Alghazanth – Recensione: Wreath Of Thevetat

Iniziamo la recensione di “Wreath Of Thevetat” ribadendo un concetto ben noto. E’ difficile suonare black metal tradizionale senza incappare in luoghi comuni finendo per bazzicare i territori della violenza fine a sé stessa. Per fortuna c’è chi, vuoi per esperienza acquisita, vuoi per il coraggio di mettere il naso fuori del proprio orticello, riesce ad aggirare l’ostacolo grazie alla solida personalità e alla disposizione ad adorare il Satanasso spingendosi un po’ oltre i quattro/quarti.

Ne sono un esempio gli Alghazanth, finlandesi, una band di blackettoni impenitenti ma dalle ineccepibili doti di songwriting, capaci di regalarci un lavoro che esplora varie sfaccettature del genere. Scordatevi produzioni troppo patinate, ma sappiate che “Wreath Of Thevetal” predilige episodi discretamente tecnici a dall’ampio respiro melodico. L’uso delle tastiere e soprattutto dei cori è pressoché perfetto: senza inventare nulla, ma con grande scorrevolezza, dette parti vanno a smussare gli angoli ai momenti più veloci e graffianti, tipiche espressioni del black metal tradizionale. Ne esce un disco che si ascolta con molto piacere, ricco di pathos epico e dagli interessanti testi di stampo filosofico/esoterico. Rimane l’ombra della poca inventiva, ma dopo una carriera più che decennale, dovremo probabilmente accontentarci. Poco male, l’abilità con cui gli Alghazanth plasmano la materia già esistente, è degna di profonda attenzione.

Voto recensore
7
Etichetta: Woodcut / Masterpiece

Anno: 2008

Tracklist:

01.Moving Mountains
02.The Kings To Come
03.The Phosphorescent
04.On Blackening Soil
05.Rain Of Stars
06.Twice-Born
07.Future Made Flesh
08.As Nothing Consumes Everything


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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