Prayer – Recensione: Wrong Address

Il cielo. E’ questo l’obiettivo del pomp rock, lo era negli anni settanta come alla metà degli anni ottanta, inizio del declino ma anche periodo di indimenticabili canti del cigno come le melodie di Prophet e GTR. Sono soprattutto questi ultimi a venire in mente ascoltando i Prayer – merito di un uso dei cori che si avvicina molto a quello del supergruppo guidato dalla voce di Max Bacon. L’analogia diviene lampante in quello che è senz’ombra di dubbio il pezzo migliore di ‘Wrong Address’, e cioè ‘Anyone With A Broken Heart’, che sale progressivamente in un chorus memorabile.

Le note dolenti cominciano quando si considera che questo pezzo, quinto dell’album, chiude la parte (estremamente) positiva. Dopo di questo momento, la musica scorre via senza grossi sussulti. (De)merito che va ascritto soprattutto al cantante, che però è anche autore di tutte le canzoni, anche quelle che costituiscono l’eccellente prima parte dell’album. Dove Tikkanen non funziona, però, è proprio nell’interpretazione (ascoltare la ballad ‘I Want You’ per convincersene): colpa di una voce che non è potente abbastanza per sostenere la scalata verso il cielo, essendo più adatta semmai al pop sofisticato e tecnologico degli Yes di ‘Owner Of A Lonely Heart’, cui i Prayer attingono, anche se in maniera non evidente. Curiosamente – ma potrebbe essere un’impressione fuorviante – per l’uso e il suono delle chitarre (tre) vengono spesso e volentieri in mente i Thin Lizzy, seppur ci si trovi in contesti completamente differenti. A dir la verità, però, basta pensare alla recente cover di ‘Hollywood’ da parte degli Outland per rendersi conto che i due mondi non sono così lontani. Va detto, a scanso di equivoci, che a modellare le sonorità della band sono soprattutto le tastiere di Jari Huvila, come notevole è il drumming di Eki Ekfors, preciso e pulito senza rinunciare ad essere inventivo e fantasioso.

Come si sarà capito dai nomi dei componenti, a dispetto di sonorità che sono state grandi soprattutto dall’altro lato dell’Atlantico, i Prayer arrivano dalla fertile Finlandia. Un altro tassello di un mosaico che diventa sempre più interessante e valido a livello qualitativo. Se, infatti, si parlava di crollo nella seconda metà, continua a risuonare nelle orecchie la magia (doveroso citare ancora almeno ‘Road To Freedom’) della prima. Ed è qualcosa di molto raro da trovare.

Voto recensore
7
Etichetta: Escape/Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01. Secrets Of The Night
02. I've Been Loving You
03. Road To Freedom
04. Running Wild In The Night
05. Anyone With A Broken Heart
06. End Of Time
07. He Never Gave It All
08. I Want You
09. Who Wants To Be Free Again?
10. Main Attraction
11. Caught In The Crossfire

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