Jeff Loomis – Recensione: Zero Order Phase

Dopo la release solista di Warrel Dane, è il turno di Jeff Loomis, altro grande talento di casa Nevermore, di dedicarsi a un album proprio. “Zero Order Phase” mette in risalto quelle che sono le influenze dello shredder, il quale dichiara di aver avuto come mentori artisti del calibro di Marty Friedman, Yngwie Malmsteen e Jason Becker, tre nomi in effetti ben presenti in questo lavoro completamente strumentale.

I primi pezzi del disco, con una particolare menzione per la rutilante opener “Shouting Fire At A Funeral”, mettono in luce l’inconfondibile stile di Jeff, tratto distintivo dei Nevermore, richiamati in più punti. La atmosfere plumbee e pesanti del combo di Seattle emergono prepotentemente anche in “Jato Unit”, granitica track con in più un tocco di Marty Friedman. Concentrazione dunque sulle melodie piuttosto che sulla velocità di esecuzione, sebbene il pezzo non avrebbe sfigurato affatto su “This Godless Endeavor”. A partire da “Azure Haze”, Jeff si dedica invece al suo amore per il neo-classico, citando Malmsteen e la Rising Force in brani nettamente più melodici e rilassati. Qualche piccolo neo dovuto alla somiglianza di alcuni passaggi non disturba più di tanto questo secondo capitolo del lavoro, che raggiunge i momenti migliori con “Cashmere Shiv” e “Sacristy”. Fuori dal coro la rocciosa “Race Against Disaster” con un funambolico cammeo di Pat O’Brien dei Cannibal Corpse.

Inutile chiudere il nostro commento con un voto numerico. Jeff mostra di essere senza dubbio un artista completo anche al di fuori della band che gli ha regalato il successo, è ovvio però che questa release potrà interessare solo ai fan dei Nevermore con il pallino del collezionismo e ai chitarristi influenzati dalle sue note.

Etichetta: Century Media / EMI

Anno: 2008

Tracklist: 01.Shouting Fire At A Funeral
02.Opulent Maelstrom
03.Jato Unit
04.Azure Haze
05.Cashmere Shiv
06.Race Against Disaster
07.Sacristy
08.Devil Theory
09.Miles Of Machines
10.Departure

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