Volbeat – Recensione: Rewind, Replay, Rebound

In un famoso racconto (“Tutta l’estate in un giorno”) Ray Bradbury narra la storia di una scolaresca che aspetta con trepidazione l’unico pomeriggio di sole che il pianeta ospitante concederà loro nella vita. I Volbeat di Rewind, Replay, Rebound suonano esattamente come il resoconto di quella giornata; abbandonata ogni velleità heavy metal (se mai ce fosse stata una, tanto che lascia perplessi l’intervento di Gary Holt in “Cheapside Sloggers”), Michael Poulsen ed i suoi abbracciano il vecchio motto di Springsteen, “you’re thinking that maybe we ain’t that young anymore”, sottolineando però la necessità di goderselo, il presente della gioventù, e lo fanno alternando proiettili r’n’r programmatici sin dal titolo (“Pelvis on Fire”, il pregevole ritornello di una lievemente dissonante “Sorry Sack of Bones”, “Parasite”, e “Die to Live”, quest’ultima nobilitata dal cameo di Neil Fannon dei Clutch e da uno scanzonato solo di sax in coda) a dolceamare ballate buone per qualsiasi stazione FM americana (“Rewind The Exit”, ed una “When We were Kids” che, se l’avessero adottata gli U2, adesso saturerebbe alla nausea le playlist di Spotify).

Non che i Volbeat credano di essere ringiovaniti, anzi: “Rewind, Replay, Rebound” evita la sensazione di  un colpo di coda o di una crisi di mezza età; il disco è solo  un lascito affettuoso al proprio pubblico, il tentativo di descrivere il riflesso di una endless summer che, come tutte le più belle cose, si è rivelata fisiologicamente effimera  (le melodie accattivanti e malinconiche di “Cloud Nine” e “The Leviathan“), che apre con il mezzo sorriso di “Last Day Under The Sun” (“The memories are all we have”, appunto) e termina in modo spiazzante, con una “7:24” che musicalmente già non appartiene più a questo disco,  una commovente canzone sulla (neo)paternità che suona come una resa (senza appello, ma sorridente e grata) al tempo.

“Rewind, Replay, Rebound” è dunque tutto questo; una  lunga giornata di sole (forse troppo lunga, la presenza di  un paio di brani, tra cui la verbosa “The Everlasting” poteva essere evitata) passata con i compagni di scuola, con la preoccupazione continua in sottotraccia, di essersi dimenticati qualcosa o qualcuno , proprio come nel racconto di Bradbury, un gesto sbadato che forse non ci perdoneremo mai, una volta invecchiati.

Voto recensore
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Etichetta: Vertigo-Universal Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Last Day Under The Sun 02. Pelvis On Fire 03. Rewind The Exit 04. Die To Live 05. When We Were Kids 06. Sorry Sack of Bones 07. Cloud 9 08. Cheapside Sloggers 09. Maybe I Believe 10. Parasite 11. Leviathan 12. The Awakening of Bonnie Parker 13. The Everlasting 14. 7:24
Sito Web: https://www.volbeat.dk/en/

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