Svartsyn – Recensione: Wrath Upon The Earth

Sesto album per Svartsyn, creatura black metal di nazionalità svedese, portata avanti in modalità semi one-man band da Ornias, che si avvale della collaborazione di vari musicisti della scena estrema, alcuni dei quali hanno prestato servizio anche in band di spessore come Dark Funeral e Watain. Nomi non casuali, questi, perché tratteggiano abbastanza fedelmente la scena e il sound di riferimento del gruppo, ovvero la frangia più violenta e ferale del black metal, sovente imbastardita da rimandi al death più aggressivo.

Questo in linea di massima il contenuto di “Wrath Upon the Earth”, sesto album nel quale Ornias infonde l’esperienza accumulata negli anni di attività underground, sfornando un lavoro che di certo convince più dei sui predecessori, in quanto sicuramente più personale nella concezione e professionale nella realizzazione.

La sinistra intro strumentale lascia presto spazio a un lotto di canzoni omogenee nella loro furia turbolenta, che utilizza in ugual misura strutture e stilemi black e death metal. Ben presenti dunque i consueti blast beat e le chitarre in tremolo-picking, ma anche riff e cambi di tempo tipici di certo death.

Il suono è molto particolare e ostico da digerire, in quanto è stata data molta enfasi, in sede di produzione, ai toni più bassi e gravi degli strumenti, creando un impasto sonoro cavernoso e profondo, piuttosto inusuale per una release black metal, in cui le partiture di chitarra, a tratti molto incisive e convincenti, sembrano sprofondare sotto il peso del drum-kit e delle percussioni, forse sovraesposte nel mixing, sebbene ben strutturate e suonate (Baruch van Bellegem, in forza ai Satyrus).

Questa scelta comporta un difficile ascolto delle trame strumentali e della voce, che fatica a stare a galla nella furia rimbombante della batteria, e questo è un peccato, perché la prova vocale di Ornias è valida e particolare, una personale via di mezzo fra growl e scream, entrambi non troppo esasperati, che ricorda, per certi versi, Martin van Drunen e anche il compianto Chuck Schuldiner degli esordi.

Peccato dunque per queste scelte o esiti tecnici, che abbassano la valutazione globale e rendono l’album molto meno fruibile e riuscito, avvicinandolo semmai al caos sonoro proposto da band come i Portal. Se si tratta di decisioni consapevoli, è probabile che siano state portate avanti per distanziarsi dalla massa di dischi dal sound carta-carbone, e in questo gli Svartsyn hanno indubbiamente successo, ma questa considerazione non toglie la convinzione che brani dinamici, ben struttuturati e convincenti come “My Mountain”, “Pyramids of Deathlight” o “He Who Knows”, avrebbero ben altro appeal con una produzione migliore, o quantomeno più bilanciata.

Lavoro interlocutorio, ma con più d’un motivo di interesse, per gli amanti dell’estremo, da confrontare con una resa sonora non adatta a tutte le orecchie.

Voto recensore
5,5


Anno: 2011

Tracklist:
1. Intro 02:20
2. Wrath of Leviathan 04:31
3. My Mountain 06:40
4. Deathsworned 04:45
5. Dawn of Triumph 03:56
6. Pyramids of Deathlight 04:43
7. Blood Temple 04:31
8. He Who Knows 04:41

Sito Web: http://www.myspace.com/svartsynband

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