Wiegedood – Recensione: De Doden Hebben Het Goed III

“De Doden Hebben Het Goed III” è il terzo album in studio dei belgi Wiegedood, un platter che riprende la linea concettuale creata dal gruppo e trova un forte legame con i due capitoli precedenti, tanto nel contenuto lirico di carattere esistenzialista, quanto in quello musicale, procedendo nella concezione evoluta di black metal che ha attirato l’interesse della prestigiosa Century Media, attuale etichetta della band.

I Wiegedood paiono affrontare un discorso omogeneo di cui ciascuna uscita discografica rappresenta una tappa indissolubilmente legata alle altre. Basti pensare come ogni singolo disco sia composto da quattro brani e assesti la propria durata attorno ai 35 minuti; persino la copertina è sempre la stessa, soltanto concepita sotto angolazioni differenti. Il power trio, che comprende membri di acts più noti come Amenra e Oathbreaker, propone un black metal dai tratti adulti che fa propri ritrovati atmosferici e hardcore, a loro volta parte di quel calderone post- che può significare tutto o niente. Noi ritroviamo echi di Mgla, Drudkh, Agalloch e Wolves In The Throne Room, degli ensemble che pur legati alla tradizione, non si sono certo limitati nelle ipotesi evolutive del genere.

Altrettanto fanno i Wiegedood, autori di un platter personale dove il black metal è inteso ad ampio spettro. Un grande valore hanno senza dubbio le sonorità squisitamente estreme, che i belgi affrontano con ottima tecnica esecutiva e ricercatezza, come notiamo già nell’opener “Prowl”, per quanto l’osservazione valga per tutto il disco. Le chitarre di Levy Seynaeve (anche vocalist di chiara impostazione hardcore) e Gilles Demolder tessono cascate di riff che danno forma a melodie drammatiche e di grande impatto, seguite dal drumming vario e tellurico di Wim Sreppoc, la cui abilità compensa l’assenza del basso. Nel pezzo citato non mancano rallentamenti atmosferici, che collimano in un finale ossessivo in cui la voce di Levy salmodia un mantra.

Ottima tecnica, atmosfera e impatto emotivo anche nella successiva “Doodskalm”, che alterna la violenza esecutiva (pur sempre ben incanalata sui binari della ragione) a delicati arpeggi, esplodendo poi di nuovo in un granitico finale mid tempo. L’ascolto procede facendoci ritrovare soluzioni note ma ottimamente inserite nel contesto, dai riff tremolanti e lunghi tipici dello shoegaze della titletrack al riffing fulmineo ed abrasivo di “Parool”.

Un ascolto assolutamente consigliato alla nicchia di pubblico interessata alle evoluzioni del panorama estremo, che i Wiegedood propongono con personalità e senso estetico.

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Prowl 02. Doodskalm 03. De Doden Hebben Het Goed III 04. Parool
Sito Web: https://www.facebook.com/wiegedood/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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