Magenta Harvest – Recensione: Volatile Waters

Dalla magica Suomi, arrivano i Magenta Harvest, quintetto finnico-svedese già noto in patria e ancora semisconosciuto in Europa, che vanta nella propria lineup nomi noti e piuttosto apprezzati nel music biz.  Nato nel 2005 dall’incontro di Timo Kontio (Havoc Unit) e Janne Manninen (myGRAIN) come duo project, dopo una breve ma avviata gavetta, questo combo ha avuto una più ampia visibilità grazie alla release di due EP (“A Familiar Room” (2010) e “Apparition of ending” (2011), ndR) e solamente con l’ingresso di Vreth dei Finntroll che va a completare la line up, i nostri hanno ottenuto un buon contratto discografico con la Inverse Records, che proprio questo anno lancia sul mercato il primo full length, “Volatile Waters”.

La proposta musicale della band si basa sul classico death metal di chiaro stampo svedese, nulla di originale o particolarmente rivoluzionario nel complesso, in quanto questo genere è uno dei più inflazionati del panorama metal odierno. Nel corso dei 48 minuti messi a nostra disposizione, si può facilmente capire come la struttura dei brani sia pressoché simile, inoltre in più occasioni sembra di venire a contatto anche con il black metal più grezzo (vedi “Interrupted Fleshwork”), forse dovuto all’uso delle guttural vocals ad opera di Mathias Lillmåns, sicuramente buone ma prive della benché minima originalità e cattiveria che contraddistingue, per l’appunto, la performance vocale del cantante finlandese.

Insomma, diciamocelo: i dieci brani che compongono questo debut non gridano propriamente al miracolo, l’esecuzione tecnica è abbastanza buona e i nostri hanno un’ottima padronanza degli strumenti. I suoni sono azzeccati, abrasivi e per nulla artefatti, i riff di chitarra di Timo Hanhikangas e Timo Kontio sono essenziali e presentano qualche passaggio più articolato e melodico, specialmente in brani come “One Man Walks”, che potrebbero richiamare i primi periodi dei Dark Tranquillity, “Limbo Rime” o “Apparition Of Ending”, dove viene messa in luce la brutale tecnicità del batterista.

A conti fatti, questo “Volatile Waters” è un lavoro discografico ben fatto, che possiede comunque una buona produzione alle spalle, ma che purtroppo non può essere definito come un capolavoro del settore: nonostante le grosse aspettative che ruotavano intorno a questo debutto, durante l’ascolto si ha la sensazione che l’album manchi forse di personalità, fattore molto importante al giorno d’oggi, risultando magari un po’ monotoni sotto certi punti di vista. Difficilmente questo esordio passerà alla storia, i fans amanti del genere sicuramente avranno modo di apprezzarlo, soprattutto perché pur sapendo chi è dietro tutto questo sa di poter ascoltare qualcosa di buona fattura, i non avvezzi del death melodico si ritaglieranno del tempo per darvi un ascolto, forse apprezzeranno ma impiegheranno altrettanto poco per riporre questo disco nel dimenticatoio. In attesa di maggiori sviluppi da parte del combo finnico, noi vi invitiamo comunque a prestarvi a un giudizio obiettivo e nel frattempo speriamo in futuro di poter avere fra le mani un prodotto un po’ più esaustivo.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Inverse Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. End and No Remembrance
02. One Walks Down
03. Spawn of Neglect
04. Volatile Waters
05. Apparition of Ending
06. Interrupted Fleshwork
07. Limbo in Rime
08. Spiteful Beings to Earth Were Bound
09. A Symposium of Frost
10. Carrion of Men


Sito Web: https://www.facebook.com/MagentaHarvest

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