In Battle – Recensione: Welcome To The Battlefield

‘Welcome To The Battlefield’ è la terza release per gli svedesi In Battle, combo guidato dal chitarrista Frolèn (ex Odhinn). Abbandonato del tutto il black epico dei precedenti lavori, la band si dedica ora ad un thrash/death metal compatto e senza compromessi, ma comunque avvalorato da un bagaglio tecnico notevole. La base del sound è decisamente impostata verso l’assalto sonoro e la velocità, ricordando da vicino le prime produzioni del trittico tedesco Sodom-Kreator-Destruction. Ciò che tuttavia rende questo ascolto abbastanza vario sono proprio le parti di chitarra inserite da Frolèn, che in alcuni momenti vanno a smorzare l’impatto dei singoli brani con dei riff fantasiosi dal sapore classico, eseguiti con estrema precisione e per certi versi memori di quella splendida meteora di nome Control Denied. Molto buoni in questo senso episodi quali la distruttiva ‘Soul Metamorphosis’ e ‘Stonefaced Mountains’, l’unico brano che presenta un approccio un poco più meditato. La produzione affidata a Erik Rutan (Morbid Angel, Hate Eternal) è davvero ottima e garantisce un sound pulito e tagliente. A ‘Welcome To The Battlefield’ si può solo rimproverare l’eccessiva insistenza sulla velocità d’esecuzione (un maggiore rilievo alle parti di chitarra di Frolèn avrebbe probabilmente giovato a tutto il lavoro), ma il disco è comunque confezionato con professionalità e le idee impostate dalla band appaiono buone. Un ascolto consigliato agli appassionati del genere.

Voto recensore
6
Etichetta: Metalblade / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01.Shunned By Life
02.Madness
03.Eld Jattar
04.Scorched World
05.Soul Metamorphosis
06.Despoter
07.Serpents
08.Blood Divine
09.Stonefaced Mountains
10.King God
11.Mass Produced Hybrid Humans


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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