Deftones – Recensione: White Pony

La svolta emo-pop, per il gruppo di Sacramento era paradossalmente la più; prevedibile, dopo l’esplosione adrenalinica dei primi due dischi, in cui le parti più meditate e melodiche erano da considerare come eccezioni a ll’assalto crossoveristico della band. Le cose sono cambiate e i Deftones si sono serrati intorno al carisma e alle doti vocali di Chino Moreno, che non ha mai nascosto di essere grande fan del pop/dark anni ’80, genere musicale che è stato metabolizzato a dovere e mostra la propria interferenza in brani come ‘Change (In The House Of Flies)’ o la spiazzante ‘Teenager’, fragile esercizio electro-pop a cui qualcuno farà fatica ad abituarsi. I pezzi più aggressivi non mancano, e gli episodi migliori di questo genere sono rappresentati dall’iniziale ‘Feiticeria’ (una linea vocale strepitosa!) e da ‘Korea’, due pezzi che sembrano tratti dalle session di ‘Around The Fur’, arricchiti ulteriormente dal gusto melodico che striscia indisturbato in tutto il disco. Impossibile non citare ‘Passenger’, che ospita Maynard James Keenan (e degli a Perfect Circle…) e si pone come sintesi ideale fra Tool e Deftones, sfoggiando un incedere secco e ritmato, ma senza il senso di alienazione classicamente Tool-iano, che viene sostituito dal pathos di cui Moreno e compagni sono sempre prodig(h)i. In conclusione, i Deftones nel 2000 mantengono la grinta delle passate prove discografiche e la stemperano con melodie ampie e sognanti, ma la vibrazione non s’è spenta. Che il meglio debba ancora arrivare? Godiamoci un presente tanto luminoso da essere accecante, ne parleremo fra qualche mese.

Voto recensore
8
Etichetta: Maverick

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: Feiticeira / Digital Bath / Elite / RX Queen / Street Carp / Teenager / Knife Prty / Korea / Passenger / Change (In The House Of Flies) / Pink Maggit


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