Blackfield – Recensione: Welcome To My DNA

L’iperattivo Steven Wilson riapre il suo rapporto collaborativo con la popstar (almeno nel suo Paese) Aviv Geffen inserendo la realizzazione di “Welcome To My DNA”, terzo lavoro dei Blackfield, in un periodo compositivo decisamente pregno di novità (secondo lavoro solista alle porte, progetto musicale con Mikael Åkerfeldt pronto da essere registrato, mixing del nuovo Opeth e primi passi del nuovo Porcupine Tree).

Il nuovo lavoro del duo non si sposta dal dark pop presentato nei due precedenti anche se questa volta Geffen ha avuto praticamente il monopolio delle composizioni; sempre ottimi gli arrangiamenti (“Go To Hell”) e la prova dei musicisti israeliani coinvolti (gli stessi dell’ultimo tour immortalato nel DVD “Live In New York City).

Va invece un po’ scemando l’effetto sorpresa dato che ci sembrano leggermente sottotono proprio i pezzi, quasi tutti tendenzialmente acustici e lineari; certo fanno piacere le influenze mediorientali stile The Tea Party di “Blood” per il pezzo forse dal piglio più deciso del lotto insieme a “Oxygen” il tutto comunque con un trend sottotono rispetto a Blackfield I e II. Avrete comunque la possibilità di gustarveli dal vivo nelle prossime settimane e quello vi assicuriamo che sarà una dimostrazione di classe sopraffina.

Voto recensore
7
Etichetta: Kscope/Snapper

Anno: 2011

Tracklist:

01. Glass House

02. Go To Hell

03. Rising Of The Tide

04. Waving

05. Far Away

06. Dissolving With The Night

07. Blood

08. On The Plane

09. Oxygen

10. Zigota

11. DNA


Sito Web: http://www.blackfield.org/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. luci di ferro

    Ciao Alberto, fammi aggiungere un po di pepe alla recensione, una tua collega di metal.it gli da un 8,5 (gran bel voto vero) significa acquisto sicuro soldi ben spesi, premetto che l’album io non lo sentito.Il tuo 7 invece mi fa capire di essere indeciso all’acquisto. Dove risiede la verità, la mia risposta è “BO” oppure i “gusti son gusti”.

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  2. Alberto Capettini

    La verità non risiede da nessuna parte!!!
    Nell’era di Internet credo tu possa dare un ascolto a qualche preview e farti un’idea soggettiva; secondo me è l’album più debole della loro discografia però “de gustibus”…

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  3. petercap

    Personalmente a me e’ piaciuto parecchio, forse piu’ “studiato” commercialmente parlando, rispetto agli altri due, ma sempre estremamente “visionario” e Steve Wilson mi sembra il Frank Zappa del progressive, cosi’ come si defini’ a suo tempo Todd Rundgren… sempre in movimento e sperimentando sempre ; poi il lavoro artistico-multimediatico che fa lui non lo fa nessuno….

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