Without Mercy – Recensione: Seismic

Quando mi arrivò la mail con la possibilità di recensire questo nuovo progetto fui entusiasta per un paio di motivi: il primo perché troviamo alle chitarre due personaggi particolari, Jeff Loomis (Arch Enemy) e Chris Broderick (ex-Megadeth); il secondo perché questi personaggi sopracitati uniscono le forze in un album indirizzato agli amanti di band come Whitechapel, Meshuggah e Cattle Decapitation.

Da questa descrizione e dal talento dei membri mi aspettavo un lavorone, pieno di spunti e soprattutto di qualche omaggio. Tecnicismi, assoli, ritmiche invidiabili come già fatto nei loro progetti precedenti ma invece mi ritrovo in un limbo particolare. Non riesco a capire se questo sia un album oggettivamente fatto con la testa, studiato a tavolino, impegnato cercando di produrre qualcosa che finora non è mai stato toccato fino in fondo da loro due, o se è un esperimento preso un po’ troppo alla leggera.

L’album si apre con un trio di tracce davvero fantasiose, ma che non si amalgamano bene. Continui cambi di tempo e di stile che sembra di percorrere un tracciato sterrato ma nelle peggiori condizioni possibili. Riff e break-down accozzati e incollati a sforzo. Da qui la mia domanda iniziale comincia un po’ a prendere forma. Non si mettono in dubbio capacità tecniche o di produzione che ci regalano un sacco di punti di riflessione, ma è proprio la composizione di ogni brano che non trova né capo né coda.

In ogni caso il disco prosegue e mi trovo continuamente a cambiare marcia per poter stare sulla strada di “Seismic. Questo andamento inizia oggettivamente ad infastidirmi: quando penso di aver trovato la giusta traiettoria vengo sbalzato senza alcun motivo a bordo della carreggiata e mi ritrovo a dover di colpo abbassare i giri. Doppio pedale galoppante per poi tirare il freno a mano e viaggiare più lenti di una canzone doom.

Il finale di Wiindigo rispecchia tutto ciò che ho appena scritto: è un gigantesco omaggio ai Meshuggah sulla falsa riga di “Break Those Bones Whose Sinews Gave It Motion” o è davvero pensato in questo modo?

La traccia penso che sia la meno riuscita di tutto il disco ed è anche il punto in cui tocchiamo il fondo, il quale avrebbe fatto innervosire chiunque lanciando le cuffie sulla scrivania per darsi ad altro.

Ma non è detta l’ultima parola in quanto “Seismic” è croce e delizia e finora abbiamo ascoltato il lato croce. La seconda parte, con tracce più brevi e coincise, ci regala qualche delizia. Con un’impronta più -core rispetto a prima i, Without Mercy incidono maggiormente rispetto a quanto ascoltato poco fa.

Ritmi serrati, meglio collegati tra loro e più coesione tra un brano e l’altro riescono a farci mandare giù un boccone per ora molto, troppo amaro. Purtroppo però nonostante la seconda parte sia perlomeno sufficiente ritengo di etichettare l’album con un “poche idee ma confuse”. Aver scritto pagine della musica metal in passato non è sinonimo di potersi destreggiare ovunque.

Un voto ottimo invece va alla produzione che riesce nell’intento di creare un bel suono digitale/moderno senza essere piatto e astratto. Tutti gli strumenti trovano il loro spazio anche senza doversi concentrare per cogliere ogni singola sfumatura.

Speriamo solo che imparino da questo primo esperimento e colgano l’occasione per migliorarsi dal punto di vista compositivo nel mondo -core. Non nego che se dovesse uscire un secondo album sarei curioso di capire l’evoluzione di Loomis & Broderick perché sono convinto che abbiano le capacità ma non le abbiano sfruttate a dovere. Ma da qualcosa si deve pur cominciare, no?

Etichetta: Self Released

Anno: 2020

Tracklist: 01. Thunderbird 02. Abysmal 03. Left Alone 04. Wiindigo 05. Disinfect the Soul 06. The Disaster 07. Possessed 08. I Break The Chain 09. Uprooted

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