Wishbone Ash – Recensione: Argus

I Wishbone Ash si possono tranquillamente considerare uno dei gruppi più interessanti, innovativi e personali della grande stagione del classic rock britannico, che vede aprire gli anni ’70 del secolo scorso. Formatisi a metà del decennio precedente, e scoperti da Ritchie Blackmore dopo un concerto in apertura ai Deep Purple, esordiscono nel 1970 per la MCA. Sono autori di un rock libero da eccessivi incasellamenti, a metà strada fra hard rock, blues, folk e progressive, denso di straordinarie costruzioni melodiche e intrecci chitarristici di qualità strepitosa, in cui, fra i primi, introdurranno quelle armonizzazioni che tanto influenzeranno band come Judas Priest e, per ammissione di Steve Harris, Iron Maiden. La formazione è per il tempo abbastanza atipica, caratterizzata da due chitarre soliste, Ted Turner e Andy Powell, anche ai cori), a cui si aggiungono il bassista e cantante Martin Turner e il batterista Steve Upton.

Il loro capolavoro è indubbiamente il terzo LP, Argus, prodotto da Derek Lawrence e Martin Birch, con la splendida copertina a cura della Hypgnosis.

Un delicato arpeggio e le voci in coro aprono il disco col brano “Time Was”, che si sviluppa in 9 minuti di un rock raffinato e ricco dei loro intrecci chitarristici, con tanto di armonizzazioni, che li caratterizzeranno in maniera così unica.

Segue “Sometime World”, gioiello melodico che si evolve in un riff più solido con grande lavoro del basso e intrecci di cori e splendide parti soliste e la successiva “Blowin’ Free”, che, con un riff rock blues, ha una linea vocale cantata in coro che potrebbe ricordare addirittura gli Yes, a dimostrazione dell’ecletticità della band. La seconda faccia del disco è aperta dal potente riff di “The King Will Come”, che come contraltare ha la caratteristica linea melodica cantata in coro dai toni delicati e sognanti e chitarre armonizzate uno dei punti più alti del disco.

Leaf and Stream” è un brano dal gusto folk, e “Warrior”, dal riff potente e dalle sublimi trame chitarristiche, una linea vocale melodica che evolve in atmosfere epiche ed evocative, con un coro finale indimenticabile, è uno degli altri momenti migliori dell’album. La chiusura è affidata a “Throw Down The Sword”, solennemente melodica e sognante, col solito grande lavoro delle due chitarre soliste.

I Wishbone Ash, pur continuando a produrre dei dischi anche di ottima caratura, non si ripeteranno più ai livelli di questo disco fondamentale, con le sue atmosfere epiche, evocative e melodiche, dalla costruzione perfetta. Un lavoro unico per originalità e unicità nel panorama del rock di quegli anni.

La band è ancora in giro col solo membro originale Andy Powell, e nei suoi concerti Argus costituisce ancora il piatto forte.

Etichetta: MCA

Anno: 1972

Tracklist: 01. Time Was 02. Sometime World 03. Blowin’ Free 04. The King Will Come 05. Leaf and Stream 06. Warrior 07. Throw Down The Sword

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