Wilderun – Recensione: Veil Of Imagination

Dopo essere stato piacevolmente colpito dal parto discografico precedente ad opera dei Wilderun (il poco conosciuto “Sleep At The Edge Of The World”) son contento che la Century Media abbia deciso di dare una distribuzione al nuovo, magniloquente, “Veil Of Imagination” (pubblicato indipendentemente dalla band già a fine 2019) che potrà in questo modo raggiungere un ventaglio più ampio di potenziali fan.
 
La musica dei Wilderun è ambiziosa nella misura in cui spazia attraverso vari generi e mood in un caleidoscopio prog & death metal con una forte propensione alla grandeur cinematografica; semplificando, se siete nostalgici degli Opeth di qualche anno addietro o gli Orphaned Land privati della componente mediorientale e li accostate ad un approccio vicino ad alcuni compositori classici (in formazione infatti Wayne Ingram, ex collaboratore di Hans Zimmer, si occupa proprio solo delle orchestrazioni coadiuvato dal chitarrista Dan Müller) avrete un’idea di quello che il quintetto di Boston è riuscito a tradurre in musica.
 
Tanto per gradire, si parte con i 14 minuti di “The Unimaginable Zero Summer” tra violoncelli e chitarre acustiche e la calda voce di Evan Anderson Berry a narrare strofe tra il folk e l’epico prima di un attacco degno dei Dimmu Borgir più sinfonici; un altro paragone calzante è quello con i primi Disillusion di “Back To Times Of Splendor” se volete crearvi un’aspettativa d’ascolto.

Ex studenti del Berklee Music College, i membri dei Wilderun, come facilmente immaginerete, non sono certo degli sprovveduti ed hanno presto capito che il loro folk metal avrebbe potuto progredire in qualcosa di molto più articolato e pomposo rispetto alle loro influenze della prima ora; pur essendo il classico do it yourself album “Veil Of Imagination” ha potuto usufruire dei servigi di Dan Swano (mix) e Jens Bogren (master).

Ne beneficiano pezzi come “Far From Where Dreams Unfurl” dove tutte le caratteristiche del Wilderun sound sono spinte agli estremi: cambi d’atmosfera, archi impazziti, batteria a martello, assolo di chitarra ispirati, approccio vocale poliedrico… il classico cavallo di battaglia. Lo stesso discorso vale però per quasi tutte le tracce compresa per la conclusiva “When The Fire And The Rose Were One” che, a tratti, sembra un omaggio anticipato e non voluto al Maestro Morricone.
 

Una menzione particolare anche per il batterista Jon Teachey che ha il non facile compito di assecondare l’andamento cangiante dei pezzi (il finale di “Scentless Core – Fading” e “The Tyranny Of Imagination”) di uno dei lavori più emozionanti che mi sia capitato di ascoltare in questi mesi per profondità compositiva e senso spiccato della melodia; non so quanto sarà possibile riproporre dal vivo questa maestosità ma, ascoltati su album, i Wilderun sono davvero una band su cui puntare ad occhi chiusi.
 

Etichetta: Century Media

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Unimaginable Zero Summer 02. O Resolution! 03. Sleeping Ambassadors Of The Sun 04. Scentless Core (Budding) 05. Far From Where Dreams Unfurls 06. Scentless Core (Fading) 07. The Tyranny Of Imagination 08. When The Fire And The Rose Were One
Sito Web: https://wilderun.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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