Walking Papers – Recensione: WP2

I Walking Papers si formano inizialmente come duo per volontà del cantante/chitarrista Jeff Angell e Barrett Martin alla batteria a cui nel 2012 si uniscono Duff McKagan (Guns N’Roses, Velvet Revolver) al basso e Benjamin Anderson alle tastiere. Un anno dopo esce il loro album omonimo di debutto che riscuote ottime critiche da parte della stampa e li porta a girare il mondo per due anni consecutivi facendoli suonare anche dalle nostre parti, prima come uno dei gruppi d’apertura degli Aerosmith a Rho e poi anche a supporto dei Biffy Clyro. E proprio da questi due anni incessanti in tour nascono le tredici composizioni che forgiano questo secondo capitolo della band di Seattle.

Se pensate di trovare un sound riconducibile ai Guns N’ Roses o legato alla scena grunge visto la passata militanza di alcuni dei componenti nei Mad Season e Screaming Trees siete completamente fuori strada, il four-piece è fautore di un alternative rock molto particolare, fortemente influenzato dal blues, ma anche da sonorità più moderne che si fondono insieme alla perfezione creando un qualche cosa di singolare e unico. Da sottolineare anche la prestazione di Angell che da bravo camaleonte riesce a muoversi su vari registri e la sua voce risulta un ottimo mix tra il migliore Phil Lewis, Ian Astbury e Bono Vox. Tre nomi illustri e altisonanti, ma ascoltando queste tracce più volte si sente la loro presenza, mai scomoda o ingombrante,  anzi un’influenza che rende peculiare il modo di cantare dell’ex The Missionary Position.

L’iniziale “My Luck Pushed Back” è un pezzo vibrante ed ipnotico che ci conduce nella settantiana “Death On The Lips” caratterizzata da vari cambi di tempo e da un cantato volutamente sofferto, mentre la seguente “Red & White” è un sentito affresco acustico dai tratti molto intimistici e malinconici. Con “Somebody Else” si ritorna a sonorità più alternative, dal tocco volutamente retrò dove troviamo il basso pulsante di Duff McKagan che conduce le danze e che unito ad un sound di chitarra sempre imprevedibile rende il pezzo davvero ammaliante. Non è da meno la scatenata funky-oriented “Hard To Look Away”, mentre con “Before You Arrived” si ritorna ad atmosfere più intense e dal grande impatto emotivo.

Anche nella seconda parte dell’album troviamo l’alternanza di composizioni dal grande groove come nel caso di “This Is How It Ends” e “King Hooker” ad altre più intimiste come “Don’t Owe Me Nothin’” e la conclusiva “Right In Front Of Me” che fanno emergere in modo ancora più prepotente la capacità della band di dar vita a brani emozionanti e che lasciano il segno. I Walking Papers con questo secondo album in studio fanno davvero un ottimo lavoro di introspezione mettendo a nudo diverse sfaccettature che caratterizzano il loro sound e che li rendono forse un po’ ostici a chi è amante del più tradizionalista hard rock a stelle e strisce, ma assolutamente irresistibili  per chi ha più ampie vedute.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Loud & Proud Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. My Luck Pushed Back 02. Death On The Lips 03. Red & White 04. Somebody Else 05. Yours Completely 06. Hard To Look Away 07. Before You Arrived 08. Don’t Owe Me Nothin’ 09. This Is How It Ends 10. I Know You’re Lying 11. Into The Truth 12. King Hooker 13. Right In Front Of Me

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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