Wayward Sons – Recensione: Even Up The Score

Giunti alla pubblicazione del loro terzo album, i Wayward Sons sono una band inglese fronteggiata da quel Toby Jepson che alcuni di voi ricorderanno nei Little Angels, band che nei primi anni novanta riscosse un buon successo ma che – travolta come tante altre dall’onda insoddisfatta ed impetuosa del grunge – si dissolse come neve al sole a soli quattro anni dalla pubblicazione del primo album, e nonostante milioni di copie vendute. Impegnato negli anni successivi nelle vesti di produttore (Saxon, Fastway, The Virginmarys, Toseland ed altri), Jepson ha trovato nei Wayward Sons la possibilità di tornare ad esprimersi nelle doppia veste di cantante e compositore, pubblicando due album che hanno riscosso critiche positive ed hanno permesso al quartetto di esibirsi al fianco di Saxon, Inglorious, Steel Panther, Living Color e UFO. La presenza dello stesso Jepson è sempre motivo di curiosità ed interesse, almeno per chi come me ha respirato – nella Londra di fine anni ottanta – il fermento delle tante proposte che a quei tempi si affacciavano sulle scene hard rock. Caratterizzato da suoni e forme veraci, come un ideale forma di raccordo tra i disordini ribelli del punk e le melodie perfettine che avrebbero trovato terreno fertile oltreoceano, l’hard rock inglese di quegli anni, che ascoltavi al Marquee o al Town & Country Club, è vivido e ruspante, ancora capace di stupire con la bellezza di un testo o la delicatezza di un arpeggio suonato tra un bicchiere e l’altro di birra.

Con questo progetto il cantante originario di Lincoln e cresciuto a Scarborough sembra volere riproporre proprio quelle atmosfere, attraverso una musica che si assorbe per poi lasciarla decantare sottopelle, invece che ascoltarla criticamente. Nella semplicità da Flexidisc (ricordate, i dischi flessibili che regalavano su Kerrang?) di “Big Day” o nell’incidere sornione di “Bloody Typical” c’è una genuinità che conquista, perché trasmette voglia di stare insieme, ballare scomposti e guidare distratti – ma solo un po’ – da un ritornello che impari al volo, da una ritmica che appare subito famigliare, da un senso dello scorrere che colpisce nell’attimo stesso in cui si realizza. Ci sono molto rock tagliente (“Downfall”, “Land Of The Blind”) e moltissimo spirito punk in questo disco (“Sign Of The Times”, “Looking For A Reason”), a conferma di un’attitudine diretta e di una verve spontanea, british fino al midollo (“Fake”) e lontana dagli ammiccamenti eleganti ai quali gli stessi Little Angels ci avevano – pur nel corso di una carriera tanto fulminante quanto breve – abituato.

Sono invecchiati gli artisti ed è cambiato il gusto del loro pubblico, probabilmente, e “Even Up The Score” ha il pregio di parlare un linguaggio crudo ed attuale (“Tip Of My Tongue”), mostrando fiero le proprie rughe e tranciando in modo netto ogni possibile collegamento con una storia scritta – ma non sepolta – trent’anni fa. Sotto i solchi del suo vinile sono nascosti concetti difficili e maturi, che la band inglese ha la capacità di trattare con tocco leggero e ritmato, insinuando gentile ma senza eccessive insistenze. Oggi, la speranza di chi allora si avvicinava diciottenne alle soglie del nuovo millennio lascia spazio alla malinconia del vivere quotidiano e piovoso che ai sudditi di Sua Maestà riesce più facile descrivere, con appena una manciata di parole: “Faith In Fools” è disillusa senza rinunciare al colore, spiegandoci l’equilibrio degli opposti e l’incanto della loro coesistenza con la stessa efficacia di un trattato di filosofia. Lontani da ancheggiamenti e coretti dolci, i Wayward Sons propongono un prodotto ruvido ma tutto sommato di facile assimilazione, un rock di periferia e volutamente di basso profilo al quale la dimensione da garage della sua title-track non sta per nulla stretta, perché è proprio da quella condizione fuori dal tempo ma mai fuoritempo che il quartetto l’inglese vuole coraggiosamente partire, alla volta di un terzo viaggio che lo porti sempre un po’ più lontano.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Even Up The Score 02. Big Day 03. Sign Of The Times 04. Bloody Typical 05. Faith In Fools 06. Fake 07. Downfall 08. Tip Of My Tongue 09. Looking For A Reason 10. Land Of The Blind 11. They Know
Sito Web: facebook.com/waywardsonsbanduk

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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