Griffin – Recensione: Wasteland Serenades

I Griffin propongono una miscela che all’apparenza può essere senza alcun dubbio interessante: il thrash della Bay Area inquinato dalla malinconia propria degli Anathema, con interessanti spunti che strizzano l’occhio al metallo inglese degi anni ottanta. Il problema dell a band, formata da ex Bloodthorn, Atrox e Dark Ages risiede altrove. Ascoltando ‘Wasteland Serenades’ ci si accorge di come la musa ispiratrice pare abbia giocato il tiro mancino: le influenze sono messe nel disco come ingredienti di un impasto che si raggruma, non stemperando le sostanze per amalgamarle in una pasta filante e di sicuro impatto. Ci si trova spesso a pensare di essere di fronte ad una compilation, tanta è la discontinuità fra le singole canzoni, pur non essendoci all’interno del gruppo peccati di tecnica. Ci sono ‘Hunger Strikes’, la opener ‘Mechanized Reality’ ed il trittico finale fra gli episodi meglio riusciti nella pesudo follia dei Griffin, ma viene completamente a mancare la coesione a livello di disco. Insomma, per i nostalgici degli anni ottanta, ‘Wasteland Serenades’ potrebbe rappresentare qualcosa da ascoltare, nel frattempo noi aspettiamo che nel pentolone della musa dei Griffin i grumi si sciolgano.

Voto recensore
5
Etichetta: Season Of Mist / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist: Mechanized Reality / The Usurper / Spice Keeps Me Silent / Obsession / New Business Capitalized / Huger Strikes / Always Closing / Punishment Macabre / Exit 2000 / Wasteland Serenade / Dream Of The Dreamers (Bliss 2)

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