Witherfall – Recensione: Curse Of Autumn

Da qualsiasi angolazione li si osservi i Witherfall sono una band importante. In primo luogo perché sono forse la migliore formazione di puro heavy metal nata dopo il 2010, ma anche perché a loro paiono fortemente legate le sorti di quella scuola americana che moltissimo ha dato al genere. Forniti di un solido contratto con la Century Media e autori già di due album acclamati da critica e fanbase i Witherfall sono probabilmente gli unici ad avere la possibilità di tracciare una continuità con quel movimento storico che contempla fenomeni come Savatage, Metal Church, Sanctuary, Nevermore, Iced Earth, Symphony X, etc… Non essendoci alcun dubbio che la preparazione dei musicisti sia adeguata (ricordiamo giusto l’ingresso di Marco Minnemann alla batteria), quello che ci deve svelare un lavoro come “Curse Of Autumn” è se i Witherfall sono in grado di tenere il passo dei più grandi anche nella qualità persistente delle uscite e nel affermare una propria unicità espressiva all’interno di certi precetti basilari dell’american style.

Quello che posso dire a proposito è che la band riesce sicuramente a muoversi con estrema naturalezza nelle variazioni stilistiche. Non disdegnando momenti davvero aggressivi come in “The Last Scar” o in “The Other Side Of Fear”, vere bordate di power metal venato di techno thrash, capaci scuotere l’anima metallara dalle fondamenta, e controbilanciando il tutto con altrettanta abbondanza di melodia, ben dosata nei cori, ma anche ricercata con raffinatezza in brani come “As I Lie Awake” e “The River”. Il tutto viene innaffiato di passaggi tecnicamente pregevoli e arricchito di alcun cambi di ritmo che vengono comunemente associati al termine prog metal, ed infatti la lunga “…And Then They All Blew Away” racchiude un po’ tutti questi concetti. Nel miscelare il tutto è evidente la ricerca (forse un po’ troppo esibita) di un costante equilibrio: si evita accuratamente l’eccesso cervellotico di certo prog estremo (ad esempio Zero Hour o Spiral Architect), mantenendo l’evoluzione dei brani su di una direttrice relativamente agevole da seguire, eppure anche nei momenti più diretti lo stile asciutto e d’impatto del metal classico riceve innesti di strutture più complesse e finezze varie.

Sicuramente il risultato è buono e l’obiettivo si può definire in gran parte centrato, ma, a costo di sembrare troppo critico, mi pare di poter dire che nel suo complesso “Curse Of Autumn” non raggiunge il massimo preventivabile da premesse tanto buone. In fondo qualche momento vagamente tedioso c’è, un paio di brani sono fin troppo prolissi, mentre qui e lì saltano fuori ritornelli o riff che viene difficile non definire “banalotti”. Vero è però che, in un momento in cui gran parte della scena metal si sta contorcendo su stessa, impegnata quasi solo ad omaggiare un passato glorioso, una band come i Witherfall, capace di riunire sotto la stessa bandiera tradizione e spinta progressiva, ci serve come il pane. L’augurio è che in futuro i nostri riescano a salire ancora di livello, perché già così sono brillanti, ma per la missione a loro assegnata ci servono monumentali… e per quello ancora c’è da lavorare.

Etichetta: Century Media Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Deliver Us Into The Arms Of Eternal Silence 02. The Last Scar 03. As I Lie Awake 04. Another Face 05. Tempest 06. Curse Of Autumn 07. The Unyielding Grip Of Each Passing Day 08. The Other Side Of Fear 09. The River 10. ... And They All Blew Away 11. Long Time (Acoustic Version)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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