L.a. Guns – Recensione: Waking The Dead

Seconda uscita dal ritorno del carismatico Phil Lewis in formazione per i mai domi L.A. Guns. Se il precedente ‘Man In The Moon’ aveva ridestato un minimo d’interesse attorno alla band mostrandone il volto più bluesy e melodico, questo ‘Waking The Dead’ si presente come una sterzata stilistica inattesa. E’ impossibile infatti fin dall’opener ‘Don’t Look At Me that Way’ non riconoscere nel suono della chitarre l’impronta tipica dell’ heavy metal più puro, influenza che si va ad amalgamare con le solite radici blues, rock e punk che hanno fatto la fortuna del gruppo fin dagli esordi. Il risultato è un potente cocktail di melodia e sferzate heavy nella piena tradizione dell’hard made in U.S.A.. Ascoltare la title track per ulteriori conferme: riffing metallico fino allo spasimo, voce punk-street acidissima, ritmica incalzante e assoli stridenti. Nulla da eccepire. Come prevedibile la band non rinuncia totalmente al lato easy: ‘Revolution’ e ‘City Of Angels’ non stonerebbero infatti su un album qualsiasi degli Hanoi Rocks e dei Bang Tango. Così come la mielosa ‘The Ballad’, malinconica ballata (appunto) che ci riporta alla mente tormentoni radiofonici d’altri tempi. Si tratta comunque di singoli momenti, visto che il taglio generale rimane decisamente su territori più metallici e pesanti. Si potrà obiettare, e a ragione, che non tutte le songs incluse centrano il bersaglio e che il pur bravo Phil non è esattamente il migliore sulla piazza quando si tratta di cantare sopra un riffone alla Judas dei vecchi tempi. Nonostante queste pecche non c’è dubbio che ‘Waking The Dead’ sia un ottimo come-back, di quelli che ti fanno venir voglia di andare a riascoltare i vecchi dischi impolverati riposti negli scaffali più in basso. E a noi va bene così.

Voto recensore
7
Etichetta: Spitfire / Edel

Anno: 2002

Tracklist:

Don't Look At Me That Way / OK Let's Roll / Waking The Dead / Revolution / The Ballad / Frequency / Psycopathic Eyes / Hellraisers Ball / City Of Angels / Don't You Cry / Call Of The Wild


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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