Within Temptation – Recensione: Resist

È finalmente uscito il nuovo album dei Within Temptation dal titolo “Resist”. A cinque anni di distanza dal controverso “Hydra” – disco in cui il sound del gruppo olandese virava verso sonorità più commerciali – i Nostri tornano con dieci tracce che si allontanano, per approccio e suggestioni, ancora di più dal metal sinfonico delle origini.

Superato il blocco creativo della cantante Sharon den Adel e le problematiche legate alla produzione, “Resist” è stato anticipato da ben quattro singoli che, sin dall’inizio, hanno messo le cose in chiaro: i Within Temptation sono ormai orientati verso soluzioni Synth-Goth che poggiano sull’incredibile prestazione vocale della loro frontman e su atmosfere elettroniche accentuate dal solito accompagnamento di cori e orchestrazioni. Purtroppo, anche provando per un attimo a dimenticare il passato della band e considerare il loro settimo disco come un debut album, le tracce proposte non si dimostrano all’altezza delle aspettative, incapaci di catturare l’attenzione dell’ascoltatore.

I problemi vanno sicuramente ricercati in un songwriting poco ispirato e privo della giusta intuizione che rendono i quaranta minuti estremamente omogenei, senza particolari spunti o quella hit in grado di restare incollata in testa sin dal primo ascolto. Senza dubbio, “The Reckoning” è un opener interessante, che coniuga abilmente l’anima più aggressiva del combo olandese con una melodia accattivante; inoltre, la presenza di Jacoby Shaddix come special guest è perfetta per sublimare la dicotomia tra le componenti. Ma già con “Endless War” ci troviamo di fronte a un mid-tempo piatto e fin troppo prevedibile e, proseguendo, a poco serve la presenza del frontman degli In Flames, Anders Fridén: “Raise Your Banner” ripropone stancamente la soluzione già ascoltata in precedenza, senza riuscire minimamente a risollevare le sorti di “Resist”.

Synth, ritornelli catchy, tempi dilatati: sono queste le caratteristiche di brani come “Supernova”, “Holy Ground” e “In Vain”, a marcare incontrovertibilmente la sezione centrale del disco. A dispetto dei precedenti duetti, quello con Jasper Steverlinck in “Firelight” è una ballad dai toni sognanti, giocata con un’avvincente e funzionale base elettronica. Nel trittico finale, “Mad World” e “Mercy Mirror” si mostrano fin troppo ripetitive, mancando completamente il bersaglio: pur volendo strizzare l’occhio a sonorità radiofoniche, i brani non hanno il tiro adeguato a lasciare il segno; la conclusiva “Trophy Hunter” alterna suggestioni differenti e proprio in questa voglia di osare trova la chiave di volta per una traccia che chiude un disco poco più che sufficiente. Proprio in questa dimensione il gruppo si esprime al meglio e sarebbe opportuno tenerlo a mente per il futuro.

Tra alti (pochi) e bassi (tanti), scorre via “Resist” ma non tutto è da buttare in casa Within Temptation: non scopriamo certo oggi la bravura e la duttilità di Sharon den Adel,così come siamo consapevoli delle enormi doti dell’intero gruppo, elementi che regalano brani orecchiabili ma nulla più. L’importante adesso è scegliere quale direzione intraprendere e approfondire meglio i diversi spunti presenti, per meglio definire la propria identità.

Voto recensore
6
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Reckoning 02. Endless War 03. Raise Your Banner 04. Supernova 05. Holy Ground 06. In Vain 07. Firelight 08. Mad World 09. Mercy Mirror 10. Trophy Hunter
Sito Web: https://www.resist-temptation.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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  1. Alex

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  2. Mirko

    Figata per me…

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  3. Ruben

    Troppo severo. Album da 7.5 Meglio del precedente.

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