Soul Sirkus – Recensione: World Play

Le attese per l’album di questo supergruppo erano alle stelle: l’unione di forze di artisti del calibro di Neal Schon, Jeff Scott Soto, Deen Castronovo e Marco Mendoza prometteva scintille a tutti i fan dell’hard rock. A suscitare curiosità era soprattutto la fusione del chitarrista dei Journey e del cantante di…beh, c’è l’imbarazzo della scelta. In effetti probabilmente sono state l’iperattività di Soto e la saturazione di suoi (spesso ottimi) prodotti sul mercato, tra novità e ristampe dei Talisman, a creare numerosi inevitabili termini di paragone per i Soul SirkUS: purtroppo il tocco da re Mida del cantante non sembra aver funzionato completamente su questo ‘World Play’. Il suono viene fuori perfetto, la tecnica dei musicisti coinvolti è, come ci si attendeva, ineccepibile, eppure sul piano delle composizioni l’album risulta pienamente convincente soltanto nei pezzi più aggressivi, quelli nei quali la chitarra di Neal Schon può liberarsi da ingombranti paragoni con il suo passato e Soto può togliere le briglie a quella che rimane una voce di rara intensità. Quando il ritmo scende, invece, lo fa per adagiarsi su partiture piuttosto banali, che nulla aggiungono alla carriera dei componenti dei Soul SirkUS.

Tra i pezzi più riusciti, buona è l’apertura affidata a ‘Highest Ground’, mentre è ottima la successiva ‘New Position’, impreziosita dalla potenza di Deen Castronovo e dalle scorribande virtuosistiche di Schon. Curiosa ‘Peephole’, sorta di versione ammorbidita dei Soundgarden di ‘Badmotorfinger’ (!). L’album subisce un blocco con l’accoppiata ‘Soul Goes On’ e ‘Periled Divide’, che suonano come degli scarti del repertorio di Soto. Di nuovo molto buona è ‘Praise’, anche grazie all’ottimo lavoro di basso di Marco Mendoza e all’efficace uso dei cori. Valida anche la successiva ‘My Sanctuary’, così come funziona anche la più soft ‘Friends 2 Lovers’. Non male ‘Coming Home’, ballad in pieno stile Journey, mentre la chiusura viene inspiegabilmente affidata all’anonima ‘Close The Door’.

Curiosamente, la proposta musicale di ‘World Play’ si avvicina parecchio a quella di ‘Double Eclipse’ degli Hardline, attestandosi però su livelli qualitativi inferiori. L’ago della bilancia è costituito dal cantante: per quanto Gioeli sia magari tecnicamente meno dotato di Soto, la potenza della sua voce rimane più convincente nel contesto di un hard rock melodico così aggressivo.

In definitiva, questo dei Soul SirkUS è comunque un album più che buono: nonostante le cadute, va riconosciuto che pezzi come ‘New Position’ e, in misura minore, ‘Highest Ground’ e ‘Praise’, rappresentano dei picchi difficilmente raggiungibili da altre band del settore. Nell’arco dell’ora di ascolto è soprattutto Schon a tenere ‘World Play’ su livelli elevati, regalando alcuni momenti di grande spessore musicale. Ciò non toglie, tuttavia, che da musicisti di questo calibro ci si attendesse una prova memorabile, mentre quello che ci ritroviamo è semplicemente un album di hard rock melodico al di sopra della media.

Prima di concludere, va detto che ‘World Play’, al momento, si può ordinare tramite il sito ufficiale della band: non sono ancora previste uscite con i modi "convenzionali".

Voto recensore
7
Etichetta: www.soulsirkus.com

Anno: 2004

Tracklist: 01. Highest Ground
02. New Position
03. Another World
04. Peephole
05. Soul Goes On
06. Periled Divide
07. Praise
08. My Sanctuary
09. Friends 2 Lovers
10. Coming Home
11. Close The Door

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