Warrel Dane – Recensione: Shadow Work

Chiudere un cerchio, completare un giusto tributo ad un artista che nel suo piccolo ha dato una spinta “in avanti” ad un certo modo di intendere e suonare l’heavy metal nel ventunesimo secolo.

Warrel Dane è venuto a mancare poco meno di un anno fa, proprio mentre era alle prese con le registrazione di questo “Shadow Work”. Una morte inaspettata, drammatica, inconsolabile per i fan che pur nelle difficoltà hanno sempre apprezzato la musica di un cantante dal talento immenso ma estremamente fragile. Droghe, alcool e diabete come pietre d’inciampo per un talento cristallino capace di incantare con la sua voce ora pura e subito dopo mefistofelica.

Un dualismo che negli anni dei Nevermore ha contribuito non poco a “reinventare” il metal a fine secolo scorso (“The Politics Of Ecstasy” e “Dreaming Neon Black”), trasformando una certa materia metallica in qualcosa di unico ed invidiato (“Dead Heart In A Dead World”).

Poi la crisi, i problemi ancora più grandi, le enormi difficoltà e la voglia di ricominciare tentando la carta del ritorno dei Sanctuary e quella del secondo album solista a 10 anni (o giù di lì) da “Praises To The War Machine”. Un disco che per colpa della tragica morte in terra brasiliana non sarà mai completato, ma per quell’urgenza di “chiudere il cerchio” ecco “Shadow Work”. Il secondo – ed incompleto – album di Warrel Dane.

8 canzoni (compresa l’intro) e 40 minuti circa di musica completata nel corso dei mesi, ad accompagnare la voce di Dane – spesso solo abbozzata – nel suo ultimo viaggio in musica.

Dopo la breve intro “Ethereal Blessing” le cose iniziano a farsi serie, con la prima vera canzone che inizia a macinare note. “Madame Satan” è una canzone dalle due anime, quella più battagliera e quella avvolgente e “suadente” di un chorus con un Warrel in buona forma a dare profondità alla trama di una canzone che nella sua linearità piace anche per le incursioni growl.

“Disconnection System” lavora più su tempi medi invece, con ritmiche spezzate e con un ritornello che fa della melodia il momento per spezzare in due una canzone delle molteplici anime. Piace molto la voce di Dane nelle trame del chorus.

“As Fast As The Others” recupera una certa ispirazione figlia di “Enemies Of Reality”, una di quelle più rifinite e curate, che parte melodica per poi trasformarsi un una ottima canzone di heavy metal moderno. La title track è invece quella più evidentemente “incompleta” a livello di linea vocale. Intensa e cupa, ma sostanzialmente ancora embrionale. Resta però una paio di spanne superiore rispetto a parecchia concorrenza.

La cover di “The Hanging Garden” (The Cure) invece subisce la meravigliosa brutalizzazione che 17 anni fa subì “The Sound Of Silence” nella pietra d’angolo del metal d’inizio millennio “Dead Heart In A Dead World”. Una canzone brutale, aggressiva, che diventa ossessiva nel ritornello parlato quasi con distacco da Dane.

Drammatica, disperata e commovente la conclusiva “Mother Is The Word For God”. Una canzone imperfetta, dove senti la voce di Warrel indurirsi nel pronunciare le parole, Una voce che rotola, ringhia ed esplode nella canzone più lunga e complessa del disco. Una voce con molta probabilità rovinata da anni di eccessi. Tema toccato con “Rain”, anche questa incompleta ma con la “scintilla della possibilità” a farla brillare.

E senti la voce di Warrel profonda e drammatica. Spaccata da anni di abusi ma quasi come una voce alla fondo del suo personalissimo tunnel. La senti che si alza, vibra e che parla quasi con la forza dei “tempi passati”. La senti strisciare nell’anima, crescere fino a completare il ricordo e la forma di una musica ed una voce che non sentiremo mai più.

E allora perché “S.V.”? Perché “Senza Voto”? Perché nonostante il grande – grandissimo impegno di tutti il disco è solo una piccola parte di quanto sicuramente immaginato da Dane. Un tributo, un ricordo, la giusta celebrazione di un artista che avrebbe potuto, ma che per tanti motivi non è riuscito a trasmettere il suo talento al 100%.

È un disco cupo, disperato, incompleto e per questo fotografia fedele degli ultimi istanti di vita di Warrel. Un addio sincero, che chiude un cerchio iniziato tanti anni fa. Iniziato il 7 marzo 1961 e spezzato il 13 dicembre 2017.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Century Media

Anno: 2018

Tracklist: 01. Ethereal Blessing 02. Madame Satan 03. Disconnection System 04. As Fast As The Others 05. Shadow Work 06. The Hanging Garden (The Cure cover) 07. Rain 08. Mother Is The Word For God

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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