Windhand – Recensione: Eternal Return

Per me i Windhand sono e rimangono un mistero: il loro suono ha radici profonde nell’hard rock psichedelico degli anni ’70 come pure nel grunge, e avrebbe quindi tutte le carte in regola per far innamorare uno che, come me, ha ricevuto la sua educazione sentimental/musicale negli anni ’90. Per di più, per questo quarto disco (il terzo su Relapse), in cabina di regia si accomoda sua maestà Jack Endino (“Ultramega OK”dei Soundgarden, “Bleach” dei Nirvana, e pure “Skunkworks” di Bruce Dickinson). Invece, c’è sempre qualcosa che si inceppa, quando ascolto i lavori di Dorthia Cottrell e dei suoi sodali. Malignamente, si potrebbe giustificare il tutto con  certa monotonia che affligge la scrittura dei pezzi e che rende ogni disco francamente noioso. Quando, ad esempio, le prime due canzoni di un album si distinguono più per gli intermezzi strumentali che per il contenuto vero e proprio, è chiaro che qualcosa non sia andato per il verso giusto, e quindi non basta a  “Halcyon” l’infrangersi su un passaggio funeral doom, o al singolo “Grey Garden” un incedere morbido e psichedelico nell’arrangiamento, una fastidiosa sensazione di deja vu costringecomunque  a controllare sulla tracklist se non siano lo stesso pezzo.

A peggiorare il tutto ci si mette anche un’indolenza diffusa nell’esecuzione dei pezzi che va a penalizzare gli episodi più tradizionalmente doom (“First to die” oppure l’interminabile “Eyeshine“), e che diventa valore aggiunto solo quando la musica assume vaghe sfumature indie (il secondo singolo “Diablerie“, una cartolina da Seattle nell’immediato post-nirvana, le sfumature shoegaze di “Red cloud“). Meglio, molto meglio “Pilgrim’s Rest“, breve interludio dal sapore folk, o la conclusiva “Feather“, che in tredici minuti passa da ballata ad affascinante esercizio doom/stoner. Il nuovo disco andrà sicuramente ad aumentare l’hype per una band che da anni comunque riceve già amplia attenzione, eppure l’album contiene pochi elementi di rilievo, e alla fine non si riesce a considerare un titolo come “Eternal Return” se non come la minaccia di ulteriori e ugualmente noiosi lavori.

Voto recensore
5
Etichetta: Relapse

Anno: 2018

Tracklist: 01. Halcyon 02. Grey Garden 03. Pilgrim’s Rest 04. First To Die 05. Light Into Dark 06. Red Cloud 07. Eyeshine 08. Diablerie 09. Feather
Sito Web: https://windhand.bandcamp.com/album/eternal-return

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