5 motivi per cui le tribute band NON fanno male alla musica

Spoiler. Con questo articolo non vogliamo sostenere le tribute band a sfavore di chi fa musica originale ma solo dare il nostro punto di vista su una contrapposizione (tribute vs originale) per noi inutile e dannosa. 

Notizia di ieri, i Metallica avrebbero “gentilmente” richiesto a una cover band canadese, i Sandman, di non utilizzare in alcun modo, in particolare per promuovere l’attività della band stessa, il brand Metallica. Partiamo da quanto avvenuto. I Metallica hanno tutto il potere di far valere le proprie ragioni e i propri diritti, su un marchio che gli appartiene. Questo è oggettivamente fuori discussione. Discutibile piuttosto è accanirsi su una cover band di bassa portata che al massimo potrà contribuire a far conoscere la musica dei Metallica a qualche neofita. Se pensiamo ad esempio semplicemente al fenomeno del merchandise contraffatto appare evidente che l’azione di oggi sia stata quanto meno pretestuosa.

UPDATE: La band si è pubblicamente scusata, dichiarando che l’azione è stata frutto di un avvocato troppo zelante di cui non era a conoscenza la band.

Da qui però il dilagarsi della solita polemica contro le tribute band. Riportiamo alcuni commenti tratti dalla nostra pagina Facebook.

“Le Cover e tribute band sono sia un insulto che un problema per chi lotta per affermar la propria musica”

“Avrei aggiunto anche che ogni membro di una cover band dovrebbe impiccarsi. Piaga sociale”

“Le cover band sono una piaga sociale e la morte della creatività”

Ora la domanda che ci poniamo è: ma che vi hanno fatto di male queste tribute / cover band?

E ancora, siete davvero sicuri che stiano ledendo qualcosa o qualcuno nel suonare ciò che vogliono suonare? Siete sicuri che se non esistessero questo tipo di band, la scena musicale italiana sarebbe migliore?

E’ una discussione ormai antica, su cui ci sono posizioni contrapposte, ma ci riesce veramente difficile pensare che l’assenza di tali band possa portare a qualcosa di buono o perlomeno di positivo per chi suona musica originale. Ci sono cover/tribute band brave, altre ignobili. Alcune composte da musicisti professionisti (spesso poi anche con progetti/band originali), altre da semplici amatori. Alcune riempiono dei palazzetti (pensiamo al fenomeno Brit Floyd, Lez Zep ecc), altre fanno fatica a fare 10 persone al pub. Insomma, la qualità vale anche in questo mondo.

Ho cercato di raccogliere le idee e individuare 5 motivi per cui le tribute band non solo non sono un male, non ledono in alcun modo la scena musicale e anzi possono portare un beneficio.

CONCORRENZA

Le persone sono dotate di capacità di scelta. Se una persona decide di partecipare a un concerto di una cover/tribute band, ha compiuto una scelta, basata sui suoi gusti. Siete voi, band originali, a doverle convincerle del contrario. Se non ci siete riuscite avete fallito, questa volta. Ma c’è tempo per riprovarci. La concorrenza fa bene, sfruttatela per migliorare.

DENARO

Molte cover/tribute band sono formate da musicisti professionisti, con progetti di musica originale, finanziati in parte dai proventi ottenuti in questo modo. Se dovesse servire come reminder: no money, no music.

PUBBLICO

Parliamoci chiaramente. Proponete ai vostri amici non metallari di andare ad ascoltare con voi un concerto di una band semi-sconosciuta; vi dirà di no al 99%. Proponetegli di andare a bere una birra al pub dove suona una cover band dei Maiden. Più probabile che vi dirà di sì. Chi lo sa, magari li apprezzerà e da domani avremo un metallaro in più tra noi.

SPAZIO

C’è posto per tutti. La presenza di una cover band non toglie spazio a nessuno. Di locali ce ne sono quanti volete (sì, alcuni stanno chiudendo, ma ce ne sono ancora tanti, non lamentiamoci) e serate dedicate a band underground ne vengono organizzate continuamente.

COLLABORAZIONE

Se, ipoteticamente, le cover band togliessero pubblico a voi, band di musica originale, raccogliendo grande quantità di pubblico, perché allora non sfruttare questa opportunità e allearsi in nome del rock e del metal? Perché non unire le forze e suonare insieme, raccogliendo quindi un pubblico più vasto e eterogeneo?

Per concludere, quante band hanno iniziato come cover/tribute band e si sono evolute in band con musica originale? Ne abbiamo tantissimi esempi, in Italia, come all’estero. Pensate solo ai Clairvoyants (Iron Maiden) e ai Nightglow (Manowar) (ma sono solo due esempi venuti alla mente). Da una buona tribute band / cover band può nascere qualcosa di buono, può essere notato un musicista, ma appunto la band può trasformarsi in qualcosa di più. Chi ha detto Trick Or Treat e Alessandro Conti?

Di poche ore fa la dichiarazione dei Metallica:

Abbiamo una lunga storia riguarda alle tribute band. Non solo ci piacciono molto, ma abbiamo iniziato proprio come una tribute band. Abbiamo inoltre registrato un album di cover. Ricorderemo per sempre quei giorni e continueremo a supportare le tribute bands, anche invitandole a sopportarci nei vari tour durante gli anni”

Ultimissima considerazione. Ipotizziamo che un giorno voi band originali siate diventate famose, non vi potrebbe far piacere che qualcuno vi omaggiasse di un tributo eseguendo i vostri brani dal vivo?

Non fatevi la guerra, tanto non vincerete. Non vinceranno neppure loro, che neppure sanno di essere in guerra con voi.

Diteci la vostra!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

35 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Dave

    Io stesso ho iniziato a far cover ma IN SALETTA e per testare la coordinazione e la simbiosi tra vari elementi della band. Anche un paio di mesi a suonare cover, ma da lì ad essere una tribute/cover band ce ne passa parecchio.

    E, per favore, il discorso “C’è spazio per tutti. Le cover band non tolgono spazio a nessuno”… questa mi sembra davvero una constatazione un po’ fuori dal mondo.
    Per carità, locali ce ne sono e anche tanti, ma è chiaro che il proprietario/gestore X ha il locale pieno con la tribute/cover e per forza di cose tende più spesso a scegliere proposte artistiche del genere piuttosto che la band che scrive e propone pezzi propri (con il proverbiale “culo a quadri” che in molti sappiamo cosa vuol dire).
    La scusa che di locali ce ne sono tanti mi sembra un po’ dozzinale.

    Detto questo, ovviamente le tribute/cover band continueranno ad esistere e pace all’anima loro, ma cerchiamo di essere oggettivi. La musica è pur sempre un mercato e come tale ha delle leggi.
    Qui siamo alla stregua delle borse taroccate Vs. borse di marca (e scusate l’esempio stupido).

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    • Tommaso Dainese

      Ciao Dave, hai detto bene. La musica è un mercato, il mercato decide chi vince e chi perde. Se a perdere sono le band di musica originale, è semplicemente frutto di un mercato che premia un altro tipo di proposta.

      Spazio ce n’è e date ce ne sono, dai un occhio alla nostra sezione eventi.

      Reply (in reply to Dave)
      • Dave

        Tommaso, sono assolutamente d’accordo ma c’è il rovescio della medaglia.
        Il mio esempio forse non era così stupido.
        Il mercato sceglie tra un prodotto “riprodotto” (passami il termine) ed uno genuino. Il primo rende di più in materia economica perchè crea un maggior ritorno di denaro, mentre l’altro tentenna pur essendo di fattura migliore.
        In questo modo cosa si ha? Un’invasione di tribute (pagate dai gestori sempre per il discorso economico di cui sopra) a discapito di band che oggettivamente si fanno il mazzo.
        Poi, ovviamente, se una band è scarsa è giusto che non emerga, ma quante band valide suonano in giro a suon di rimborsi spese malcontati e si vedono il giorno dopo la cover band prendere 400€ di cachet?

        Mi dispiace ma nel discorso non mi ci trovo per niente.

        Reply (in reply to Tommaso Dainese)
        • Tommaso Dainese

          Dave, permettimi un obiezione. Se a concerti di nomi importanti ci ritroviamo in situazioni da 50-60 paganti e cachet almeno da 1000-2000 euro, la colpa è delle tribute band o semplicemente di un pubblico poco interessato alla proposta?

          Reply (in reply to Dave)
          • Dave

            Beh, mi sembra ovvio che sia la proposta sbagliata.
            Ci sono situazioni dove nomi importanti vengono adescati per poche centinaia di euro perchè in tour e gli viene proposto di riempire la serata buca in locali di provincia il giovedì sera quando il sabato suonano nel capoluogo.

            Nome importante non è sempre sinonimo di interesse a prescindere.

            (in reply to Tommaso Dainese)
        • Matteo

          “L’altro tentenna pur essendo di fattura migliore.”

          Questo chi lo decide? Perché chiunque imbraccia uno strumento reputa i suoi pezzi talmente belli da meritare il palco più di qualcun altro?

          Reply (in reply to Dave)
          • Dave

            Matteo, sopra ho già anticipato che a prescindere chi è scarso, scarso rimane.
            Mi pare ovvio parlare di band di buon livello che non prendono una fava a discapito di tribute pagate alla grande.

            E sinceramente, credo fermamente che una band inedita di buon livello meriti sicuramente più il palco di una tribute di ottimo livello, già solo per il mazzo che si fa in saletta e per aver composto i propri pezzi.

            (in reply to Matteo)
  2. Fabio Lanciotti

    Sono d’accordo, Tommaso!

    Da una decina di anni, ormai, la mi attività si è concentrata sulla produzione in studio.
    Suonare in un paio di cover band mi fa bene,
    Mi permette di sentirmi ancora vivo, di curare la mia tecnica e la mia strumentazione e di aver qualche spicciolo in più, divertendomi 🙂
    Inoltre, credo, il continuare a suonare dal vivo mi rende credibile davanti ai “ragazzi” che si rivolgono a me per i loro dischi.
    Diverse bands importanti sono nate come “cover bands” in cantina.
    Molti dei nomi storici hanno infarcito i loro dischi di cover.
    Il fatto che, dopo i Beatles, si sia sviluppata l’idea che la musica, proposta da un gruppo, debba essere per forza inedita e creata in autonomia è, secondo me, una forzatura.
    La Musica è di tutti e ognuno ha il diritto di viverla come meglio crede!
    Buona Musica!

    Reply
  3. Suonoinunatributeband

    Porca puttana, hai scritto una miriade di stronzate. Sicuro, e dico sicuro sarai dietro il pc 26 ore al giorno, e magari fai il solito culuturista da tastiera, di concerti ne avrai visti si e no 3 in 20 anni, forse non suonerai nemmeno uno strumento, se non il campanello di casa tua e quindi posso capirti in un certo senso. Ah, si il mercato decide tutto, ma le tribute band, sono quelle che non danno spazio per forza di cose (soprattutto in ITALY) alle band che propongono musica propria e non pezzi già scritti da mostri sacri (!?). Tenendo conto che a mio avviso, non c’è voglia di ricerca della musica, l’ItaGliano medio non ascolta musica e se lo fa la Sente, non ha interessi, fin quando ci saranno solo tribute-cover band nei locali chi si sbatte per creare propria roba rimarrà sempre fuori. Hey oh, let’s go!

    Reply
    • Tommaso Dainese

      Penso di aver visto all’incirca un 200 concerti minimo negli ultimi 10 anni… senza contare cose minori, quindi permettimi ma ti stai sbagliando. No, non suono, ma vivo di musica originale.

      Una domanda, se le cover band tolgono spazio alle band originali, perché poi ci troviamo con situazioni tipo Geoff Tate o Black Star Riders con 50 paganti? E’ colpa della tribute band che suona al pub o del pubblico che non ci va?

      Reply (in reply to Suonoinunatributeband)
  4. Roberto

    Ma scusate, quando le cover band compilano il bordero’, non arrivano dei proventi agli autori dei brani?

    Reply
  5. Suonoinunatributeband

    “’ItaGliano medio non ascolta musica e se lo fa la Sente, non ha interessi, fin quando ci saranno solo tribute-cover band nei locali chi si sbatte per creare propria roba rimarrà sempre fuori. Hey oh, let’s go!” cit.cit.cit.

    Quindi già c’è poca roba e poca gente che si muove, facciamo che eliminare del tutto ogni band che non fa cover secondo il tuo ragionamento e siamo apposto! Mha, non capisco proprio come ti è saltato in mente di scrivere un articolo del genere. Qualunque musicista anche di musica classica ti manderebbe a quel paese, ovviamente che si SBATTE a fare musica propria, non a ripere la musica di un’altro. Welcome to the jungle!

    Reply
    • Tommaso Dainese

      Mi dispiace Alvaro, ma non hai risposto alla mia domanda. Il punto è perché lamentarsi di tribute/cover dicendo che non ci sono spazi per le nuove band, quando poi i concerti sono mezzi-deserti? Noi supportiamo ogni giorno la musica originale. Semplicemente siamo dell’idea che le due cose non siano in conflitto. Ma dal tuo tono aggressivo penso di aver toccato un nervo scoperto 😉 Come scritto, inutile farsi la guerra, tanto non la vincerà nessuno.

      Mi sono già confrontato con musicisti che propongono musica originale. Le opinioni sono state sia pro che contro, ma nessuno mi ha mandato a quel paese 😉

      Reply (in reply to Suonoinunatributeband)
  6. Fabio Lanciotti

    C’è, ovviamente, l’inevitabile a annoso problema del sonno profondo nel quale vive il pubblico italico rispetto alla musica inedita.
    Ma c’è anche un problema di approccio di molte bands di musica inedita, rispetto a quello che dovrebbe essere il proprio lavoro futuro (appunto quello di suonare in una band,
    MI capita troppo spesso di vedere delle falle di progettazione complessiva che, inevitabilmente, portano all’insuccesso di una operazione.
    Perché, se si ha voglia di tirare su un repertorio e decidere di viverci, bisogna fare delle scelte radicali rispetto alla propria esistenza: cose che portano a sacrifici e privazioni.
    Se non si ha voglia di fare questo e non si scende a nessun tipo di compromesso (che non significa diventare dei cloni di Mengoni, ovvio) con l’aspetto meramente lavorativo e con il rischio di impresa che una band comporta, allora stiamo parlando del nulla cosmico!
    E diventa una scusa di comodo prendersela con le tribute bands, che non fanno del male a nessuno.
    🙂

    Reply
    • Dave

      Fabio, come dicevo prima, è il mercato a selezionare in fin dei conti quelle che possono/non possono essere band inedite di successo.
      Non sono d’accordo sul fatto che le band debbano scendere a compromessi, o almeno non troppi. Credo sia piuttosto chiaro che, parlando di una band inedita che propone ad esempio Death Metal, non ci si possa aspettare di riempire gli stadi, ma almeno ci si augura di avere la dovuta visibilità nella nicchia in cui ci si trova.

      Spesso, davvero molto spesso, ho sentito ragionamenti tipo “Mettiamo su la cover band dei X, almeno ci facciamo un po’ di soldi”.
      Scusami, ma questo non credo sia l’approccio corretto per far musica (o almeno non come intendo io la musica).
      Ed in questo grande calderone che finirà per rovesciarsi sulla scena italiana fino a bruciarla ci sono anche i gestori che, ovviamente parlando in termini economici, preferiscono dare 400€ (quando son poche) alla tribute/cover di turno e trattare come dei disoccupati gli artisti che propongono pezzi loro.

      Altra cosa dell’articolo che mi fa davvero ribrezzo è tale paragrafo DENARO.
      Ovvio che le tribute/cover band utilizzano i cachet per migliorare la loro carriera di musica inedita, ma gli altri che fanno soltanto musica inedita che sono? Stronzi?

      Abbiate pazienza, ma ste cose non si possono sentire.
      Mi ripeto, il rischio d’impresa esiste in un mercato sano. Se il mercato è saturo di taroccate a basso prezzo, chi cerca di proporre qualcosa a prezzo più alto sarà assolutamente penalizzato.

      Reply (in reply to Fabio Lanciotti)
      • Fabio Lanciotti

        Dave.
        Tirar su, promuovere e gestire una tribute è sicuramente più agevole che tirar su una band di musica originale.
        Il problema, che in Italia, è accentuato, c’è perché il pubblico di massa ha sempre preferito l’usato sicuro:
        le cover e/o i nomi già affermati rispetto la musica inedita di un artista sconosciuto o in declino.
        Per questo si mandano le band esordienti (pagando fior di quattrini) a fare da opening act a nomi già affermati.
        Il Daysy, dove iniziarono i Kiss era un pub che portava 40 persone, così come il Ruskin’ Arms di Londra.
        Ci sono delle tappe da rispettare.
        Le tribute non fanno male a nessuno mentre, piuttosto, prendersele con la loro esistenza significa non aver compreso che quello che manca, oggi, è la presenza delle etichette e dei management di piccola e media taglia che investano sui giovani talenti, tra i quali rivendere eventualmente i migliori alle major.
        O pensiamo che JOe Zanula fosse un benefattore???
        Mancando questo, inevitabilmente crolla tutto il castello.
        Il Denaro è fondamentale, nel nostro mondo: non si sopravvive senza!
        Chi fa musica inedita necessita del triplo dell’impegno (ad esempio come numero di prove settimanali) di una tribute.
        Costruire e supportare una band di musica inedita È un lavoro H24 che, se non supportato da altre entrate economiche, non progredisce.
        Non si può vivere nel modo del romanticismo; nessun “monstre” è diventato tale dalla mattina alla sera ma solo con un lavoro durissimo, tanto talento e un fottio di intelligenza commerciale!
        Per quanto riguarda i compromessi ne intendevo di altro tipo e ti faccio un esempio: chitarrista X che viene ingaggiato da band metal Y e non intende utilizzare altro che la sua Tele collegata a un Fender DeVille…
        Cantante Z che entra nella band H e al quale piace vestirsi in scena come George Michael… 🙂
        Comprendi che si deve scendere a un compromesso, oppure no? 😉

        Reply (in reply to Dave)
  7. Alessandro De Vita

    Obbiettivamente che i Metallica chiedano ad una cover band di non utilizzare il loro marchio rasenta il ridicolo, è tra il Fantozziano e l’avvocatereccio d’agenzia, come mi pare pure ovvio che gli stessi, nelle ultime ore, siano a favore delle “loro” tribute (sono fans tutto sommato), tra l’altro non credo che gli “originali” ne traggano tutto sto giovamento perchè le tribute band emulano artisti evidentemente gia molto conosciuti. Credo che il problema, se di problema si puo parlare, affondi le radici nella triste e storica mediocrità culturale Italiana piu o meno recente, che a prescindere da questa discussione, è obbiettivamente catastroficha, soprattutto se paragonata alle realtà Statunitensi o Britanniche (Noi Italiani ne abbiamo/avremmo da far invidia e da insegnare a chiunque). La diminuzione delle cover band darebbe un enorme giovamento alla musica originale, per diversi motivi : ad esempio le vetrine non sarebbero solo ad appannaggio dei talent show, che sono evidentemente solo un baracconi spettacolari.
    “Insomma, la qualità vale anche in questo mondo”. Scusa di quale mondo stai parlando? Non stai parlando dell’Italia vero? Viviamo in un paese in cui per suonare in un pubetto del cazzo o sei un amico del proprietario o hai particolari capacità sociali per cui porterai un mucchio di gente in ogni caso e allora si che sarai considerato bravo.
    “Le persone sono dotate di capacità di scelta. Se una persona decide di partecipare a un concerto di una cover/tribute band”. Come dire che Porta a porta, il Grande Fratello e L’isola dei famosi li scengliamo noi e che l’abolizione di Rai5 (unico canale che ci propinava ottimi programmi musicali generalisti) l’abbiamo scelta noi. Una vera scelta dovrebbe essere figlia di una proposizione variegata.
    “Molte cover/tribute band sono formate da musicisti professionisti, con progetti di musica originale, finanziati in parte dai proventi ottenuti in questo modo. Se dovesse servire come reminder: no money, no music”. Certo e non penso che suonare in una cover band o formare una cover band sia scandaloso ma mi piacerebbe succedesse in un contesto diverso, magari uno in cui i gestori dei locali scegliessero piu musica originale di default e che magari siano loro stessi capaci di capire la differenza tra una chitarra e un kazoo. E comunque il numero di non-professionisti improvvisati è davvero elevato.
    “Parliamoci chiaramente. Proponete ai vostri amici non metallari di andare ad ascoltare con voi un concerto di una band semi-sconosciuta; vi dirà di no al 99%.”. Ovvio, situazione figlia della questione stessa, infatti succede esattamente il contrario in paesi musicalmente e culturalmente piu sviluppati.
    “C’è posto per tutti. La presenza di una cover band non toglie spazio a nessuno”. Errato, per quanto una città dia molte possibilità il 99% dei gestori sceglierà la band soprattutto in base al suo seguito e in moltissimi casi ho visto locali pieni a serate di tribute band scandalose e formate da non professionisti.
    Non puo essere un caso che a livello di cantanti/cantautori/band/programmi televisivi ecc.. L’Italia sia stata competitiva nel mondo in una storia recente e che non lo sia da molti anni.
    Un dato di fatto assoluto è che qualunque artista al mondo sia diventato famoso grazie ai live, eseguito in un pub o in una piazza poco importa. Se consideriamo che non ci sono piu talent scout di valore e che il sitema discografico è completamente collassato vorrei sapere in che modo un artista potrebbe farsi conoscere.
    Mi permetto certe asserzioni alla luce delle mie esperienze personali, passate e presenti, fatte di collaborazioni artistiche con artisti famosi, artisti emergenti o che almeno ci provano, serate in pub (cover band), agenzie, matrimoni e trallalero, ne ho vissute e ne vivo veramente tante, tra l’altro sarei io stesso, oltre che un musicista, un autore. Ci tengo inoltre a precisare che di lavoro, ringraziando il cielo, ne ho tanto, a vari livelli e che il mio sdegno (sdegno forse è esagerato) e di carattere morale e deontologico.
    Grazie dell’attenzione.
    Alessandro De Vita

    Reply
    • Tommaso Dainese

      Ciao Alessandro, grazie del tuo commento esaustivo e preciso. Rispondo punto per punto ai tuoi commenti.

      “Insomma, la qualità vale anche in questo mondo”. – Il discorso è differente. Quello che sostengo è che ci sono cover/tribute di qualità che fanno determinati numeri. Altre, penose che fanno dei numeri diversi. Questa per me è la qualità.

      Come dire che Porta a porta, il Grande Fratello e L’isola dei famosi li scengliamo noi e che l’abolizione di Rai5 (unico canale che ci propinava ottimi programmi musicali generalisti) l’abbiamo scelta noi. Una vera scelta dovrebbe essere figlia di una proposizione variegata.
      E’ esattamente così. Li scegliamo noi come collettività perché li guardiamo. Forse non io e te, ma tanta altra gente sì. Sarebbe bello che non fosse così. Rai5 non ha chiuso. Sta chiudendo Ghiaccio Bollente. Perché? Evidentemente perché il pubblico era troppo scarso, dubito perché qualcuno si sia svegliato una mattina col piede sbagliato.

      Certo e non penso che suonare in una cover band o formare una cover band sia scandaloso ma mi piacerebbe succedesse in un contesto diverso, magari uno in cui i gestori dei locali scegliessero piu musica originale di default e che magari siano loro stessi capaci di capire la differenza tra una chitarra e un kazoo. E comunque il numero di non-professionisti improvvisati è davvero elevato.
      Anche a me piacerebbe essere milionario, ma le mie capacità e le mie possibilità sono queste. Quando qualcuno capirà che valgo di più, guadagnerò di più. Quando le aziende avranno più soldi da investire, mi pagheranno di più. Quando i locali saranno pieni, pagheranno di più e rischieranno di più.

      “Ovvio, situazione figlia della questione stessa, infatti succede esattamente il contrario in paesi musicalmente e culturalmente più sviluppati”
      La cultura siamo noi. La facciamo noi. Tutti i giorni, non diamo colpa agli altri.

      “Errato, per quanto una città dia molte possibilità il 99% dei gestori sceglierà la band soprattutto in base al suo seguito e in moltissimi casi ho visto locali pieni a serate di tribute band scandalose e formate da non professionisti.”
      Mah non lo so. Permettimi di dirti che facendo questo lavoro, riceviamo richieste di inserimento date ogni giorno. Le occasioni non mancano, i concerti neppure. Manca la gente ai concerti piuttosto.

      Ciao!
      Tommaso

      Reply (in reply to Alessandro De Vita)
  8. maqroll

    Qualsiasi musicista divenuto famoso è passato per la cover, per un motivo semplice e naturale: nessuno nasce dal nulla, e ciascuno di noi si è appassionato alla musica perché ne ha ascoltata e se ne è innamorato.

    Mettiamo quindi che esista questo tipo di schema: ascolto musica -> mi stimola ad imparare uno strumento -> inizio a suonare. Forse non è sempre così, ma mettiamo che anche soltanto il 90% delle persone che iniziano a suonare, inizino in questo modo. Alcune di queste persone arriveranno prima o poi ad un passo successivo: il concerto dal vivo. Dal vivo hanno 2 possibilità: la cover, o la musica originale. Ma saper suonare uno strumento non significa saper comporre musica, o averne il talento.

    La carriera di strumentista e quella del compositore sono ben diverse. Anzi, esistono compositori che non sono affatto bravi strumentisti, e bravi strumentisti che non saprebbero mettere in fila due note proprie, eppure suonano divinamente.

    Ora, si può imparare a suonare uno strumento, ma non si può imparare a scrivere canzoni che diventino pietre miliari della musica. Il genio o ce l’hai o non ce l’hai.

    Quindi, se una persona il genio non ce l’ha, cosa deve fare? Ammorbare il mondo con canzoni inutili?Proporre oneste serate tributo che contribuiscano ad avvicinare alla buona musica un po’ di persone in più? Rassegnarsi a suonare in salotto o in cantina?

    La risposta giusta a queste domande io non la conosco, ma temo che, come è stato detto, la dia il mercato. E la risposta del mercato è che per i pub e i locali una cover band è spesso più remunerativa di un gruppo originale. Ovviamente sto parlando del micro-mercato della musica emergente, non certo dei grandi eventi che hanno regole completamente diverse.

    Questa risposta non piace neppure a me. Ma se non esiste una cultura dell’ascolto che riesca a contrastare la non-cultura del divertimento obbligatorio e fine a se stesso, è inutile fare tanti discorsi.

    Per cultura dell’ascolto intendo: ascolto una volta, due, tre volte e poi decido se la cosa che sto ascoltando mi piace. Pensateci bene: quanti dischi che ora adorate all’inizio vi facevano cagare? E quante persone esistono oggi, rispetto ad un tempo, che dedicherebbero un’ora della propria vita ad ascoltare un disco intero? O un concerto intero?

    Ascoltare significa dare una possibilità. E oggi la cultura della possibilità non esiste affatto. Esiste soltanto l’ottimizzazione della soddisfazione, emotiva ed economica. Sempre più persone quando escono vogliono essere sicure di divertirsi, di spendere bene i propri soldi e il proprio tempo. Le poche persone che ancora comprano dischi lo fanno a colpo sicuro. Ed è un atteggiamento perfettamente logico, se non ti hanno insegnato a scegliere, crescere e a pensare con la tua testa.

    Reply
    • Fabio Lanciotti

      Condivido il tuo pensiero, Magroll!
      Trovo il tuo commento molto misurato e pieno di buon senso.
      🙂

      Reply (in reply to maqroll)
    • Alex

      Hai detto tutto ciò che volevo dire io!

      Reply (in reply to maqroll)
  9. Antonio

    Quelli che propongono musica originale e poi si lamentano delle tribute band e di chi le supporta sono gli stessi che poi non alzano mai il culo per andare a vedere le altre band che suonano.
    Non gliene frega nulla della musica originale, altrimenti li vedreste sempre come spettatori ai concerti. Come si spiega che con tutti questi musicisti, i concerti delle band che fanno musica originale siano sempre deserti? Facile: perchè la musica originale non interessa nemmeno a quelli che la fanno, a meno che non sia quella scritta da loro. E alllora prima di prendersela col pubblico o con le altre band, fatevi un esame di coscienza e andate a supportare chi ne ha davvero bisogno.

    Reply
    • Riccardo Manazza

      Sottoscrivo in toto. In tanti anni ho sempre sentito musicisti scagliarsi contro le cover band e il pubblico inetto, ma mai, o molto di rado, ho visto gli stessi presenziare nei locali quando suona una band non famosa che fa pezzi propri.

      Reply (in reply to Antonio)
      • Angelo

        Confermo, ho suonato in alcune band ed ero l’unico che andava a sentire i concerti altrui. Poi però tutti si lamentavano che nessuno veniva ai nostri: ma se noi per primi non ci facciamo conoscere andando in giro anche solo ad ascoltare cosa c’è in zona, come pretendiamo poi che ci riconoscano in futuro?

        Reply (in reply to Riccardo Manazza)
  10. Kuorenero

    Già aprire un dibattito è segno che siamo alla frutta.

    Reply
  11. Alex

    Chiedo scusa, ho solo una domanda: amo la musica, soprattutto metal, e mi diverto a “giocare” con la chitarra.
    Purtroppo non ho tempo nè la tecnica per poter costruire una band con pezzi originali e quindi in quelle due ore mensili che ci si vede in sala prove (a pagamento) con amici, si riesce solo a fare cover.
    È una passione e chi ama la musica sa cos’è e sa che è un investimento a perdere e che lo si fa per “amore”.
    Quelli come me, quindi, non potranno mai suonare davanti ad un “pubblico”, anche di un locale sfigato dove mangiano e non ti si filano per nulla, finché non passano a pezzi originali?
    Non tutte, anzi pochissime, cover-tribute band lo fanno per soldi.
    È tutta passione e per qualche attimo ci si sente parte del gruppo dei propri sogni.
    Entrambe le cose devono coesistere, altrimenti la musica perde del suo valore assoluto.
    Poi tutto è soggettivo, ovviamente.
    Ciao,
    Alex

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  12. diego

    Scusate, senza voler dare una risposta precisa o voler scatenare flames sull’argomento. Ho cantato in gruppi cover e gruppi inediti anch’io. Vorrei solo farvi riflettere su un dato di fatto.

    Quando l’Italia era ancora un paese in grado di far suonare dal vivo più frequentemente rispetto ad ora, fino a metà / fine anni ’90, vi erano una marea di band emergenti, esattamente come ora, che proponevano i loro brani inediti senza averne le capacità tecniche o la strumentazione adatta per suonare in un pub. Parliamo di band con cantanti ahimè inascoltabili, chitarristi stonati e batteristi fuori tempo, testate e cassa da far drizzare i capelli a chi è sull’ uscio della porta del locale, band alternative che urlavano (e non parlo di scream, growl o yell) la loro disperazione ai pensionati che giocano a carte al club Arci della zona. E’ normale che l’italiano medio si sia stancato della musica inedita e preferisca la cover di vasco, ligabue e “gunsesroses”.
    Quello che possiamo fare nel nostro piccolo?
    Ricordiamoci tutti di andare sul palco la prossima volta accordati, intonati, con la strumentazione adatta, con i ritornelli giusti, il look giusto, il sorriso o la carica stampata in volto e la promozione giusta – e con questo non significa postare su facebook anche quando la band va al cesso-.
    Pace
    Diego

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  13. Chapeaux

    Personalmente non amo molto cover e tribute , dato il livello con cui molte band affrontano la sfida con una certa superficialità . Se devo pagare non ho dubbi , sostengo chi i pezzi li crea.

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    • Maqroll

      Sono d’accordo. Diciamo che avendo di fronte una band originale, ed una coverband che abbiano entrambe uno standard di qualità medio / alto, è sicuramente ragionevole sostenere anche economicamente una band che proponga pezzi originali. Occorre però non demonizzare chi propone cover. Se non portano vantaggio alla crescita artistica del metal (o di qualsiasi altro cosiddetto genere), non portano sicuramente neppure un danno. Capisco chi sostiene che portino via spazio alle band originali, ma ribadisco che la soluzione non può essere vietare le cover band. Secondo me la situazione per chi fa musica nuova resterebbe difficile. Senza contare poi la miriade di cover band che esiste proprio per finanziare progetti personali.

      Piuttosto a me pare ci sia sempre più gente che suona rispetto al passato (ma non ne ho le prove, è solo una percezione mia). La qualità esecutiva mi pare mediamente buona, ma quella compositiva è davvero in crollo vertiginoso. Non è che qualche band originale che non trova spazio si stia un po’ sopravvalutando? Resto dell’idea che i geni saranno sempre, necessariamente, pochi. Per tutti gli altri è una lotta, e a volte bisogna accettare di perderla ed essere orgogliosi di averci provato.

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  14. Luca

    Tutto sommato, in fin dei conti son d’accordo con l’autore dell’articolo.
    La cover band giudicata come piaga della musica è un capriccio di chi, producendo musica originale, è mal contento di un problema che in realtà non è causato da chi forma cover band ma dall’ignoranza (il pubblico) o incuria (i gestori dei locali?) di chi le privilegia. Già diverso sarebbe precisare che le cover band sono un problema per l’equa offerta di musica LIVE ma ciò non giustificherebbe quanto di negativo si dica sul conto di tali cover band e rimarrebbe comunque un argomento da prendere con le pinze, prima di sparare a zero e sfogarsi. Questo se vogliamo rimanere obbiettivi, poi se si vuol fare discorsi da “tifoseria” allora quello che dico io è irrilevante.
    I gestori dei locali sono opportunisti ed eticamente scorretti? Si criticano queste persone perché, non meno egoisticamente, si pensa ai propri di affari, dimenticandosi di quelli altrui e dei motivi che ci son dietro.
    Bisognerebbe ricordarsi che Il loro lavoro è PRIMA DI TUTTO offrire un servizio che appaghi i clienti il più possibile, non evitare di urtare le band che fanno brani originali. Preferendo le cover band, i gestori dei locali non fanno male a nessuno, manifestano la loro LIBERTA’ (parola che si è bravi a sbandierare solo quando fa comodo) nella scelta, loro devono portare avanti nel migliore dei modi il loro business. Proprio parlando di business, fortunatamente la musica, per quanto tanti (e questo è deludente) la considerino un business, un mercato, non è mai stata qualcosa del genere ed è anche per questo che pensare che i benefici economici di una band che suona brani originali provengano prevalentemente dalla possibilità di suonare in giro è alquanto arretrato e sottolinea a mio avviso una mentalità pigra o sprovveduta. Certe lamentele pseudo-giustificabili con questo attaccamento ai live come fonte di guadagno sarebbero state più plausibili da ascoltare vent’anni fa, non oggi. Oggi esistono tantissimi mezzi per ottenere visibilità e per emergere e non hanno proprio nulla a che vedere con i live. Youtube è un esempio di come con uno smartphone, talento e pochissimo ingegno si può immediatamente diventare visibili al mondo intero. Se uno ha davvero talento e brani originali, sfonda eccome: ci sono video di ragazzini che non erano nessuno, che hanno ripreso i primi video nelle loro camerette davanti a un PC e che ora hanno milioni di visualizzazioni che sottolineano in maniera più che evidente il loro talento. Fortunatamente la musica può esser fatta senza soldi oggi e quella stessa musica può crearne molti (visto che ci tenete tanto)! La musica come mercato è un problema ed arriva dopo: arriva quando si parla di Label o quando si parla di programmi come XFactor. Ci sono esempi di band fatte e formatesi dal web e che ora girano il mondo in tour.
    Se uno è un vero artista e non gli manca la sensibilità per emozionare chi lo ascolta, dovrebbe secondo me averne a sufficienza anche per comprendere queste dinamiche e comportarsi di conseguenza, con intraprendenza, forza d’animo, senza scoraggiarsi e lamentandosi solo perché “i locali non mi fanno suonare”. E che esistono solo i locali?!

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  15. lorenzo

    io suono la chitarra elettrica e ho imparato da solo (e non lo scrivo per vantarmi) e sono veramente migliorato quando ho cominciato a fare qualche cover per migliorare e imparere lo stile del genere che suono tutt’ora e da 5 anni ha questa parte compongo musica originale perché ho appreso nel suonare canzoni e spartiti noti e meno noti.
    le cover servono per farsi un idea chiara di quello che si vuole suonare e delle proprie capacità e sicuramente la tecnica la si migliora col tempo perché nessuno nasce maestro, quindi è inutile penalizzare chi fa cover perché saper interpretare la musica altrui non è affatto facile

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  16. Kai

    Non sono d’accordo più o meno con nessuno dei punti:
    CONCORRENZA: parlare di musica a livello di mercato musicale ci ha portato nella paradossale situazione in cui stiamo oggi, nella quale troviamo tantissime band artefatte (che seguono i trend del momento e cagano soldi per 5 anni, poi son da buttare), le classifiche dominate dai personaggetti usciti dai talent e uno stallo totale in quanto a creatività (premetto che le eccezioni esistono). Se poi vogliamo parlare proprio di “mercato” vero e proprio, direi che la concorrenza che fa una tribute band è di tipo sleale, perchè si riproduce qualcosa che già funziona, esiste ed è “brevettato” (tant’è che ci pagano i diritti d’autore a terzi quando suonano), quindi la questione si smonta da sola. C’è un dislivello tra le cose, ergo non ci può essere reale concorrenza.
    DENARO: conosco molti musicisti che mettono su cover band per finanziare dischi e progetti originali, perchè con quelli non riescono a trovare spazio nei locali…. perchè i locali fanno suonare solo cover band. Insomma è un ciclo continuo, un cane che si morde la coda. Nel peggiore dei casi (e qui si parla di over 30) ho visto persone stufarsi di tentare e ritentare la crescita con una band e “rassegnarsi” a suonare solo cover perchè almeno non si hanno sbattimenti e si mettono anche 2 soldini via. Insomma tante band muoino perchè non riescono ad autofinanziarsi autonomamente, e questo paradossalmente favorisce la formazione di “facili” cover band.
    PUBBLICO: chi va a vedere una cover band solitamente già ama quel repertorio. se vuoi che un amico inizi ad ascoltare buona musica passali un pò di dischi, non certo serve una cover band.
    SPAZIO: non è che i locali non ci sono o sono intasati dalle cover band. ma logicamente gli spazi sono ridotti, i cachet pure, e inoltre i locali che propongono musica originale subiscono la concorrenza sleale di quelli che prediligono le cover band.
    COLLABORAZIONE: Questo ci può pure stare, ma in generale credo stoni sentire prima una band totalmente sconosciuta e poi farsi coinvolgere dal gruppo cover dei maiden. Diciamo che si può ritenere accettabile

    In ogni caso il mio giudizio sulle cover band non è così negativo. Ci sono tante persone che non trovano o non hanno trovato spazio nella musica inedita, ma comunque hanno la passione e vogliono suonare. non possiamo di certo segarli le mani uno ad uno. Inoltre la colpa non sta tanto nella cover band dei maiden, ma del fan malpreso dei maiden che non vai oltre i maiden. Io ascolto un sacco di musica, ma non vado mai a vedere cover band perchè non mi danno l’impatto che mi da l’originale, quindi non sono interessato. Invece vado spesso a vedere gruppi sconosciuti, compro i loro dischi se mi piacciono e mi capita di seguirli e di diventare amico coi componenti (e vengo da un posto dove le cover band dominano quasi completamente le programmazioni dei locali). Perciò anche se so che rode il culo a vedersi fisso fottere il posto dalla tribute band di turno, lasciate in pace chi si vuole divertire con la musica e non sa (o non vuole) farla, prendetevela con chi ha le orecchie turate

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