Header Unit

Wolves In The Throne Room – Recensione: Thrice Woven

Graditissimo ritorno per i Wolves In The Throne Room col nuovo “Thrice Woven”, sempre su Artemisia Records come il precedente “Celestite” che vedeva l’esordio della label di Nathan ed Aaron Weaver, menti principali del gruppo e qui accompagnati da Kody Keyworth come nuovo membro stabile. Ecco, si potrebbe partire subito dal confronto con il succitato CD, per far capire che la band non ha continuato a mostrare l’invaghimento per un ambient psichedelico ma torna con suoni cattivi e duri che fanno da contraltare alla parte più atmosferica e suggestiva che riesce a sottolineare in maniera ancor più marcata la proposta musicale.

Cinque brani, introdotti dalla copertina opera dell’artista russo Denis Forkas nella quale è presente Fenris, il lupo della mitologia norrena, citato di rimando in “Angrboda” (il nome di colei che generò l’animale in seguito all’unione con Loki), brano che supera i dieci minuti dal clima canonicamente black metal nella prima parte, con sprazzi comunque di melodia, diventando poi un canovaccio per chitarre in sospensione e una parte centrale priva dell’elemento percussivo. L’apertura di questo “Thrice Woven” è affidata a “Born From The Serpent’s Eye”, e le chitarre acustiche fanno entrare nel mondo dei Wolves In The Throne Room, suggestivo anche quando si viene tempestati di black metal a base di blast beat e tastiere; i rallentamenti incisivi e i cori celestiali della cantante svedese Anna von Hausswolff contribuiscono a rendere ancor più epico un affresco sonoro di per sè già magniloquente fornendo spunti interessanti come lo sfociare finale in un riff lento e malinconico. “The Old Ones Are With Us” vede la comparsa di Steve Von Till dei Neurosis che declama versi che invocano il disgelo primaverile sopra il crepitare di un fuoco: una nenia con base doom melodica prende il sopravvento per tornare poi su territori più propriamente black, fermandosi bruscamente e tornando al mantra iniziale facendo chiudere gli otto minuti del brano in maniera  altamente emozionante. La già citata ospite al canto torna in “Mother Owl, Father Ocean” esprimendosi nella lingua madre per un delicato intermezzo con la partecipazione dell’arpista turco Zeynep Oyku e che si apre con il frullare di ali di un corvo che si libra nell’aria; la conclusiva “Fires Roar In The Palace Of The Moon” è densa di epicità declinata in ogni maniera possibile, un inno all’acqua che sottolinea nuovamente il legame del gruppo con un retroterra culturale ben delineato che fa da ottimo contraltare alla musica creata, musica nella quale è necessario calarsi interamente per poter apprezzare appieno le atmosfere.

Un ottimo lavoro, fortemente black metal e fortemente atmosferico, che dimostra nuovamente le capacità compositive dei Wolves In The Throne Room, stavolta completamente a proprio agio nel recuperare i toni black metal e fonderli con atmosfere più rarefatte in una riuscitissima creatura musicale.

Voto recensore
8
Etichetta: Artemisia Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Born From The Serpent’s Eye 02. The Old Ones Are With Us 03. Angrboda 04. Mother Owl, Father Ocean 05. Fires Roar In The Palace Of The Moon
Sito Web: http://wittr.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login