Yngwie Malmsteen – Recensione: Facing Tne Animal

Alla fine degli anni ’90, Yngwie Malmsteen sta vivendo un particolare stato di grazia. Dal punto di vista personale, l’incontro con quella che diventerà la madre di suo figlio (Antonio, in onore di Vivaldi) lo porta probabilmente ad avere una mente serena e un’ispirazione maggiore, perlomeno di quella a cui i suoi fan assisteranno negli anni a venire. “Facing The Animal” è insomma l’ultimo album veramente bello del guitar hero svedese, uno di quelli densi di ispirazione, sentimento e tecnica. Non che la tecnica sia mai calata, ma da qui in avanti Malmsteen è diventato, se possibile, ancora più accentratore, e ha iniziato a sfornare dischi (forse con l’eccezione di “Alchemy“) prodotti un tanto al chilo e in cui ha suonato quasi tutti gli strumenti. Questo è invece un album suonato da una vera e propria band, e la differenza si sente. Fra i musicisti spiccano Mats Leven alla voce, graffiante e perfetto nel dare una connotazione più hard rock ai brani, ma soprattutto il grande batterista Cozy Powell, che registra questo ultimo lavoro prima di morire, poco più di un anno dopo, in un incidente stradale, mettendo fine a una vita fatta di spericolatezze e lasciando un grande vuoto per i drummer di tutto il mondo.
Non mancano, come sempre, i riferimenti alla musica classica, espliciti nel breve frammento conclusivo “Air On A Theme“, che è ispirata a un concerto dell’amato Vivaldi, ma è l’hard rock a prevalere, con una serie di brani accattivanti, i cui ritornelli si ricordano anche dopo diverso tempo, e dove tutti gli strumenti, non solo la chitarra, vengono lasciati liberi di respirare e di esprimersi. Malmsteen è sì l’autore di tutti i brani, ma sembra più intenzionato alla democrazia, perlomeno in sede esecutiva, e la differenza si sente. “Another Time“, soprattutto nelle parti di tastiera, ha sonorità più vicine agli anni ’80, mentre “Braveheart“, con la sua alternanza di ritmiche serrate, assoli classici e la ripresa velocizzata di “Over The Hills And Far Away” in due momenti, diventa una di quelle “cavalcate” che piacciono tanto ai fan del chitarrista svedese. La title track è un altro brano di alto livello, un vero pezzo di hard rock, solido ma senza estremismi da parte di nessuno, frutto di una di quelle sinergie perfette che capitano una volta ogni tanto. “Facing The Animal” non risente di particolari cali di ispirazione, e anche “Like An Angel“, dedicata esplicitamente alla moglie, che si sarebbe potuta trasformare facilmente in un contenitore di melassa scadente, si rivela invece in linea con tutti gli altri pezzi e resta una buona power ballad, in cui Leven assume un timbro più delicato e confidenziale e l’inserimento di strumenti classici non stona con il resto. Uno dei momenti meglio riusciti della discografia di Malmsteen del decennio in questione, meno riuscito forse di “The Seventh Sign”, più utile di “Inspiration” e meno strascicato rispetto a “Fire & Ice”, equilibrato e solido, resistente alla prova del tempo.

malmsteen-facing-the-animal

Voto recensore
7,5
Etichetta: Mercury Records

Anno: 1997

Tracklist: 01. Braveheart (5:18)

02. Facing the Animal (4:37)

03. Enemy (4:53)

04. Sacrifice (4:16)

05. Like an Angel - For April (5:47)

06. My Resurrection (4:47)

07. Another Time (5:02)

08. Heathens from the North (3:38)

09. Alone in Paradise (4:33)

10. End of My Rope (4:23)

11. Only the Strong (6:04)

12. Poison in Your Veins (4:21)

13. Air on a Theme (1:44)
Sito Web: https://www.facebook.com/Official-Yngwie-Malmsteen-15331653478/?fref=ts

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. ElVezzo

    Ottima recensione. Aggiungerei che la copertina è una delle più brutte della storia della musica e non solo, con il nostro chitarra-eroe che fa un’espressione super-fantozziana sprezzante del ridicolo involontario!!

    Reply
    • Anna Minguzzi

      Ahahahahah, beh, in effetti non hai tutti i torti! Ma vogliamo parlare allora della copertina di “Magnum Opus”, con il Malmsteen tipo Re Artù e la spada nella roccia? 😀

      Reply (in reply to ElVezzo)
  2. ElVezzo

    Me l’ero scordata e sono andato a rivederla. In effetti, è una perla (anche per la scelta cromatica). A pensarci bene, il nostro è una garanzia per quanto riguarda kitsch e cattivo gusto nelle copertine. Vale proprio il consunto proverbio…non si giudica un libro dalla copertina!! 🙂

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login