Whitesnake – Recensione: The Purple Album

Operazione-nostalgia? Forse, ma di qualità. L’album, che ripercorre alcuni degli episodi fondamentali di David Coverdale nella sua militanza nei Deep Purple è un susseguirsi di classici dell’hard rock tout court, eseguiti con perizia ed interpretati, oggi, da chi allora rinnovava con energia ed entusiasmo il vigore di una band immortale.

The Purple Album” è anche la prima occasione per ascoltare le new entry Joel Hoekstra alla chitarra, mentre Michele Luppi è arrivato successivamente alle registrazioni. Si parte con il pezzo da novanta “Burn”, poi – forse anche per motivi connessi all’anagrafe – a convincere di più sono frangenti rilassati come “Sail Away” o una “Soldier Of Fortune” davvero da brividi. Buona pure la rilettura di “Mistreated”, anche se reggere il paragone con la versione che Glenn Hughes propone da anni in concerto è piuttosto dura…Tra i pezzi più movimentati, merita senz’altro menzione la trascinante versione di “Lay Down Stay Down”.

Nulla di nuovo in casa Whitesnake: una buona occasione per riascoltare dei classici senza tempo, ma il valore aggiunto o la componente di diversità rispetto alle versioni originali riesce ad incidere solo in alcuni limitati frangenti. Dopo quattro anni, forse era lecito attendersi qualcosa di più.

Voto recensore
6
Etichetta: Frontiers

Anno: 2015

Tracklist:

01. Burn
02. You Fool No One
03. Love Child
04. Sail Away
05. The Gypsy
06. Lady Double Dealer
07. Mistreated
08. Holy Man
09. Might Just Take Your Life
10. You Keep On Moving
11. Soldier Of Fortune
12. Lay Down Stay Down
13. Stormbringer


Sito Web: http://www.whitesnake.com/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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