We Get Along Like A House On Fire

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We Get Along Like A House On Fire

Like Rats From A Sinking Ship

Track Listing

1. From Russia With Crabs
2. UNDR3553D 4 5UCC355
3. Peace, Love & Bankruptcy
4. Sleep vs. Shark Week
5. One Bird In The Hand Is Worth Nothing
6. Lesson #9
7. Honk If You're A Nihilist
8. Mørketid
9. Beneath A Plastic Sun

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Like Rats From A Sinking Ship, nome curioso per il three-piece norvegese responsabile di questo buon “We Get Along Like A House On Fire”, primo album dopo l’EP “SXY SXY GSW”, pubblicato tre anni or sono.

La band (Timo Silvola, Remi S. Langseth e Tony G. Fredriksen) propone un eclettico post-core, inquadrabile fra l’aggressività dei primi Dillinger e lo sperimentalismo dei Refused, senza disdegnare sezioni melodiche alla Glassjaw e rallentamenti stile Isis.

Compiere questa difficile impresa di sintesi non è operazione scontata, ma il gruppo è riuscito a ricavare un sound abbastanza vasto e vario da essere coinvolgente e gradevole.

Per raggiungere questi buoni risultati i ragazzi norvegesi si sono avvalsi del prezioso aiuto di Alex Newport dei Fudge Tunnel (e ultimamente producer/mixer/engineer per At The Drive-In, The Mars Volta, The Mountain Goats, Melvins), che ha senza dubbio avuto un certo peso nelle scelte tecniche dietro al sound potente e graffiante, tipicamente e giustamente HC, che caratterizza il disco.

La track-list fa la spola tra brani al fulmicotone, esplosioni di violenza quasi Converge, come “From Russia With Crabs”, “Honk If You’re A Nihilist”, “Mørketid” e composizioni più strutturate e armoniche quali “Lesson #9”, “One Bird In The Hand Is Worth Nothing” e “Sleep vs. Shark Week”, mentre la conclusiva “Beneath A Plastic Sun” è una lunga, epica avventura nel noise-ambient, opportunamente intervallato con deflagrazioni post-core.

Un stile mutevole, quasi ciclo-timico, come suggerisce per altro l’interpretazione vocale dello screamer, aggressivo e maniacale ma a tratti anche molto melodico.

Il gruppo originario di Trondheim, memore della lezione dei gruppi fondamentali per l’evoluzione del genere trattato (da metà anni ’90 in poi), si dimostra dunque a suo agio con questi repentini cambi di registro, riuscendo, pur senza (r-)innovare la materia, a darne una lettura personale e dettagliata.

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