Annihilator – Recensione: Waking The Fury

Finalmente è successo! Gli Annihilator si presentano per la prima volta con lo stesso cantante in due dischi consecutivi. L’autore del miracolo è Joe Comeau, vocalist di spessore che si è dimostrato pienamente a suo agio nel ruolo che nessuno sembrava in grado di ricoprire con continuità. Questa nuova fatica targata Jeff Waters arriva quindi sul mercato sotto i migliori auspici, frutto di una band in assoluta crescita di popolarità e virtualmente entrata a far parte della cerchia dei gruppi definibili ‘storici’. Da questo punto di vista sembra quasi una perdita di tempo analizzare nello specifico il contenuto di quest’opera, visto che di reali novità non era lecito aspettarsene e che comunque sia i fedelissimi del gruppo si precipiteranno ad acquistare il prodotto a scatola chiusa. E difficilmente saranno delusi, soprattutto perché Waters questa volta si è lasciato trasportare dalla nostalgia per il suo amato power-thrash anni ottanta e ha composto una decina di brani assolutamente tipici, rafforzarti da un riffing solidissimo e interpretati in modo convincente dall’ormai intoccabile Joe. Se apprezzate la band, un brano come ‘Striker‘ non vi potrà lasciare indifferenti, così come chi si era ritrovato nel groove alla AC/DC di una song come ‘Shallow Grave’ ringrazierà la presenza di ‘Nothing To Me‘. Non mancano le sterzate verso la violenza pura, qui ben rappresentata da ”Lunatic Asylum‘, ‘Cold Blooded‘ e ‘Ultra-Motion‘ e non mancano ovviamente un paio di rocciosi mid-tempos come ‘Torn‘ e ‘Prime Time Killing‘. Un cocktail dalla ricetta collaudata, preparato da mani esperte con la certezza di incontrare il gusto degli avventori. Tutto al suo posto quindi? A dire il vero… no. Sembra che almeno in una cosa il vecchio Jeff abbia mancato completamente il bersaglio: la produzione del disco. Suoni estremamente pesanti, con chitarre sature e zanzarose sono scelte contestabili che non si adattano allo stile compositivo e soffocano i brani sotto una spessa coltre di rumorosità. Errori che si potevano evitare e che abbassano il valore di un disco che avrebbe potuto guadagnarsi un gradimento molto maggiore. Sarà per la prossima volta.

Voto recensore
6
Etichetta: SPV / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Ultra-motion / Torn / My Precious Lunatic Asylum / Striker / Ritual / Prime Time Killing / The Blackest Day / Nothing To Me / Fire Power / Cold Blooded / Shallow Grave(Live) / Nothing To Me(Radio Edit)


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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