altri faccioni pittati. E in effetti furono un po’ messi da parte e non raccolsero i frutti che meritavano. Noi vogliamo ricordarli così, proprio come sono ritratti in questa foto. Brutti come la fame, imbarazzanti, ma fieri del loro aspetto losco.

Notiamo numerose citazioni, dall’Alex di Arancia Meccanica con tanto di randello a mo’ di fallo tra le mani e il mago stile “Signore Degli Anelli” immortalato proprio sul punto di scorreggiare per fare uno scherzo a tutti gli altri. Capito il perchè delle loro espressioni?

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MAYHEM – Attila

Quando l’importante nella vita è la sobrietà. Attila Csihar. Un nome una garanzia. Talmente affezionato all’Italia da farsi arrestare nel 2002 a causa di uno strano spaccio di gustose caramelle CUBIK al mou di cui tutti i black metaller vanno ghiotti. Dopo il suo ritorno nei Mayhem l’ungheresone (denominato anche simpatia Zeman dagli amici), ha deciso di dare sfogo alla sua creatività fashion. Outfit sempre raffinatissimi. Valentino, famoso stilista, ha commentato così: “Quella croce rovesciata è così lieve e delicata che pensò la integrerò nella mia nuova collezione”.

In realtà il buon Attila aveva acquistato il sacro simulacro alla famosa Abbazia di Praglia (in provincia di Padova) qualche anno fa; purtroppo la mancata lettura delle istruzioni sull’utilizzo dello stesso gli è costata non solo una mezza tonnellata di Padre Nostro, ma anche la punizione a vestirsi in modo indecente ad ogni esibizione dei Mayhem. Cosa dite? Cristo ha quattro braccia sulla foto? E’ un miracolo. Attila Santo Subito!

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RAGNAROK

Snelli e graziosi. I Ragnarok in questa foto rappresentano alla perfezione il motivo per cui ai concerti metal non c’è neanche la parvenza di una donna: le band sono brutte come il colera. Ma a noi il brutto piace e ci piacciono i Ragnarok, teneri e pacioccosi. Come si può notare essere oversize è un requisito fondamentale della band. Non a caso la storia della band di Jontho nasce alla famosa festa della Porchetta di Ariccia nell’estate del 1994.

Incredibilmente quell’anno il concorso indetto per assegnare il porchetto d’oro vide a pari merito quattro pasciuti norvegesi, che incredibilmente sgominarono la concorrenza composta da esperti avidi divoratori di suino locali. Indecisi sul da farsi i 4 svervegesi decisero di fondare una band in onore di quel momento di gloria. Da qui Ragnarok, letterale traduzione di Porchetta di Ariccia in norvegese (quella non di Ariccia invece si traduce con Enthroned, ma questa è un’altra sagra e un’altra storia).

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SATYRICON – Satyr

Perché aspettare di contrarre la peste quando puoi travestirti subito da appestato? Deve aver pensato questo il buon Satyr che nel 1999 da un taglio netto con il passato, ma soprattutto da un taglio netto ai capelli. Ritratto sul lungomare di Castellamare di Stabbia, Satyr si chiedeva il perché delle espressioni disgustate dei turisti. Da qui l’espressione tra l’arrabbiato e il sofferente.

Chi c’era, tramanda pianti interminabili e lamentele per gli sguardi poco accomodanti. Da questo episodio poi nascerà il famoso brano “To The Mountains”, che narra appunto della volontà di Satyr di scappare dal lungomare affollato per tornare verso i cari monti scandinavi.

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SHINING

Niklas, stasera peperonata e arrosticini”. Mai proposta fu più fatale. Gli Shining di inizio carriera non badavano a spese. Grandi magnate e grandi bevute per celebrare l’ennesima depressione collettiva. Ma si sa, col peperone devi starci attento, non te li puoi scofanare tutti e poi pensare di andare a letto sereno. Jagermeister, Amaro Lucano, Braulio, Acetone, Triellina: niente riusciva a sgorgare il gargarozzo del tenero Kvarforth, devastato dai rutti e dai rigurgiti rossi, verdi e gialli. Si ipotizzò anche di chiamare la nota azienda di spurghi Vikernes & Co ma purtroppo il titolare era in carcere.

A tarda notte il dramma, una corsa in bagno e l’apocalisse. Nell’artwork di “Through The Oppression” vediamo Niklas abbracciato all’amico Gianluigi, in preda alle convulsioni. Da qui l’idea tutta trve cvult di documentare l’avvenuto per quello che originariamente si sarebbe dovuto intitolare “Through The Oppression Of PEPPERONZ”, compilation dedicata al malefico ed esoterico ortaggio.

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TAAKE

Vi ricorderete quanto scalpore fece Lenny Kravitz alcuni mesi fa, quando il suo papagno sfuggì alla cucitura del pantaloni e divenne un oggetto di condivisione virale. Molto, ma molto tempo prima, lo stesso identico episodio capitò al nostro amico Hoest, ma passò del tutto inosservato. Vi sembra giusto?

Noi diciamo di no e con questa foto d’epoca del nostro eroe, vogliamo riabilitare il dignitoso sarchiapone del black metallaro, sfuggito al controllo durante uno show. Noi di Metallus sappiamo bene che ogni tanto anche l’occhio delle nostre lettrici, vuole la sua parte.

Taake Hoest


A questo punto noi ci andiamo a rispolverare un vecchio demo degli Abruptum che colpevolmente abbiamo lasciato fuori dallo speciale e vi lasciamo con un reperto che definire prezioso sarebbe riduttivo. Ci scusiamo inoltre per la totale mancanza di riferimenti al Mago Galbusera nella seconda parte dello speciale.

In Russia sono cazzuti come delle belve. In Russia a scuola si suona BLACK METAL!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

8 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Fritjof

    Siete beceri, indecorosi e imbarazzanti oltre ogni limite… nemmeno sui peggiori forum trovano più spazio questi scadenti tentativi satirici. Concentratevi sul mestiere di scrivere di musica, invece che prestare spazio a venditori di paccottiglia e prestare il fianco a simili scivoloni di cattivo gusto, che giustificano appieno lo stereotipo della grezza ignoranza del metallaro medio…

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    • Tommaso Dainese

      Ciao Fritjof, ogni tanto noi ci vogliamo fare una risata 🙂 Capiamo che l’ironia non sia per tutti. Però vogliamo rassicurarti, non abbiamo rubato neppure un minuto al preziosissimo mestiere di scrivere di musica!

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  2. Ben

    …che ridere, poi quella del “serchiapone” in pure stile trash movie anni 80… Aspetto il capitolo 3 !!

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  3. andrea

    ok farsi due risate (a me fan più ridere i manowar della copertina di into glory ride) ma a me questo articolo sa tanto di italietta di provincia. del tipo son metallaro, rockettaro, darkettone ma non toglietemi le tagliatelle di mammà….dire: ‘quei bei tempi in cui chi suonava black metal era davvero convinto di fare della roba seria!’ mi sembra una esagerazione evitabile… ‘cosa era il black’ quello si sarebbe stato un bell’articolo!

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    • Andrea Sacchi

      Santo cielo Andrea, che paroloni! Ok, avrò pure usato un’espressione buffonesca, ma questo articolo è fatto con l’intento di divertirsi e non ha nessuna pretesa informativa. Se ci segui, sai che mi occupo di black metal e spesso ne ho sottolineato il valore culturale e sociologico, oltre a piacermi maledettamente. Sul fatto che i Manowar in mutande e pancerina, ma anche Rob Halford con il vestito di specchietti, siano anche più ridicoli, non posso che darti ragione!

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      • Riccardo Manazza

        Che poi il concetto di ridicolo è piuttosto relativo. Di certo il metal in generale ha vissuto di esagerazioni e spesso le esagerazioni possono suscitare ilarità. Volgio dire, Nattefrost che sul retro del suo disco ti scrive “True primitive narrow minded black metal – Probably (quanta modestia in questo “possibilismo”) the best album in the world” non è che trasmetta poi tutta questa serietà. In effetti io sono più preoccupato di chi certe cose le prende sul serio, che siano il face painting e le croci rovesciate, i mutandoni di pelo e gli spadoni medievali o le barbe lunghe e i tatuaggi a tutti i costi. Senza (auto)ironia non vedo differenza da quelli che se la menano per l’aperitivo nel posto fighetto e ti guardano male se non hai il vestito giusto.

        Reply (in reply to Andrea Sacchi)
  4. Tony

    Anch’io attendo fremente in capitolo 3 . Che il black sia, da un punto di vista estetico, fonte di grasse risate è indiscutibile. E poi sono articoli ben scritti. Io trovo infantili e provinciali le critiche

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