Header Unit

Wayward Sons – Recensione: Ghosts Of Yet To Come

I più attenti appassionati di hard rock ricorderanno forse i Little Angels, band britannica attiva da metà anni ’80, che passò anche dall’Italia durante un tour di supporto ai Van Halen. C’è un filo rosso che lega i Little Angels ai Wayward Sons, ed è il loro cantante, Toby Jepson, uno di quei personaggi di “seconda fascia” che tendono a passare inosservati nonostante doti di tutto rispetto, che tra il primo progetto e l’ultimo ha militato in diverse formazioni, tra cui i Dio Disciples. Non sappiamo, allo stato attuale, se i Wayward Sons possano consentire a Jepson di compiere quel famoso salto di qualità che le sue capacità meriterebbbero, proiettandolo di diritto in mezzo a quelle voci più degne di attenzione nel mondo dell’hard rock, ma è sicuro che le potenzialità ci sono tutte.
I brani ci sono, impossibile negarlo, i Wayward Sons hanno centrato l’obiettivo al primo colpo, grazie a una manciata di pezzi grintosi e sanguigni, molto basati su riff di chitarra azzeccati e dalle sonorità corpose, e da assoli altrettanto convincenti. La voce di Jepson è quindi un elemento portante ma non è l’unico a dare valore all’intero “Ghost…”, e se da una parte si lancia in riuscitissime scorrerie nel settore degli acuti, è anche capace di mantenersi su tonalità più normali e di risultare altrettanto efficace. Il brano iniziale, “Alive“, è una vera e propria overdose di energia, che si propaga con la stessa forza in brani più scatenati come “I Don’t Wanna Go” o “Be Still”, e altri dal ritmo più moderato come “Killing Time“.
I Wayward Sons potranno quindi essere apprezzati da chi predilige le sfumature più aggressive dell’hard rock, quelle fatte da ritornelli da imparare a memoria dopo il primo ascolto, da album dove mancano del tutto le ballad, dove voce e strumenti si destreggiano in ottimo equilibrio e dove le sonorità del rock più storico (rintracciabili ad esempio in “Something Wrong“) si mescolano ad un pizzico di attualità e non sembrano mai nè obsolete nè fuori moda. Un esordio di rilievo, insomma, che getta le basi per una continuazione più che dignitosa.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Music Srl

Anno: 2017

Tracklist: 01. Alive

02. Until The End

03. Ghost

04. Don’t Wanna Go

05. Give It Away

06. Killing Time

07. Crush

08. Be Still

09. Small Talk

10. Something Wrong
Sito Web: https://www.facebook.com/waywardsonsbanduk/?fref=ts

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login