Witchwood – Recensione: Litanies From The Woods

Si potrebbe dire, sintetizzando all’estremo i nostri commenti su “Litanies From The Woods”, che si tratta di uno dei migliori dischi di debutto degli ultimi anni per il metal italiano. Anche se in realtà i romagnoli Witchwood non sono proprio degli artisti di primo pelo, dato che alcuni di loro facevano parte di un altro ottimo gruppo, i Butteread Beacon Biscuit, e che il genere proposto non è propriamente metal, ma si potrebbe descrivere più agevolmente come un gioco di incastri fra rock classico, blues e progressive, con qualche pizzico di psichedelica e folk.
I richiami agli anni 70 sono evidenti a cominciare dall’immagine di copertina, che nella sua semplicità inquadra subito l’atmosfera che ci accompagnerà per tutta la durata del full length; ci sono poi aspetti più marcati, come l’utilizzo del flauto, che fa capire la forte ispirazione proveniente da gruppi come i Jethro Tull, e le sonorità generali dell’album, che sembrano rimandare alle lunghe improvvisazioni strumentali tipiche di quel periodo (un’attività in cui i Witchwood sanno destreggiarsi alla perfezione, come hanno anche dimostrato recentemente dal vivo nell’edizione di quest’anno di Acciaio Italiano). Niente comunque è lasciato al caso, ogni pezzo si incastra nel complesso mosaico dei lunghi brani, che trovano il culmine della loro espressione nella strumentale “Farewell To The Ocean Boulevard”, ma anche nella delicata e suggestiva “Shade Of Grey”. È difficile comunque trovare un brano meglio riuscito degli altri; a cominciare dal mid tempo sostenuto da pesanti ritmi di chitarre di “Liar” per arrivare alla lentezza con sapore onirico di “Handful Of Stars”, i Witchwood, in un lavoro molto curato anche dal punto di vista della produzione, si dimostrano capaci di padroneggiare perfettamente ogni tipologia di brano e di essersi costruiti in poco tempo uno stile proprio, personale, che si rifà ai grandi gruppi degli anni 70 ma con una propria autonomia di pensiero. Un esordio col botto, come si è soliti dire, che getta solide basi per un futuro roseo per la band, conferma l’occhio attento con cui l’etichetta Jolly Roger sorveglia l’underground di casa nostra e ci fa pensare ai Witchwood come una band che piacerà in modo incondizionato agli appassionati di classic rock.

Voto recensore
8
Etichetta: Jolly Roger Records

Anno: 2015

Tracklist:

01.Prelude
02.Liar
03.A Place For The Sun
04.Rainbow Highway
05.The Golden King
06.Shade Of Grey
07.The World Behind Your Eyes
08.Farewell To The Ocean Boulevard
09.Song Of Freedom
10.Handful Of Stars


Sito Web: https://www.facebook.com/Witchwoodband?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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