White Lion – Recensione: Mane Attraction

Dopo alcuni anni passati sulla cresta dell’onda, il leone bianco dà un’ultima scrollata alla propria criniera prima di spegnere il proprio ruggito. “Mane Attraction“, quarto album in studio dei White Lion, esce a soli due anni di distanza dal predecessore “Big Game”, ma per quanto riguarda il rock melodico e l’hair metal, sono due anni che pesano come macigni per via del subentrato movimento grunge che fa sembrare spandex, capigliature cotonate e brani sull’amore in tutte le salse vecchi come i dinosauri. Il fatto di essere uscito nel momento sbagliato è il problema principale di “Mane Attraction”, che in sè e per sè non ha particolari punti deboli e, anzi, si fregia di una buona varietà tra i generi proposti e della solita intensità interpretativa fornita dall’accoppiata Mike Tramp / Vito Bratta. Come non dimenticare, ad esempio, la strumentale “Blue Monday“, dedicata a Stevie Ray Vaughan, morto in un incidente aereo pochi mesi prima della pubblicazione dei disco, o “Lights And Thunder“, con cui l’album si apre, che invece sembra esplorare, con la sua introduzione anomala, le importanti variazioni nei ritmi e un riff di chitarra decisamente più moderno e crepuscolare, un nuovo versante della creatività della band, spinte quasi verso quello che diventerà il prog metal. Ma i White Lion sono, anche, e non solo, una band famosa per le ballad, ed ecco che anche in questa occasione il gruppo non smentisce la proria fama, ad esempio con “You’re All I Need“, intensa e mai scontata nella sua semplicità, o con la riproposizione, in una versione più matura e più heavy, del primo singolo pubblicato nella storia del gruppo, ovvero “Broken Heart“, semplice in apparenza ma senza una nota fuori posto, a costituire un ideale segno di chiusura del cerchio, con la storia passata della band che si allaccia all’ultimo atto della carriera. Ancora una volta, quindi, i White Lion hanno saputo distinguersi per il loro non essere soltanto, e non essere mai stati, la classica band anni ’80 capace di sfornare solo brani da “piacioni” per accalappiare la figa di turno, ma anzi di essersi dedicati a lungo alla ricerca musicale, trovando sempre soluzioni originali. Un canto del cigno sullo stesso livello di tutta la storia del Leone Bianco, breve ma emozionante come, appunto, il ruggito di un leone.

Etichetta: Atlantic Records

Anno: 1991

Tracklist: 01. Lights and Thunder

02. Broken Heart

03. Leave Me Alone

04. Love Don't Come Easy

05. You're All I Need

06. It's Over"

07. Warsong

08. She's Got Everything

09. Till Death Do Us Part

10. Out with the Boys

11. Blue Monday

12. Farewell to You
Sito Web: https://www.facebook.com/MikeTrampOfficial/

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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