How To Destroy Angels – Recensione: Welcome Oblivion

Il progetto How To Destroy Angels è senza dubbio prossimo al Trent Reznor cinematografico, all’autore delle colonne sonore di “The Social Network” e di “Uomini Che Odiano Le Donne”, a un Trent Reznor se vogliamo anche più sornione e capace di scendere a compromessi con una major. No, “Welcome Oblivion” non è a tutti gli effetti un disco pop, ma con questo trova delle continuità e le sue melodie sposano un’idea di intimismo e rilassatezza piuttosto che le visioni apocalittiche dei Nine Inch Nails. La squadra in campo è ormai nota agli addetti ai lavori, Trent si avvale della collaborazione del fidato Atticus Ross e di Rob Sheridan, mentre la vocalist e compagna di vita Mariqueen Maandig condivide con il marito il ruolo di fulcro nell’ensemble. La voce di Mariqueen è a tratti dimessa, dolce ma talvolta addirittura (che sia per propria volontà?) arrendevole, a interpretare degli episodi estremamente malinconici e densi di cupe melodie sintetiche, un caleidoscopio che si permette però di lasciare entrare degli spiragli di luce. Il lavoro è scorrevole e si muove tra minimalismo elettronico ed echi depechemodiani (“How Long?” paga decisamente pegno alle esigenze radiofoniche e non risparmia un tocco new age), mantenendosi sui dei livelli qualitativamente buoni. La volontà di sperimentare è relegata in particolare a un episodio come “Ice Age”, dai toni caldi e quasi etnici, che tuttavia vanno a perdersi in una certa ripetitività. “Keep It Together” e “Too Late All Gone”, giocano sulla sovrapposizione tra le due voci e si rivelano come i momenti più intimi del lotto, una sorta di auto dedica dei coniugi Reznor. L’ascolto di “Welcome Oblivion” non manifesta poi grosse sorprese ma si assesta comunque su dei livelli sopra la media. E’ ovvio che non ci dovremo aspettare una copia carbone dei N.I.N., piuttosto la volontà di esplorare dei panorami sonori più squisitamente dark, notturni e silenziosi. Il rischio a cui va incontro il progetto è al momento da vedersi soltanto nelle poche variazioni di tono che lasciano navigare il platter tra i mari della tranquillità. Una volta la musica di Trent Reznor era una belva senza controllo, oggi (è fisiologico) è la testimonianza di un uomo maturo che pare aver trovato il proprio percorso. Che ci piaccia o no.

Voto recensore
7
Etichetta: Columbia / Sony

Anno: 2013

Tracklist:

01.  The Wake-Up

02.  Keep It Together

03.  And The Sky Began To Scream

04.  Welcome Oblivion

05.  Ice Age

06.  On The Wing

07.  Too Late, All Gone

08.  How Long?

09.  Strings And Attractors

10.  We Fade Away

11.  Recursive Self-Improvement

12.  The Loop Closes

13.  Hallowed Ground


Sito Web: http://howtodestroyangels.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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